COSÌ CRUDELE È LA FINE di Mirco Zilahy (Longanesi)

Recensione di Romano De Marco

Con COSÌ CRUDELE È LA FINE si conclude la trilogia di Zilahy incentrata sul commissario Enrico Mancini e il suo team investigativo. L’autore, che ha esordito nel 2016 con il grande successo di È COSI CHE SI UCCIDE  (molto apprezzato anche all’estero) bissato l’anno seguente da LA FORMA DEL BUIO, è stato categorico sulla volontà di distaccarsi, almeno per il momento, dai suoi personaggi per intraprendere nuove strade e nuovi progetti narrativi  che non necessariamente riguarderanno il genere thriller.  Pur avendo molto apprezzato i primi due romanzi, personalmente ho trovato questo terzo il migliore della saga. Zilahy è uno scrittore di grande qualità e ha tantissime cose da dire. Queste caratteristiche ampiamente positive, a volte possono ingenerare una forma di ridondanza che rischia di spiazzare i lettori avvezzi al genere thriller inteso esclusivamente come lettura “di evasione”.

Il progetto di Zilahy, al contrario, è molto più complesso e articolato. Passa attraverso la disamina di concetti come la realtà, la giustizia e l’identità, riferimenti alti al pensiero filosofico di Jung e Freud, alle opere di autori come Poe e Stevenson. E il “doppio registro” dell’intrattenimento e della trattazione di tematiche universali e quindi letterarie, trova un perfetto equilibrio in questo ultimo romanzo nel quale Mancini e i suoi sono impegnati a dare la caccia all’ennesimo brutale serial killer che agisce nella capitale e studia le sue scene del crimine in modo da porre le vittime di fronte alla parte più oscura e angosciante di sé stesse.

Anche il percorso che Zilahy compie attraverso la sua Roma è tutt’altro che casuale. Partendo dalle atmosfere inedite e surreali dell’archeologia industriale della città (la ex fabbrica Mira Lanza e il gasometro, scene del crimine del primo romanzo della trilogia) Zilahy ci accompagna attraverso la Roma Barocca, i siti archeologici, i musei e le opere d’arte. Il suo è un esplicito tentativo di scavare nel più profondo significato delle “pietre che grondano sangue” e che forse, agli occhi dei più, si sono trasformate in semplici immagini da cartolina smarrendo la potenza storica, simbolica, evocativa che racchiudono nella loro più recondita essenza.

Una doverosa annotazione merita anche l’ottimo lavoro svolto dall’autore  sull’evoluzione delle dinamiche relazionali fra i vari protagonisti della saga e sull’approfondimento delle loro psicologie, fattori che contribuiranno senz’altro ad aumentare l’empatia fra personaggi e lettori. Ciò accrescerà sicuramente il rammarico di molti (me compreso) nel distacco annunciato da questa serie. Ma si parla già di un progetto parallelo (per ora top secret) che riguarda Enrico Mancini e il suo creatore… non è escluso, quindi, che ritroveremo presto tutta la squadra in grande spolvero pronta a indagare su nuovi terrificanti delitti. Nel frattempo auguriamo buon lavoro, con tutto il cuore, a Mirko Zilahy in attesa di leggere presto sue nuove cose.

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Una risposta a COSÌ CRUDELE È LA FINE di Mirco Zilahy (Longanesi)

  1. patrizia debicke ha detto:

    bella

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