“Tierradentro” di Giulio Massobrio (Bompiani)

Risultati immagini per Tierradentro coverIl personaggio di Martin Davies, professore universitario di archeologia e agente dei servizi segreti britannici, è alla sua terza avventura, con questo romanzo, dopo “Rex” (del 2014) e “Autobus bianchi” (del 2016). Giulio Massobrio, storico e scrittore, specializzato nel periodo napoleonico, con questa trilogia ha voluto affrontare il tema del nazismo sopravvissuto alla Seconda guerra mondiale, concentrandosi su quel periodo particolarmente delicato che va dal 1944 al 1948.

In questo libro, il tema politico viene calato in un contesto extraeuropeo, in Sudamerica, dove molti nazisti, fuoriusciti dalla Germania durante e soprattutto dopo la sconfitta finale, si stavano riorganizzando. In particolare, l’autore sceglie di collocare la sua storia in Colombia, dove esisteva una comunità tedesca sospettata di portare avanti ideologie naziste. Il luogo e il tempo erano perfetti per l’ambientazione di una vicenda complessa, di cui sono protagonisti, oltre a singoli individui, un intero popolo, nella sua quotidiana lotta per la sopravvivenza e per il miglioramento delle proprie condizioni di vita.

I personaggi di fantasia si trovano a vivere il drammatico momento dell’assassinio di Gaitan (nella foto sotto), il candidato del partito liberale nel quale la maggior parte della popolazione si era identificata. Le violente sommosse che devastano Bogotà – il così detto bogotazo – trasformano il volto di quella città in una maschera impietosa e brutale: “È come se un enorme serbatoio di rancore si fosse infranto, inondando vie e piazze della città”.

Martin viene inviato in Colombia dai servizi segreti con un duplice incarico, quello di ritrovare l’amico archeologo Theodor Kant, misteriosamente scomparso durante gli scavi nei pressi di San Agustìn e quello, più importante e molto più rischioso, di capire che cosa il rinascente partito nazista stia tramando ai danni dell’Inghilterra proprio in quelle zone. Una missione che lo spaventa non tanto per i pericoli che può correre personalmente, quanto perché sa chequando hai a che fare con i nazisti devi sporcarti le mani se vuoi opporti alla loro bestialità”. E questo lo abbatte profondamente: “Aveva cercato l’armonia e la bellezza nei libri e nei viaggi, ma adesso sta tornando indietro verso la violenza e l’orrore che si sono radicati dentro di lui durante la guerra. Non è affatto sicuro Risultati immagini per gaitan bogotazodi riuscire a superare questa nuova prova”.

La storia, ricca di pathos, avvince non solo per l’intreccio del romanzo di spionaggio, ma anche per la consapevolezza delle fondamenta reali sulle quali si svolge: la miseria che attanaglia il popolo, il potere detenuto da alcuni cosiddetti gamonales, signorotti locali che dominano sul territorio e sulla popolazione che lo abita solo per trarne profitto personale.

Originale e perfetta per il mantenimento continuo della suspense è la morsa che stringe il protagonista: da un lato i fuorilegge locali calati nel loro ambiente, di cui sanno sfruttare forze e debolezze vestendo una maschera di ufficiosa legalità; dall’altro i nazisti, criminali d’importazione europea che contaminano quello stesso ambiente con una minaccia più subdola e, per i locali, incomprensibile.

Non è solo Martin ad essere preso in quella morsa: lo stesso professor Kant è minacciato sia dal gamonal perché la sua opera di scolarizzazione intrapresa in affiancamento all’attività di ricerca archeologica rischia di compromettere il suo potere locale, sia dal capo dei nazisti, al quale lo lega un passato di indimenticabile sofferenza.

Questo affascinante schema di personaggi, legati da intrighi e missioni si arricchisce di una nuova figura, determinante nella storia personale di Martin, come se l’autore avesse voluto dare al suo protagonista una spinta emozionale in più, quella dell’amore.

Nella terribile notte della sommossa di Bogotà, come dal nulla, compare improvvisamente una donna, la cui fuga disperata da un gruppo di ubriachi violenti incrocia la strada di Martin che, senza conoscerla, l’aiuta e la salva. Poi la perde di vista, senza tuttavia riuscire a dimenticarla.

L’azione scorre tumultuosa attraverso la Colombia, fino a Leticia, remota località nella quale si ricongiungono tutte le fila della trama del romanzo: lì si sciolgono non solo i nodi dell’intreccio narrativo, ma anche i nodi psicologici che soffocavano i personaggi principali: rimorsi, vendette, dubbi, sensi di colpa, amarezze e delusioni.

Il romanzo si delinea pagina dopo pagina, nella crescita dei caratteri umani che vanno oltre la loro funzione di conduzione della trama: sentimenti profondamente radicati, potenti, indomabili, determinano le loro azioni e ne guidano il destino. Al centro delle passioni, la spietata crudeltà di un regime che non è stato debellato come si pensava, ma che, migrato in terre le cui condizioni socio-politiche costituivano un terreno fertile di ricatti e sfruttamenti, ha continuato a tormentare le vittime sopravvissute ed a covare minacce nuove.

Massobrio, elaborando questo tema, è stato conquistato dalla magia primordiale della Colombia, che, nei suoi due viaggi di studio gli si è svelata come una realtà ben diversa da quella che i media ci trasmettono normalmente: “un paese profondo e affascinante, una popolazione calda e accogliente, una natura ridondante”. Ha così voluto e saputo colorare il suo romanzo con le tinte forti e suggestive delle emozioni che lo avevano colpito e la cui estrinsecazione affida al suo protagonista, mandato da Kant a scoprire l’intima essenza della Colombia nelle tombe di San Agustìn e, soprattutto a Tierradentro, “un luogo magico, straordinario sul piano antropologico, storico, etnografico e archeologico”, in grado di purificare gli animi dalle contaminazioni velenose di eventi traumatizzanti. Martin, e l’autore con lui, “s’innamora di questo popolo sconosciuto, pacifico e saggio e dei suoi spiriti che rappresentano la natura. Scende con passo leggero, voltandosi indietro più volte, per non perdere ciò che ha ricevuto”.

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Una risposta a “Tierradentro” di Giulio Massobrio (Bompiani)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Ok

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