Il Momento (Creusaide) [A Pillanat] di Magda Szabó

Magda SzaboRecensione di Eleonora Papp

Nel romanzo, Il Momento (in ungherese A Pillanat) la scrittrice Magda Szabó riscrive il poema epico Eneide in chiave femminile trasformandolo in una “Creusaide”, secondo la prospettiva di Creusa, la prima moglie di Enea.

Difatti un ordine illogico nella collocazione dei Grandi personaggi che fuggono da Troia in fiamme per portare il glorioso passato frigio in Italia, là dove sarà fondato l’Impero universale, sconvolge la scrittrice Magda Szabó: l’iconografia ufficiale ritrae il pius Aeneas, il vecchio padre Anchise e il piccolo Iulo, che li segue. Ma dov’è la madre? La madre è sparita. Ma quale madre lascia la mano del figlio per sparire nel nulla? La scrittrice non ha dubbi: Creusa è stata uccisa. Virgilio l’ha volutamente soppressa per aderire al programma culturale promosso da Mecenate e da Ottaviano. Occorre celebrare la grandezza di Roma, dandole natali illustri, possibilmente non greci, e nobilitare nel contempo la gens Iulia, in modo da giustificare la presa del potere da parte di Augusto. Ma chi è pagato per scrivere, dovrebbe almeno dire la verità, pensa Magda Szabó. Questo è uno dei più importanti nodi che regolano il rapporto tra intellettuali e potere. È un rapporto difficile sempre, ma destinato a farsi acutissimo e pericoloso quando i regimi sono dittatoriali e sanguinari, come ai tempi di Iosif Stalin e come ai tempi di Mátyás Rákosi…. A volte le ripercussioni di ideologie e programmi, privi di un contenuto sufficiente di verità, si riverberano sulle persone, stravolgendone i destini. Questo è avvenuto anche a Magda Szabó e alla sua generazione di intellettuali, trasformati in oggetti nelle mani del potere. Questo con ogni probabilità è avvenuto con Creusa, la moglie di Enea, sparita nella nebbia durante la fuga da Troia. Ma è stato davvero così? Creusa è stata veramente costretta ad accettare la sua sorte?

Risultati immagini per [A Pillanat] di Magda SzabóCosa succederebbe se la principessa Creusa si ribellasse al suo annientamento, proditoriamente deciso dall’alto, alle sue spalle? L’imbelle pius Aeneas, nutrito nella bambagia perché figlio della Dea Venere, e perché destinato alla salvezza sua personale e di qualche frangia del popolo troiano, accetta quasi senza batter ciglio la soppressione della sposa: Creusa deve morire perché lui, il pius pater, da uomo libero, possa incontrare Didone a Cartagine e risposarsi in Italia con Lavinia, l’unica figlia del mite re Latino. Questi fatti gli consentiranno di giustificare da una parte l’odio atavico che porterà alle guerre Puniche e dall’altra di dare inizio al popolo romano. Questi discorsi, però, li hanno sentiti Creusa e la balia, di Enea, Caieta, che alla principessa si è molto affezionata, fino a diventarne la sua proiezione umana. Caieta, arditamente, cambia la disposizione dei fuggitivi. La soppressione della principessa si fa più complicata, anche perché, spinta da uno spirito di conservazione e dall’amore per il piccolo Iulo, Creusa sfida l’imbelle Enea a duello e l’uccide. I fati sono sconvolti? È a rischio l’Impero universale? Che cosa fare? Come sistemare la dea Venere? Caieta, la figlia della terra, risolve il problema. Creusa sarà il pius Aeneas. Ufficialmente, per volere del cielo, Enea sarà costretto in un corpo femminile, pur mantenendo la sua corazza e il pennacchio rosso sull’elmo. Per rendere possibile l’adynaton, Caieta si rivolge alla dea Ecchiè, la gemella distruttrice di Venere, che concede grazie impossibili, ma devasta colui che la grazia ha richiesto. Creusa e Caieta hanno cavalcato il momento che è passato loro accanto e gli altri testimoni, per paura, per amore o per la semplice convenienza di poter fuggire verso la salvezza, suffragano con la loro parola la veridicità dei fatti. Così succede nei momenti traumatici della Storia. Chi ha invocato Ecchiè e chi ha ottenuto la grazia, la pagherà duramente. Caieta, la richiedente, sopravvive sotto forma di scheletro.

Creusa ha avuto il momento opportuno e l’ha colto, ha scelto di vivere anziché cadere come impotente vittima sacrificale. Questa donna, più colta, più intelligente, più coraggiosa e più adatta ad esercitare il potere rispetto all’abulico marito è però costretta ad assumere quel grande compito a cui il pius Aeneas nella sua limitatezza non sarebbe stato in grado di ottemperare. Creusa-Enea accetta di fare propria l’idea di dar vita al Nuovo Impero e di trasformarsi nel pater – mater del popolo che nascerà dalla fusione delle genti italiche con i sopravvissuti troiani. Creusa-Enea si impegna fino a diventare un sovrano in grado di poter educare se stessa e gli altri in modo da creare un’unità che porti alla formazione di un impero universale. Tiene colloqui con la moglie Lavinia, a cui per ovvie ragioni non può congiungersi, e la trasforma da semplice contadinotta in una vera regina, dà consigli a Turno, il nemico più fiero all’epoca del suo arrivoRisultati immagini per Magda Szabó nell’agreste Lazio e gli insegna a regere imperio populos e a parcere subiectis dando anche disposizioni riguardo ai comportamenti da seguire.

Nell’esercizio del potere la triade Szabó-Creusa-Enea non si distingue poi tanto dalla coppia Mecenate-Augusto, forse solo nei modi e nei metodi di attuazione dei programmi.

Come sovrano, Creusa ha ottenuto quello che voleva: ha educato una regina, ha trasformato il figlio Iulo in un grande re, ha convinto il nemico Turno non solo a collaborare, ma anche ad accettare la sua Weltanschauung. Ma in Creusa l’essere umano, la fanciulla che a Troia aveva sognato un mondo impossibile, si sente affranta, svuotata. La vita, che lei ha salvato per se stessa, le ha portato via molto.

Ecco che vediamo, al di là del problema, molto caro alla Szabó, della libertà artistica, anche l’altro aspetto della crudeltà del potere, soprattutto per chi la subisce, oltre che per chi l’esercita. Abbiamo infatti uno spostamento di accento: dalla libertà di espressione si passa alla libertà generalmente intesa e poi alla ricerca della verità. Creusa alla fine del romanzo cerca la sua libertà o la sua verità in una nékyia, scende agli Inferi e viene traghettata da Caronte. Agli Inferi ha la visione dei suoi morti, che però non la vedono. Vede se stessa lontana, capisce che la felicità consisteva nella quotidianità, nelle semplici cose di tutti i giorni, in un piccolo cagnolino. Si allontana sconfortata: la verità è qualcosa di vuoto e irraggiungibile.

Il sovrano Creusa-Enea, che ha raggiunto il suo scopo, che ha portato vittoriosamente a termine l’impresa, decide di simulare la sua assunzione in cielo. I re guerrieri ad un certo punto vengono assunti in cielo, come capiterà a Romolo. I re di funzione sacerdotale sono invece destinati a vivere a lungo, come avverrà nel caso di Numa Pompilio. Per questo CreusaEnea consiglierà a Turno di indirizzare al sacerdozio il figlio che il Rutulo avrà da Lavinia.

Seguendo senza un attimo di ripensamento la via che si è scelta, Creusa scompare. Naturalmente non sarà assunta in cielo: con Caieta si recherà a Troia per morire vicina ai luoghi dove sono morti i suoi, per trovare pace. Un’amara sorpresa l’attende. Come è successo e sarà a destinato a succedere ancora, dopo tutte le conferenze di Yalta che la Storia ha proposto e riproporrà, la “Troade inseminata” è stata sfruttata e distrutta da chi più di tutti avrebbe dovuto amarla e proteggerla. Ma ci sarà una nemesi: i profanatori pagheranno con la vita i loro sacrilegi. Creusa, la trionfante mater-pater dell’impero Romano, il più grande Impero di tutti i tempi, insieme a Caieta si trasformerà in custode della verità e della Storia.

E Caieta e Creusa continueranno a vigilare per molto tempo sotto forma di fantasmi protettivi del territorio devastato e del suo dolore, che è eterno come il mondo. Pian piano Caieta scompare, poi sarà Creusa a sparire dalle lande desolate su cui regnerà il silenzio. Ma il silenzio forse non sarà eterno. Forse, come dice un nostro grande Poeta, un giorno la poesia sarà in grado di vincere “di mille secoli il silenzio” e racconterà le vicende di coloro che la Storia ha annientato con il suo passo di ferro.

Questo poema epico sotto forma di romanzo, scritto dalla Szabó nel 1990 e tradotto per la casa editrice Anfora in italiano nel 2008, può essere assaporato e divorato in una terza edizione del settembre 2016. La traduttrice è sempre Vera Gheno che in questo lavoro di interpretazione dimostra molto brio e capacità inventiva nella resa delle parole e delle molteplici sfumature.

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