ABIGAIL (ABIGÉL) DI MAGDA SZABÓ

Risultati immagini per ABIGAIL (ABIGÉL) DI MAGDA SZABÓRecensione di Eleonora Papp

Non ci deve ingannare la “semplicità” di Magda Szabó (nella foto, sotto). I suoi romanzi risultano fruibili ad una semplice lettura per un utente di qualsiasi età e condizione. Il lettore legge una storia piacevole, scritta con impegno e determinazione e gode del “prodotto”. Il lettore può fermarsi qui… non è obbligato a proseguire, ma … c’è sempre un ma con Magda Szabó.

Il romanzo non passa come acqua che scorre e raggiunge nuovi lidi. L’opera ci resta impressa nel cuore e produce interrogativi. Nessuno dei suoi romanzi fa eccezione e neppure Abigail (Abigél), scritto dalla Szabó nel 1970 e ripubblicato in italiano nel maggio del 2017 in una seconda edizione dalla casa Anfora. La prima edizione, sempre con la traduzione di Vera Gheno, è del 2007.

Il libro viene definito frettolosamente un romanzo giovanile e può essere anche considerato così, ma il fatto che sia uno dei più graditi agli Ungheresi dimostra che in realtà la definizione di romanzo di formazione (Bildungsroman) per adolescenti è troppo semplicistica e riduttiva. In realtà, di che cosa tratta Abigail?

La quattordicenne Gina (Georgina) Vitay, orfana di madre e coccolata e viziata dal padre, dalla sua istitutrice, e dalla sua unica zia, trascorre una vita felice nei salotti bene della capitale ungherese e qui sperimenta anche l’incanto di un innocente primo amore. Il tenentino Ferenc Kuncz la corteggia, nonostante la ragazza sia così giovane. Un bel giorno, o meglio un brutto giorno, il generale Vitay avverte Gina che l’indomani si recherà in collegio, lontano da Budapest, lontano da tutti. Non potrà scrivere né telefonare a nessuno.

Infatti, i due si dirigono ad Árkod (alias Debrecen) al famoso liceo calvinista della città. La già ferita Gina, disperata per quello che ritiene un tradimento del padre (forse intenzionato a risposarsi) si trova a vivere in un ambiente estremamente ristretto, intollerante, legato a principi educativi in contrasto con la modernità. La ragazza budapestina dei quartieri alti tradisce senza accorgersene un segreto custodito per decenni dalle alunne e si scontra presto con le compagne che la isolano e le fanno pure molti dispetti. La solitudine è difficile da sopportare, ma la ragazza non è tipo da rassegnarsi: decide di fuggire alla prima occasione. Approfittando della visita della classe all’appartamento di una dell’ex allieve dell’istituto (Mici Horn), divenuta ormai un mito per le scolaresche, Gina riesce ad allontanarsi -insalutata ospite-, ma, al momento di salire sul treno, viene fermata dal professore più distratto e ingenuo della scuola, il professor Kőnig. A quel punto il generale viene in visita alla figlia e le racconta la verità. Lui appartiene alla Resistenza ungherese e si sente spiato. Ha allontanato Gina perché non venga usata come arma di ricatto contro di lui per spingerlo avventatamente a confessare e a denunciare i compagni di lotta. Questa confessione per Gina è la fine non solo dell’adolescenza, ma anche di un’inconsapevole beatitudine stroncata prima di nascere.

Si entra a questo punto del romanzo in un ambito del tutto nuovo per la società ungherese, che fino a tutt’oggi non ha fatto i conti con le persecuzioni del fascismo, dell’antisemitismo e delle loro conseguenze. In Ungheria non c’è stata una Resistenza paragonabile a quella che si è avuta in Italia. I progressisti avevano combattuto in Spagna al tempo della Guerra civile e in gran parte non erano rientrati perché invisi al regime di Miklós Horthy e di Ferenc Szálasi. La cosiddetta resistenza ungherese che effettivamente si è realizzata ha riguardato quasi esclusivamente alcuni aspetti. Uno era teorico e si collocava in seno all’esercito, concerneva piccoli gruppi di ufficiali che dissentivano dalle direzioni governative atte solo a trascinare l’Ungheria in una guerra impossibile, sfruttando il disagio diffuso nella popolazione dalle conseguenze dell’ingiusta pace del Trianon (4 giugno 1920). Questi ufficiali isolati, al massimo concentrati in piccolissimi gruppi, finirono crudelmente spazzati via dalla repressione.

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L’altro filone della Resistenza riguardava praticamente il salvataggio di persone ricercate per motivi politici e soprattutto razziali. Ricordiamo la nobile figura del Nunzio apostolico, Monsignor Angelo Rotta, Raoul Gustav Wallenberg e il nostro Giorgio Perlasca. Questi però riuscivano ad agire solo a Budapest. Infatti, gli ebrei salvati appartenevano ai centri maggiori, mentre quelli che abitavano in provincia erano lasciati alla mercé dei fascisti e dei nazisti. Solo poche persone, come abbiamo detto, avevano tentato di salvare alcune di queste famiglie ebree. Ecco che Abigail, nome femminile dato nel collegio ad una statua di donna a cui le allieve rivolgevano ex voto e richieste di aiuto, finisce per diventare un equivalente della Primula Rossa. Non solo Gina subisce un processo di crescita e di formazione, passando da normale ragazzina viziata a persona che si trova di fronte a vicende che la trascendono nella loro crudeltà, ma la stessa figura di Abigail era passata da poco da individuo che porta salvezza a giovani ragazze oppresse da una ferrea disciplina a operatore benefico che cerca a suo rischio e pericolo di salvare esseri umani che all’improvviso sono minacciati di morte!

Altre persone fanno registrare uno sviluppo in senso spirituale, ma tutto si accentra attorno alla figura di Gina. Superato il primo scontro con la sua classe, Gina si integra e fa proprio, tranne qualche “scatto” ogni tanto che la mette in difficoltà, ma ormai con la sua propria volontà, lo spirito un po’ masochista degli alunni di classi scelte che superano il livello medio, anzi si allineano nelle punte di eccellenza. Le ragazze odiano gli insegnanti che le stimolano con troppi compiti e con traguardi in cui l’asticella è posta ad un punto troppo in alto, ma, nel contempo, sono fiere di raggiungere quelle mete che le fanno sentire superiori alle loro compagne che frequentano altre classi nel resto del mondo. Gina, però, per la stessa situazione in cui si trova a vivere, si scontra con l’onestà, l’indulgenza e la sbadataggine di Kőnig, l’intransigenza irriducibile del preside Gedeon Torma, legato a principi abbastanza superati da cui non intende derogare. La figura della diaconessa Susanna (Zsuzsanna) le pare troppo rigida e infantilmente legata a schemi scolastici e religiosi, lontani dalla vita. Le uniche perone positive saranno per lei il professor Péter Kalmár, amato da tutto il liceo per la sua avvenenza, e il suo amore lontano, il bel tenentino di Budapest. Su alcune figure Gina dovrà ricredersi nel corso delle vicende. Il direttore Torma e il tenente susciteranno in lei grandi sorprese.

Per quanto riguarda il dipanarsi delle vicende dobbiamo notare un’altra tecnica usata da Magda Szabó e che io non ho constatato in altri “giallisti”. La narrazione, che converge esclusivamente e si focalizza su Gina, tuttavia permette al lettore di intuire chi si nasconde dietro l’enigmatica personalità di Abigail mentre la protagonista non ci arriverà da sola, la soluzione infatti le deve essere rivelata. Possiamo anche notare che Abigail stessa subisce uno sviluppo e da semplice figura consolatrice di fanciulle diventi una figura della Resistenza. Però nella sua trasformazione non rimarrà una figura unica, che agisce da sola, ma diverrà un partecipante ad una rete sufficientemente ampia di collaboratori. Gina l’intuisce e questo fatto la disturba nella ricerca di quella “Primula rossa” sui generis. Ma anche noi lettori moderni, che siamo più scaltriti, possiamo porci la domanda: Chi sei veramente tu, Abigail?

Il romanzo costituisce una riparazione ritardata a quella solidarietà che l’Ungheria dell’epoca, per ignoranza, disinformazione e/o per mancanza di organizzazione, non è stata in grado di dimostrare.

Quindi l’opera viene ad essere un risarcimento tardivo del mancato sostegno durante le persecuzioni della seconda guerra mondiale.

Un ultimo appunto: oltre al romanzo, tradotto con passione da Vera Gheno, bisogna ricordare che del romanzo è stata realizzata nel 1977 una miniserie in 4 episodi, realizzata dalla regista Éva Zsurzs in base alla sceneggiatura della stessa Magda Szabó. Il film risulta reperibile su Dvd in lingua magiara con i sottotitoli anche in inglese. Si auspica che questo gioiello della cinematografia ungherese che vanta tra gli attori Dezső Garazs (noto al pubblico italiano come uno dei protagonisti della miniserie “Perlasca- Un eroe italiano”), Éva Szerencsi, Éva Ruttkai e Lajos Básti, possa trovare un mercato più ampio, anche in Italia.

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