“Il bosco silenzioso” di Wolfram Fleischhauer (Emons)

Recensione di Raffaella Tamba

Ambientato in suggestive atmosfere silvestri, in una lettura del bosco che non è solo romantica e fiabesca, ma connotata da sfumature oscure e inquietanti, “il bosco silenzionso” (Emons) è un giallo scritto da Wolfram Fleischhauer (nella foto, sotto), autore tedesco di Karlsuhe, dal talento narrativo estremamente versatile (lui stesso si sente scrittore sia di alto livello che di letteratura commerciale). Wolfram si cala e ci cala in una storia molto originale, dove il tema del giallo sfocia a poco a poco e, negli ultimi capitoli, in modo sempre più travolgente, nel romanzo storico. Da un delitto attuale, si risale indietro nel tempo di vent’anni ad un delitto precedente mai spiegato, mai risolto, e, infine, ancora più indietro, fino al 1945, ad un delitto di massa spietato e inimmaginabile. E il luogo è sempre lo stesso, il bosco bavarese nei dintorni di Waldmünchen, un comune di poco più di 7 mila abitanti a pochi chilometri dal confine ceco. Un bosco nel quale sono sopravvissute due case appartenenti a due famiglie di agricoltori, che si sono imparentati ma che non hanno mai legato per gelosie e incompatibilità personali.

Anja Grimm (cognome non casuale ma scelto dall’autore in forma di “contrappasso”, perché, come dirà lei stessa, pur chiamandosi così la vita le ha insegnato a non credere nelle favole), giovane studentessa di scienze forestali si trova in quei luoghi per uno stage di carotaggio e classificazione degli strati di terreno. Ma prima ancora dei campioni di sedimenti, da quei luoghi emerge il passato di Anja che lì ha trascorso le vacanze da bambina, raccogliendo momenti felici e spensierati, fino al giorno tragico dell’inspiegabile e definitiva scomparsa del padre. Mai più ritrovato, nonostante inchieste e ricerche, è stato dato per disperso. Ma Anja, convinta che sia stato assassinato, ha fatto in modo di tornare in quella zona per riprendere le ricerche. Una perdita così traumatica ha segnato profondamente lei e la madre che hanno sempre lottato contro una disperazione aggravata dall’intima sensazione di una grande ingiustizia impunita. La storia rivelerà poi un’ingiustizia ancora più grande e, ancor più gravemente lasciata impunita.

Risultati immagini per Wolfram FleischhauerNell’intrico delle vegetazione del bosco, dove sembra che tutto sia uguale e tranquillo, Anja scopre delle radure particolari, caratterizzate da una vegetazione inconsueta per quelle zone e da strati di terreno diversi da tutto il territorio circostante. Il dubbio che lì sia stato sepolto suo padre si fa strada in lei in modo sempre più deciso e doloroso e la porta ad indagare in maniera sempre più invadente. A quel punto, sulla ‘scacchiera’ della scena altre pedine si muovono di conseguenza intorno a lei: sono figure ambigue, che provengono dal suo passato e che l’autore volutamente mantiene in un limbo di incertezza sulla loro buona o mala fede. Si profila, nella caratterizzazione psicologica dei vari personaggi, un rapporto complesso e sofferto tra padri e figli: c’è nella generazione più giovane, un senso di devozione e rispetto per i genitori, una volontà di difesa e protezione che sembra quasi capovolgere quello che si ritiene normalmente il gioco dei ruoli. E proprio questo sentimento muove Anja ed altri personaggi fondamentali della storia, il cui intreccio narrativo Fleischhauer trae da un momento storico breve e intenso che rappresentò un profondo sconvolgimento sociale e che oggi si fa fatica a comprendere, il momento in cui la Germania si arrende agli Americani e le parti si invertono: dopo tanti anni:

non si poteva neanche immaginare il caos che allora aveva accompagnato il crollo finale (…) Solo perché qualche ora prima da Berlino avevano deciso che bisognava darci un taglio, improvvisamente valevano regole diverse? La mattina le SS ti avrebbero fucilato se ti rifiutavi di uccidere e il pomeriggio eri un criminale di guerra? Una guerra non finisce di punto in bianco. La scia di morte continua. Non è una partita di calcio che si ferma al fischio finale, ma una fottuta ferita che smette a poco a poco di sanguinare”.

Una linea di demercazione confusa e indefinita quella tra l’innocenza e la colpa, una linea che tutti sembrano far poca fatica a varcare: “Goethe l’aveva capito già duecento anni fa. Messo di fronte alla scelta fra disordine e ingiustizia, un tedesco sceglie sempre l’ingiustizia. Perché qualsiasi altra decisione condurrebbe soltanto al caos, a un disordine ancora maggiore, dunque necessariamente anche ad un’ingiustizia maggiore”.

Anja costruisce la propria indagine alla ricerca del padre, passo dopo passo, in quel bosco che suo lui tanto amava e che lei stessa sa di amare con la stessa passione, pur provando contemporaneamente il desiderio di staccarsene per liberarsi dal passato: “Certe popolazioni guardano il mare, quando sono prese dalla malinconia o cercano risposte alle grandi domande. Altre guardano il cielo, lo stelle. Ma noi, guardiamo il bosco. Siamo fatti così. È da lì che veniamo e lì torniamo sempre come in una favola. Nel bosco ci trasformiamo e ne usciamo liberati”.

Nel suo percorso di ricerca della verità sulla fine del padre, Anja scoprirà un’altra verità, più remota e più estesa, una verità che ancora oggi tanti hanno continuato a cercare, per sapere che fine avevano fatto persone liberate dai campi di concentramento. “La verità doveva venire alla luce, ma a quale prezzo? (…) Una colpa poteva davvero essere cancellata? O poteva solo passare di mano in mano?

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Notizia per tutti i lettori!!!

Se vi piace il GIALLO TEDESCO ne approfittiamo per annunciarvi che a Roma si svolgerà KRIMI, il primo festival italiano dedicato alla letteratura gialla tedesca contemporanea.

krimi

DOVE: A Roma, presso i Giardini del Goethe Institut, in via Savoia 15

QUANDO: 15 giugno

CON CHI: diversi ospiti tra cui Harald Gilbers, Wolfram Fleischhauer, Brigitte Glaser, Andrea Nagele

 

 

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Una risposta a “Il bosco silenzioso” di Wolfram Fleischhauer (Emons)

  1. patrizia debicke ha detto:

    🙂

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