DOVE C’è FUMO di Simon Beckett (Bompiani)

Recensione di Silvia Di Giacomo

Dove c’è fumo è un thriller psicologico che si insinua in desideri profondi e ancestrali, come quello di maternità, e che tocca temi delicati come le dinamiche familiari, spesso purtroppo disfunzionali, la genitorialità biologica e la malattia mentale.

Kate Powell è una donna indipendente, titolare di una agenzia di comunicazione, con un passato sentimentale doloroso e un ex violento e alcolizzato che tende a irrompere nella sua vita per impedirle di godere dei successi professionali.

L’agenzia Powell si consolida e l’orologio biologico scandisce i suoi tocchi, tanto che Kate si trova a confrontarsi con il proprio desiderio di diventare madre. Opta per l’inseminazione artificiale. C’è però un aspetto che la donna reputa fondamentale: vuole conoscere il donatore che le permetterà di realizzare il proprio sogno. Sente la necessità di incontrare un uomo che lei stessa giudichi all’altezza del grande compito. Vuole parlarci, sapere della sua vita e della sua famiglia.

All’ annuncio risponde uno psicologo, il dott. Alex Turner.

Quello che doveva essere un interesse finalizzato si trasforma inaspettatamente in una relazione che finisce per svilupparsi parallelamente al progetto di inseminazione.

Ma nulla è come sembra. Alex non è chi dice di essere e proprio quando Kate scopre di essere incinta, il mondo le crolla addosso.

Kete Powell è un personaggio a tutto tondo, ricco di contraddizioni. Se da un lato è abile professionista, dall’altro è costretta a convivere con una insicurezza profonda nella sfera affettiva.

Sembra subire passivamente prima i durissimi attacchi dell’ex fidanzato, poi la tragedia che pagina dopo pagina si abbatte sulla sua vita.

Sono le paure della protagonista a guidarla in scelte controverse che coinvolgono la morale personale e che si scontrano con il bisogno collettivo di giudicare.

 Il personaggio meglio riuscito è quello di Alex Turner, o meglio di colui che si cela dietro la sua identità. Beckett ne illustra il disagio psicologico che tende alla psicopatologia, ricerca le origini più profonde del suo male e rende vivido al lettore il dolore del fallito riscatto da un passato tragico.

Un romanzo coraggioso che sceglie il punto di vista di una donna in un momento cruciale della sua vita: quello in cui si interroga sulla propria capacità generatrice.

E infine romanzo da leggere e di cui parlare tra amici in quelle serate in cui sembra impossibile sottrarsi ai grandi temi.

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