La clinica Riposo & Pace di Francesco Recami (Sellerio)

Recensione di Patrizia Debicke

“La clinica Riposo & Pace sorge in un luogo ameno su ridenti colline, dove è tutto un cinguettar di uccellini su prati tosati a dovere, gli edifici lindi e luminosi, il personale amabile. Proprio in fondo al parco si intravede un padiglione un po’ appartato; è lì che Riposo & Pace si trasforma in stress e conflitto, una vera e propria lotta per la sopravvivenza…” ci spiega subdolamente all’inizio la presentazione editoriale. La clinica Riposo & Pace invece dovrebbe essere ribattezzata clinica degli orrori. O almeno cosi sembra al signor Alfio, mastodontico ottuagenario che vi è finito dentro per volere degli affezionati (?) nipoti.  Quanto era già chiaro per i lettori in Commedia nera n. 1 di Recami, legato a un distorto e ristretto ambiente di prevaricazione domestica, diventa trasparente in La clinica Riposo & Pace. E se non dimentichiamo che il variegato microuniverso di la Casa di Ringhiera aveva dato agio allo scrittore fiorentino di sbizzarrirsi in una approfondita ironica indagine su vari aspetti (e piccinerie) dell’italiano medio, con il 2° capitolo di questa nuova serie di Commedie il suo orizzonte narrativo si è contemporaneamente allargato, diversificato e incarognito.

Rotti ormai gli argini, mondo da ogni legaccio, oggi ha la facoltà ed è in grado di spaziare le diverse altre farsesche situazioni teatrali e i quadri ambientali. Ormai Francesco Recami ha alzato vittoriosamente l’asticella e, superato l’ostacolo, riesce a servirsi di certi meccanismi gialli per raggiungere quell’effetto di “ridere piangendo”, descritto dalla sua casa editrice. E se nel suo precedente Commedia umana 1° il target era quello del perverso rapporto di coppia tarata e malata, l’incubo del plagio in una favola noir, ne La clinica Riposo & Pace il suo obiettivo da centrare (e affondare?) diventa la vecchiaia e il modo in cui viene sempre più spesso affrontata al giorno d’oggi, sia a livello emozionale che dovrebbe essere personale/famigliare, che freddamente burocratico, istituzionale. E allora apriamo il nostro libretto blu (colore rigorosamente Sellerio) e diamo una sbirciata alla trama de La clinica Riposo & Pace.

Il signor Alfio Pallini, robusto e abbiente più che ottuagenario, con qualche fissazione e vuoto di memoria, è stato ingannato dai suoi stessi parenti e ufficialmente ricoverato perché ormai certi farmaci antipsicotici sembrano non avere su lui alcun effetto, insomma praticamente anestetizzato e rinchiuso in una vera prigione, anche se dall’esterno può apparire come una ridente villa della campagna toscana. L’anziano signore, qualche acciacco cardiaco, niente che non si possa controllare con qualche pillola, in pratica si trova prigioniero nella clinica Riposo & Pace, un per così dire ospizio modello, in piacevole luogo, fra colline ridenti, vasto giardino che ostenta prati verdi, pettinati e aiuole fiorite, dominato dai suoi immacolati e luminosi fabbricati dove ordinatamente si muove pronto alla bisogna personale ben preparato, educato e rispettoso. Ma, ma… ma in fondo al parco c’è un edificio più appartato, insomma quasi nascosto, dove sia il riposo che la pace sono pie illusioni sostituite da psicofarmaci, sedativi, sbarre, personale tanto robusto quanto brusco, legacci e controlli e alla fine dall’ultima pace quella definitiva, nella bara. Insomma la clinica si rivela solo una anticamera delle pompe funebri.

Alfio Pallini che è sicuro, anzi arcisicuro che la nipote e il marito lo vogliano uccidere per appropriarsi dell’eredità, pur ridotto all’impotenza, deve trovare il modo di uscire da quella orrida trappola che vede: fleboclisi calmanti in grado di stendere anche un toro, personale (infermieri e medici) robusto, minacciosamente suasivo e impermeabile a ogni richiesta, legacci ai polsi e sbarre alle finestre. Quello che poi preoccupa di più il nostro prigioniero alloggiato in una bella stanza a due letti è che i suoi vicini in camera non fanno che cambiare. Insomma neppure il tempo di conoscersi, fare due chiacchiere, ambientarsi che zac, tirano le cuoia e vengono portati via coperti da un bianco lenzuolo. Alfio Pallini, che progetta di tagliare la corda, si difende come può, diventa sempre più sospettoso, sputa e nasconde i farmaci che gli propinano, va a curiosare e ascolta le minacciose chiacchiere delle infermiere che gli confermano i suoi peggiori sospetti. Ma lui non demorde e non si arrende. Presto medici e infermieri cominciano ad accorgersi di trovarsi di fronte a un paziente molto, troppo reattivo, che probabilmente ha scoperto tutto quanto succede in quella porzione di clinica, e decidono di agire in modo deciso e risoluto, usando maniere forti, definitive. Ma come e cosa succederà davvero? Parodia fantastica e feroce, che mette alla berlina l’attuale e spesso incontrollata medicalizzazione del disagio quotidiano, la bugiarda presentazione dei valori dell’essere anziani, la buona morte e certi untuosamente ipocriti affetti familiari.

Non lasciatevi condizionare dalle prime pagine. La clinica Riposo & Pace non è un libro triste, certo lo si può definire amaro, come spesso sono i racconti di Francesco Recami. Sicuramente è un libro che diverte ma fa riflettere. Che bene o male ci costringe tutti a sentirsi un po’ coinvolti, in colpa? Ma? Certo un libro denso d’ironia e arricchito dall’intelligente cinismo di un grande autore. Anche stavolta infatti Recami ci regala una macchiettistica galleria di protagonisti: l’avido direttore e fondatore della clinica di riposo mangiasoldi che converte tutto in bieco giro commerciale, consigliando ai parenti l’acquisto di cibi bio (olio, marmellata ecc.) prodotti nella fattoria della struttura (che offre addirittura lussuose possibilità si soggiorno alberghiero con SPA a disposizione), le infermiere e le inservienti pelandrone convenzionali e le menefreghiste generali complicità che rendono tutto possibile.

 

 

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Una risposta a La clinica Riposo & Pace di Francesco Recami (Sellerio)

  1. giusymar ha detto:

    Mi piace come scrive Recami.
    Ho letto un paio di suoi libri.
    Questo però mi manca!

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