Gay, abortisti e dissidenti? Legalizziamo la tortura

Il dialogo che segue è un’intervista inventata, che non sarebbe mai nata se l’autrice non avesse letto, sulla stampa, le dichiarazioni ultraconservatrici di Pillon, il senatore leghista contrario al divorzio, all’aborto (quindi alla legge 194) e all’omosessualità. La conversazione che segue, dunque, è frutto di invenzione. Ogni riferimento a cose avvenute o dette è puramente (e spudoratamente) casuale. Questa è fiction, ragazzi, o se preferite SATIRA: visto che la realtà, a volte, è così avvilente, lasciateci liberi di sdrammatizzare con la fantasia.

di Marilù Oliva

GIORNALISTA: In una recente, intervista, lei ha fatto delle dichiarazioni che hanno sconcertato la nazione…

SENATORE LEGHISTA: La nazione vive nella dissolutezza e ha bisogno di essere scossa. Poi bisognerebbe rivedere il concetto di nazione.

GIORNALISTA: In che senso?

SENATORE LEGHISTA: Penserò all’Italia come nazione solo quando sarà epurata dagli stranieri. Ora siamo un coacervo di razze, molte delle quali infime.

GIORNALISTA: Queste dichiarazioni mi ricordano il Mein Kampf di Hitler…

SENATORE LEGHISTA: Non mi faccia parlare, guardi. Ne avremmo di cose da imparare da Hitler… ma me ne sto zitto, se no mi linciano.

GIORNALISTA: Mah, la sua è una dichiarazione molto azzardata. Così altre sue uscite,  come, ad esempio, che eliminerebbe anche le unioni civili.

SENATORE LEGHISTA: Infatti. Le unioni civili andrebbero bandite.

GIORNALISTA: Quindi come interverrebbe, se due persone dello stesso sesso si amano?

SENATORE LEGHISTA: Se due gay non guariscono naturalmente, interverrei con la castrazione chimica. Poi ci sarebbero tanti altri modi. Infibulazione per le donne, evirazione per gli uomini. Ma prima si potrebbe procedere con metodi più soft.

GIORNALISTA: Quali, ad esempio?

SENATORE LEGHISTA: La tortura. Lo sa che io sono appassionato di Medioevo? Giù in tavernetta  ho una bella collezione di strumenti: fruste, gogne, gabbie sospese, pere rettali, sedie chiodate…

GIORNALISTA: Non mi meraviglia questa cosa. Però le chiedo: lei vorrebbe torturare due gay che si amano… a che pro?

SENATORE LEGHISTA: Per fargli capire che non esiste l’omosessualità: è solo una loro convinzione. Una turpe malattia mentale dalla quale è possibile guarire, con un po’ di sofferenza e volontà.

GIORNALISTA: Lei non si rende conto di avere posizioni estremamente retrive, per i tempi che corrono?

SENATORE LEGHISTA: Siete voi che siete rimasti ai tempi dei barbari, quando vigeva l’amore incontrollato e ognuno si prendeva e si mollava senza ritegno.

Immagine correlataGIORNALISTA: Sta facendo riferimento ai divorziati?

SENATORE LEGHISTA: Sì, io li impalerei tutti. Per via anale, chiaramente.

GIORNALISTA: Ha il coraggio di fare queste dichiarazioni e davvero si lamenta di quando c’erano i barbari?

SENATORE LEGHISTA: Certo. Erano tempi bui. Le donne, per esempio, quando volevano abortire usavano dei ferri che nella maggior parte dei casi le ammazzavano. Io le voglio salvare: rappresento il futuro, la modernità.

GIORNALISTA: Ecco, parliamo di questo argomento. L’aborto. C’è una legge, la 194, varata nel 1978, dopo un regolare referendum.

SENATORE LEGHISTA: Tirava un brutta aria, a quei tempi. Io comunque sono per la vita. Sempre.

GIORNALISTA: Un embrione è già vita, secondo lei?

SENATORE LEGHISTA: Certo. Anche il progetto di un figlio è già vita.

GIORNALISTA: Cioè, mi spieghi. Se io desidero avere un figlio e poi cambio idea?

SENATORE LEGHISTA: È come se avesse ammazzato suo figlio. Eliminandolo anche solo col pensiero, lei diventa un assassino. Almeno, questo secondo il mio codice etico. Comunque anche dall’aborto si può guarire.

GIORNALISTA: Ah sì? E come?

SENATORE LEGHISTA: Ha presente la mia tavernetta delle torture? Ecco, portiamo lì le donne, squarciamo loro la pancia, estraiamo l’embrione e le frustiamo con quello fino a che non cambiano idea. Quando capiscono che devono scegliere la vita, glielo rimettiamo dentro e ricuciamo la pancia.

GIORNALISTA: Quello che sta dicendo è orribile.

SENATORE LEGHISTA: Io sono per la vita. Ad ogni costo.

GIORNALISTA: Ma così ne ammazza due! Col suo metodo non sopravvivono né madre né figlio. Si rende conto si quello che sta dicendo?

SENATORE LEGHISTA: Percepisco un po’ di contrarietà nelle sue domande. Non è che lei è gay?

GIORNALISTA: Cosa c’entra? Guardi, quest’intervista sta prendendo derive allucinanti.

SENATORE LEGHISTA: Quindi lei è gay? Lo ammetta.

GIORNALISTA: Ma è proprio fissato. Non capisco la pertinenza della domanda. Lei non è molto a posto, sa…

SENATORE LEGHISTA: Quest’aggressività nei miei confronti mi sembra sospetta. Non è che per caso nutre qualche torbido interesse verso di me?

GIORNALISTA: Io??!!! Ma cosa dice? Non è piuttosto il contrario?

SENATORE LEGHISTA: Cosa intende dire?

GIORNALISTA: Non è che – sotto sotto – è invece lei quello che nasconde disperatamente la propria omosessualità, camuffandola sotto queste deliranti crociate contro gay e contro le persone libere? Tornerebbe anche la sua ossessione per un certo tipo di tortura, l’impalamento anale, le pere rettali…

SENATORE LEGHISTA: Ma io la denuncio, lei è pazzo! Chi la manda, la sinistra di una volta?

GIORNALISTA: (si alza) Magari! Guardi, lasciamo stare. Vado via, grazie per avermi ricevuto a casa sua.

SENATORE LEGHISTA: Aspetti, aspetti! La accompagno… venga.

GIORNALISTA: Non è di là l’uscita?

SENATORE LEGHISTA: Sì, l’uscita è di là, ma mi segua.

GIORNALISTA: Dove?

SENATORE LEGHISTA: Giù in tavernetta, la prego. Voglio mostrarle, e semmai farle provare, la mia collezione di strumenti di tortura. Vedrà come è facile cambiare idea, se opportunamente persuaso.

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