“Cometa” di Gregorio Magini (Neo Edizioni)

Risultati immagini per Gregorio MaginiRecensione di Claudio Guerra

Cosa si nasconde dietro la misteriosa ed elegante copertina di questo libro? Dietro quella che, di primo acchito, mi è sembrata l’immagine costruita al computer di una morula, quella da cui ogni nostra esistenza ha avuto origine.

Le prime pagine mi hanno suggerito di avere davanti un romanzo di formazione, da affrontare con la protervia di un salmone. Resistendo a tutti quei pugni nello stomaco che venivano assestati, apprezzandone la crudele eleganza e senza manco tentare di pararli, fino a diventarne insensibile. Fino ad arrivare a quella descrizione, quell’immagine che è come una radura fiorita in un bosco infestato dai rovi, che è dura come tutte le altre ma ti colpisce giusto un palmo più sopra.

Parlare di romanzo di formazione è fin quasi improprio. Raffaele e Fabio, i due protagonisti le cui vicende si toccano e si intrecciano, non cambiano molto da quando li vediamo apparire bambini a quando li lasciamo. Raffaele è un poco più solo, se possibile, di quanto non lo fosse all’inizio e Fabio sicuramente più grasso. Anagraficamente adulti e perfettamente disadattati in una società che, per integrarvisi, questo comporta e prevede.

Vediamo comparire Raffaele in una famiglia ipersessuale e disinibita, cominciare a prendere poco a poco coscienza di sé, conformandosi all’albero di cui era frutto. Almeno fino al momento in cui perde d’un botto tutta la sua famiglia e si ritrova, isolato e confuso dal suo spregiudicato imprinting, affidato alle cure meramente pecuniarie di un nonno anaffettivo ed edonista. Anche la scelta del cognome che l’autore appone a questa inconsistente famiglia ha una valenza simbolica: sono i Lo Gatto.

La prima parte continua con un Raffaele che i problemi non se li pone e quelli economici non li ha. La sua vita si può riassumere in un ondeggiare fra sesso e droghe.  Anche il non qualificarsi come il padrone di casa della sconquassata comune che mette su in uno dei suoi appartamenti romani non è una forma di pudore: è una ulteriore fuga dalle responsabilità.

Lui che è poi un artista, un creativo, ma la cui grande opera prima altro non è che una pubblica masturbazione, nel vero senso della parola, messa a punto con l’aiuto di un coetaneo mago nel computer.

È a questo punto che compare Fabio e la storia ha un reboot per farci vedere chi è questo nerd, che tale era fin dall’uovo. Lo vediamo passare per il punto in cui il bisogno di ordine e certezze, difese e rappresentate da un padre e dalla sua mania per gli orologi meccanici, si spezza di fronte a una realtà tragica. Da quel punto in poi ogni scoglio è stimolo per una fuga: dalla propria famiglia ferita, da un amore idealizzato che avrebbe bisogno di un suo sacrificio, dalla gestione responsabile delle proprie risorse e del proprio potenziale. L’unico amico che ha è quello immaginario dei suoi giochi di bambino, l’unica realtà in cui si immerge è quella elettronica. Dall’eroismo autoerotico dei primi videogiochi, al potere sul mondo reale che quello virtuale ha assunto recentemente. Lui però dalla vita vera lascia sempre almeno un piede fuori.

Da questo matrimonio delle realtà parziali nel quale questi due si incontrano, nasce l’idea per un mondo virtuale. Un social network degli incontri sessuali, questo è l’apporto genetico di Raffaele, con una struttura complessa nella quale scegliere di appartarsi ancor più profondamente nel web. Oppure di uscire nel mondo reale, ma questo, da Fabio, è meno previsto.

Questo portale porta un nome che ha una forte assonanza con il titolo, Cometr, ma non è la sola cometa presente nel romanzo. Già abbiamo visto come lo siano Raffaele e Fabio, nel loro solo sfiorare il mondo pur appartenendovi. Un’altra apparirà in chiusura e sarà una vera e propria cometa, forse, con il suo cuore di ghiaccio e la sua coda misteriosa. Un simbolo di fuga e di salvezza. Per dimostrare però quanti millenni sono passati da quando cantare una fuga da questa palla di roccia, magari fra le braccia di un extraterrestre, era invece l’intimo spunto per cercare un motivo per rimanervi.

Tutto questo raccontato con un linguaggio che urta, avvolge ed avvinghia. Sia quando esprime squarci di realtà e di pensiero difficilmente condivisibili, che quando improvvisamente dipinge con inquietante verismo certe tragedie che fanno parte del quotidiano dell’umano vivere, dal quale i due protagonisti si accaniscono a rifuggire. Per non parlare poi dell’ipnotica psichedelia dei “viaggi” che costituiscono buona parte dello statico percorso di Raffaele.

Non voglio neanche stare lì a pormi la domanda canonica che si fa ad un autore riguardo ai propri personaggi. Cioè quanto di loro stessi sia infuso nelle loro creature. Farlo per quanto riguarda Raffaele potrebbe essere imbarazzante. Mentre invece una certa comunione di interessi con Fabio, Gregorio Magini deve averla. Il risvolto di copertina lo dichiara infatti nato nel 1980, vivente e programmante in quel di Firenze. Sollevato il lembo se ne può ammirare il cipiglio di fronte al suo laptop, intuendo che applichi ai linguaggi informatici la stessa grinta che sa dimostrare con quello letterario.

 

 

 

 

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