A pista fredda. Il delitto di Nada Cella di Autori Vari (Imprimatur)

Recensione di Gabriele Basilica

Roberta Bruzzone, nota criminologa investigativa e psicologa forense, con la preziosa collaborazione di Margherita Di Biagio, Emiliano Boschetti, Laura Genovesi e  Roberta Gentileschi, torna nelle librerie con “A pista fredda. Il delitto di Nada Cella” (Imprimatur)

Ad oggi l’assassino di Nada non ha volto né nome e nemmeno una collocazione di genere; allo stato, infatti, non possiamo escludere che si tratti di un uomo… o di una donna”.

In questo libro gli autori cercano di rispondere principalmente a una domanda: Per chi era un problema Nada, tanto da doverla eliminare?

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La criminologa più famosa d’Italia, con il suo team, ricostruisce in maniera chirurgica uno dei più famosi casi a pista fredda italiani, analizzando in maniera oggettiva le carte processuali e fornendo spunti per nuove possibili piste investigative.

Il tutto inizia dalla scena madre cioè il luogo del delitto.

È qui che tutto ha avuto inizio e, con buona probabilità, proprio ricostruendo il più precisamente possibile cosa è accaduto sulla scena del crimine riusciremo a far sentire il nostro fiato sul collo all’assassino di Nada. O almeno questo è il nostro auspicio. Non è ancora finita. Lui (o lei) non è ancora riuscito a farla franca.”

A questo punto, il libro parte dalla scansione in successione degli eventi susseguitisi quel lunedì 6 maggio 1996, al fine di individuare orari, particolari, dettagli e incongruenze utili allo sviluppo della vicenda. È una mattina come tante: Nadia Cella con sua madre si sveglia nell’abitazione sita in in via Piacenza 351/A4,  “Verso le 6.50 escono di casa. Alle 7.05 la ragazza lascia la madre davanti al municipio di Chiavari, salutandola forse con un semplice cenno della mano, magari con un bacio frettoloso sulla guancia” e si reca al lavoro nello studio da commercialista di Marco Soracco.

Alle 8:00, in un altro appartamento a Chiavari in via Marsala 14, interno 11, si svegliano altri due personaggi chiave della vicenda: Marco Soracco e la madre, Marisa Bacchioni.

“Come ogni mattina, la madre prepara la colazione al figlio e gli rifà il letto, mentre lui è intento a vestirsi per andare al lavoro. Marco ha trentaquattro anni, è un commercialista e il suo studio si trova al piano inferiore, interno 5.”

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Marco Soracco scende in studio tra le 9.10 e le 9.12; squilla il telefono. Dopo un paio di squilli, giacché la sua segretaria Nada Cella, non risponde, alza la cornetta ma non ha alcuna risposta.

“Pensando potesse trattarsi di un fax si dirige verso la stanza di Nada percorrendo il corridoio e, nell’avvicinarsi, sente un respiro strano. È il rantolo tipico di chi è in agonia, ma lui ancora non lo sa. Trova la ragazza distesa a terra, supina, in una pozza di sangue e con il capo che sfiora la parete anteriore dello studio”.

La chiamata di Soracco al 113 e la poca chiarezza con cui il 113 interpreta la telefonata determina la perdita di minuti preziosi per la vita di Nadia, nonché l’inquinamento della scena del crimine da parte dei soccorritori e, in più,  il “luogo che poi, immediatamente dopo, è stato ripulito dalla solerte signora Marisa Bacchioni, che ha lavato via la maggior parte delle tracce di sangue e con esse, molto probabilmente, anche alcune tracce dell’offender” complica il lavoro degli inquirenti.

Emerge chiaro dalle pagine del libro che dalla scena del crimine

  1. Non è stato rilevato nessun tipo di effrazione a porte e finestre;
  2. Nessuna asportazione di oggetti e somme di denaro dall’ufficio;

Se dai locali non manca niente e possiamo quindi escludere il movente della rapina, risulta chiaro che l’obiettivo primario dell’aggressore era Nadia.

Un libro ben strutturato perché, oltre a ripercorrere l’intera vicenda basandosi su dati oggettivi quali verbali, relazione del commissariato, interrogatori ai vari protagonisti della vicenda e fascicoli  di accertamenti, è pieno di spunti investigativi atti ad evidenziare eventuali incongruenze o piste eventualmente scartate o poco analizzate.

Per gli amanti delle moderne tecnologie investigative da non perdere il quarto capitolo che contiene le relazione tecniche  “di indagini di genetica forense” sui reperti presenti sulla scena del crimine, oltre a perizie medico legali e verbali telefonici.

Un libro completo, complesso nella sua interezza ma chiaro e scorrevole che ha  l’obiettivo di individuare nuove tracce utili all’individuazione dell’assassino e a tentare di riaprire il caso.

“Sta  di  fatto  che,  esaminando  approfonditamente gli atti di indagine, sembra evidente che alcune piste non siano mai state seguite (e forse nemmeno intraviste…), e francamente non se ne comprende la motivazione.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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