“Zeig” di Ciano Martino – Giraldi Editore

Risultati immagini per "Zeig" di Ciano MartinoRecensione di Silvia Di Giacomo

Un futuro distopico, uno spunto continuo e ispirato di analisi della società attuale, delle sue distorsioni, i suoi pericoli e le sue trappole.

Con una narrazione raffinata, caratterizzata da un’analisi a tratti filosofica, Martino Ciano  ci porta, anzi ci catapulta, a Colpaca. E lì noi affondiamo, assieme al suo personaggio, Marselo, e all’anima del suo personaggio, Zeig.

Sono i loro occhi, unici e ambivalenti, assenti e rassegnati prima, poi consapevoli e infine corrosi, che ci guidano nella società di Colpaca, nata in seguito alla crisi economica.

Dopo la disoccupazione, la povertà, i suicidi di massa di ex operai, il malaffare, l’analfabetismo e la corruzione, con la ricetta lavoro, benessere e consumo è stato infatti fondato il social consumismo intorno a una grande fabbrica, la Titti-Teet-Troot.
Così, il mondo chiuso della Valle di Cristallo dona una rinascita – o presunta tale- attraverso un sistema che si autoalimenta in un circolo vizioso di lavoro, paura e repulsione della povertà, bisogni indotti, consumi compulsivi, attitudine all’apparire, rassicurazioni materiali e alienazione.

Un presente che non conosce né ieri, né domani, nemico del pensiero creativo, esente dall’analisi critica, dove uomini e donne rifuggono la coscienza di sé e dell’altro.

Obbligatorio accumulare e sprecare. Vietato sognare, leggere, disegnare, coltivare sentimenti. L’amore e il sesso si consumano, la famiglia perde ragione di esistere.

I giovani, strappati ai propri cari, vengono deportati a Ribù per essere allevati al desiderio, saccheggiati delle proprie emozioni, allontanati l’uno dall’altro come i cactus del deserto. Quando le loro coscienze saranno sopite, i sogni annullati con psicofarmaci mascherati da integratori, l’individualismo esasperato, la repulsione a tutto ciò che è immateriale assoluta e la paura della povertà totale, allora potranno diventare operai e consumatori nella Valle di Cristallo.

E chi non si adegua? Chi rincorre l’arte, il pensiero, la ricerca, la filosofia, la spiritualità e la letteratura vive a Redimos, dentro le mura di questa città nella città, considerato dai cittadini della Valle un traditore del progresso e del benessere.

Martino Ciano , sul cancello di Redimos, lascia Marselo e ci affida a Zeig, l’anima di Marselo. Con gli occhi di quest’ultima incontreremo per la prima volta la violenza, la lucidità della coscienza non assopita dai farmaci, la sconvolgente esperienza dei ricordi, ma soprattutto una nuova concezione della vita.
All’immobilità si sostituisce lo scorrere del tempo e l’eterno presente si scontra con la realtà della morte.

Una riflessione fondamentale, quella sulla caducità della vita, cara a molta letteratura e cinematografia d’autore, che Martino Ciano conduce con abilità e intelligenza.

Nel film Le tout nouveau testament diretto da Jaco Van Dormael – giunto in Italia col titolo Dio esiste e vive a Bruxelles – la figlia adolescente di Dio, per ripicca contro il padre, svela agli umani la data esatta della loro morte. L’effetto è deflagrante: le guerre finiscono e il mondo e la società non sono più le stesse. L’uomo modifica la percezione di sé e delle relazioni.
Anche in questo romanzo la scoperta, o meglio il ricordo, da parte di Marselo della morte della propria nonna rappresenta la radice del suo cambiamento, il risveglio dell’ anima e della creatività.
Specularmente, nella dimensione politico-sociale la rivelazione della scomparsa del fondatore della
Titti-Teet-Troot potrebbe minare le radici del social-consumismo; ma Martino sa tessere una trama profonda, mai banale, in grado di ribaltare le aspettative del lettore.

Se quindi da un lato l’autore costruisce i suoi mondi, li popola, li arricchisce di colori, profumi, presenze, desideri e bisogni, velleità e sogni, dall’altro li smonta, li distrugge, li ricopre di un grande inganno.

Nulla è ciò che sembra. Cosa rimane? Solo la menzogna.

La verità si trasforma in bugia, travestita da paura, intrisa di incapacità di mutare.

L’abisso è il tutto e Marselo, nel nuovo silenzio della propria anima e nuovamente assopito dalle pillole, dice Io sono un uomo che vuole morire, solo morire. Ho dimenticato tutto, quindi, niente o nessuno mi mancherà.

Una distopia di “orwelliana” ispirazione che ci spinge a ritrovare lo spirito critico e rivalutare il potere del pensiero. Perché anche se l’attualità sembra sempre più essa stessa una distopia, è nel potere dell’analisi, della cultura, dell’arte e della consapevolezza la via della conoscenza. La menzogna si nutre di paura e piega ai suoi progetti la parola e la percezione, ma in quello stesso linguaggio critico si annida la possibilità di riscoprirci esseri umani. Anche se Ciano Martino non pare vedere luce in fondo al tunnel, ci ricorda che la scelta è sempre e comunque nostra.

Un libro da leggere e forse anche da rileggere.

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