Il superstite di Massimiliano Governi (edizioni e/o)

Risultati immagini per Il superstite di Massimiliano Governi (edizioni e/o)Recensione di Patrizia Debicke

Il superstite di Massimiliano Governi è un romanzo breve, un noir con un titolo inquietante, parlante. Il narratore, che poi è il Superstite, è il protagonista di una storia terribile, ambientata – o almeno pare – nel Nord Italia. Una mattina, alle otto e mezzo il Superstite, che vive centocinquanta metri più in là, passa davanti alla casa dei genitori, vicina all’allevamento dei polli di suo padre. Stranamente le luci del giardino sono ancora accese e le imposte sbarrate nonostante sua madre abbia l’abitudine di svegliarsi molto presto e dar aria alla casa. E da sotto la porta d’ingresso esce un torrentello d’acqua. Un guasto, oppure? Perplesso, preoccupato entra lasciando la bambina nell’ingresso ad aspettarlo e scopre lo spaventoso massacro generale: padre, fratello, sorella, madre, uccisi, colpiti a morte. La sua famiglia era semplice, non certo abbiente, una famiglia di piccoli imprenditori campagnoli. Chi ha commesso un tale spietato delitto? E perché?

La polizia scoprirà che due uomini slavi, zingari, zio e nipote, entrati nella villetta per fare una rapina, forse infuriati per non avere trovato quanto speravano, hanno sparato a tutti. La stampa locale e internazionale ha definito quell’atroce carneficina la mattanza di Ferragosto, infiorettandolo di tanti assurdi particolari inventati, solo un giornalista ha descritto la scena del delitto in modo corretto, con cauta precisione, facendo riferimento a un massacro narrato in A sangue freddo da Truman Capote. Tragedia avvenuta negli Stati uniti con il barbaro eccidio della famiglia Clutter. Lo stesso giornalista ha consigliato al figlio sopravvissuto di non leggere i giornali, e di cercare di dimenticare. Gli ha detto anche con grande umanità che la vicenda avrebbe potuto distruggerlo moralmente. Due mesi dopo, in un paesino della Serbia centrarle la polizia scoverà gli assassini, uno dei due si suiciderà durante il conflitto a fuoco, l’altro invece verrà catturato e messo sotto accusa cinque anni dopo. Il narratore, decide di presenziare al processo, e sceglie di farsi accompagnare proprio dal giornalista che aveva mostrato di appoggiarlo nel suo desiderio di giustizia. L’incontro con lo slavo assassino sarà duro; l’uomo con sguardo di ghiaccio darà la sua versione della strage, accusando di tutti gli omicidi lo zio morto. La condanna in prima istanza a soli 15 anni turberà il Superstite profondamente. Tornerà in Italia, sconfortato e in preda alla sua incapacità di staccarsi da questa ossessione. Il processo verrà rifatto, l’imputato sarà condannato a morte, poi la pena sarà commutata in ergastolo. Ma l’assassino, che ha proferito minacce e pare sia un esperto di evasioni, diventa come una spada di Damocle sospesa sul resto della famiglia. La moglie e la figlia del Superstite si trasferiranno negli Stati Uniti, dove la donna si impiegherà in un’ enorme azienda di allevamento di polli, sperando che il marito la raggiunga. Ma lui non vuole cedere. Anzi tornerà due volte in Serbia, la prima per parlare con il condannato, la seconda, informato della sua morte, per controllare. Troverà una tomba isolata, lontana dalle altre con sopra un fiore giallo, ma l’angoscia che lo tormenta gli fa pensare che sia ancora vivo pronto a colpire. Proverà ad andare in America per rivedere la moglie e la figlia, ma la sua breve visita nella terrificante provincia americana, nell’Arkansas contadino e intollerante, lo spingerà a ritornare da dove era partito. Affronterà i suoi fantasmi nella villetta della strage che ridipingerà e rimetterà a nuovo, davanti al crocifisso di cartapesta che ha fatto e inchiodato sulla croce di assi, messa insieme, per non dimenticare, con il parquet segnato dalle stigmate del sangue della sua famiglia.

Con scrittura affilata, tagliente e durissima, senza fare sconti ai sentimenti, Massimiliano Governi ci racconta di un uomo solo, devastato nell’anima da una violenza senza nome e senza ragione, incapace di continuare ad avere normali rapporti con i suoi affetti familiari, una specie di naufrago, un reietto che stenta a ritrovare il suo posto nella vita, in preda a incubi che non smettono mai di ossessionarlo, alla forse vana ricerca di una sconosciuta verità. Una favola nera ma di una disarmante realtà, una storia che, nella sua gelida ferocia, è precisa nei dettagli quanto volutamente indefinita nelle ambientazioni. Ci sono l’Italia, la Serbia, gli Stati Uniti, ma tutto potrebbe essere accaduto altrove…. ovunque? “Tutto può sembrare vero o falso allo stesso tempo”.

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