Sul comodino della Rambaldi: Quelli che hanno paura di Dima Wannous (Baldini+Castoldi)

Risultati immagini per Quelli che hanno paura di Dima WannousDima Wannous, 1982, scrittrice siriana, ha studiato letteratura francese e traduzione presso l’Università di Damasco e alla Sorbona. Scrive per il Washington Post e in arabo per Al Safir e Al Hayat. In Germania ha pubblicato Nubi nere su Damasco.

A Camille una volta ho detto che non capisco la mia ansia, la mia paura della paura. Mi ha chiesto se volevo liberarmi della paura una volta per tutte – Se ti dessi una pillola che scaccia la paura, la prenderesti?”…

Suleyma una volta dipingeva ma adesso soffre di attacchi di panico e non riesce ad affrontare la tela perché non ha più la forza per fronteggiare tutto quel bianco.

Seduta nella sala d’aspetto dell’ambulatorio di Camille a Damasco, resta colpita dall’avvenente Nessim. In seguito i due si rivedono e lui la invitata a bere qualcosa. Suleyma si domanda come mai un tipo così sicuro di sé vada dallo psicologo. Sa solo che è medico e scrittore e cerca i suoi libri senza trovarli, per poi scoprire che pubblica sotto pseudonimo perché non vuole correre rischi.

Per quello che scrive potrebbe essere perseguitato e arrestato.

I due si innamorano, ma dopo un periodo di intensa frequentazione sono costretti a dividersi.

Risultati immagini per Quelli che hanno paura di Dima WannousSuleyma resta a Damasco a occuparsi della madre, che tiene un libro sulle ginocchia sempre fermo a pagina 24, in attesa di notizie del fratello Fu’ad fatto sparire dal regime, e Nessim è costretto a emigrare col padre, paralizzato e demente, in Germania: madre e sorella sono morte sotto i bombardamenti di Homs.

Separati dagli eventi, continuano a sentirsi per telefono e lui le spedisce la bozza del suo quarto romanzo. Il manoscritto parla della sua famiglia e Suleyma si riconosce in Selma, la protagonista, che come lei ha 30 anni, è paziente di Camille e che la paura ha spinto a trasferirsi a Beirut.

Al romanzo manca solo il finale, Nessim si aspetta forse che lo scriva lei?

Per saperne di più si spinge nell’appartamento di lui, di cui possiede le chiavi, dove rinviene dei necrologi che il fidanzato ha scritto per lei e per i suoi cari, anche se sono ancora tutti vivi, e fotografie di altre donne.

Suleyma è allibita, come può avere amato una persona del genere?

E decide di cercare Selma a Beirut per fare chiarezza, riconsegnandosi così a tutte le paure che ha sempre tentato di vincere. Le Paure che ogni mattina le fanno temere di non ritrovarsi più nello specchio, le paure di un’intera generazione.

Ma la paura non è forse una spinta a vivere?

Vicino al caffè, una signora sui cinquanta, bella in carne, era stesa sul marciapiede. Indossava una maschera da snorkeling. E in bocca aveva un boccaglio, uno di quelli che si usano per respirare sott’acqua. Parlava ad alta voce al cellulare… Diceva che era in mare per soccorrere sua figlia ma che, finora, aveva trovato solo il relitto di un’imbarcazione. Le persone che passavano non facevano troppo caso alle sue parole, oppure vedendola nuotare sul selciato, ridevano. Persino il vigile non era granché interessato a quel che stava raccontando sulla figlia fuggita dalla morte in Siria per andare incontro a un’altra morte…”

Che le paure di Suleyma siano con voi!

Paola Rambaldi

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