Pierluigi Vito – Quelli che stanno nelle tenebre (Robin&Sons)

Risultati immagini per Pierluigi Vito – Quelli che stanno nelle tenebre (Robin & Sons)Recensione di Marco A. Piva

È l’inizio del 1956. In un paesino in provincia di Parma, alle pendici dei monti, arriva Mario Falcioni, il nuovo maresciallo dei Carabinieri. Veterano di guerra come tanti in quegli anni, si lascia alle spalle un passato doloroso e alcuni familiari affezionati ma invadenti.

Ben presto, Falcioni si trova per qualche giorno intrappolato dalla neve in una piccola baita di montagna in compagnia, tra gli altri, del parroco del paese, don Moraldo Interlenghi. Ben presto i due diventano ottimi amici, pranzando insieme ogni domenica; il prete è benvoluto da tutti per la sua carità, anche se a qualcuno danno fastidio le sue omelie fin troppo vicine alla sensibilità popolare, tanto che c’è chi lo definisce un comunista. Il carabiniere, dal canto suo, si guadagna ben presto la stima dei locali grazie al suo rispetto nei confronti di tutti e al suo buon senso.

Nel paese, di cui non viene mai menzionato il nome, è presente un nutrito gruppo di comunisti convinti, che addirittura durante l’anno di cui ci racconta il romanzo vincono le elezioni comunali togliendo la poltrona di sindaco al democristiano Osio, figlio di una donna molto rigida, nota a tutti come “la sindachessa” non solo per motivi di parentela: pare infatti essere lei l’eminenza grigia che tira le fila del comune, almeno fino alla vittoria della sinistra. Bisogna dire che i comunisti del paese, rappresentati dal nuovo sindaco Minotti, sono particolarmente aperti al dialogo nonostante l’aria di conflitto che soffia in Italia in quel periodo. Alcuni di loro a volte vanno in chiesa ad ascoltare don Moraldo, e i battibecchi tra le forze politiche opposte si mantengono soltanto ai livelli di scontri verbali.

Ma il 1956 è anche l’anno in cui tre notizie hanno sconvolto l’Italia. In luglio, il transatlantico Andrea Doria affonda; meno di due settimane più tardi, la sciagura della miniera di Marcinelle miete innumerevoli vittime; in ottobre, infine, la rivolta d’Ungheria accende gli animi della politica mettendo in profonda crisi soprattutto i comunisti, non ultimi quelli che governano il paese nel quale si svolge la nostra storia e tra i quali avvengono importanti screzi. Ma l’autore lega anche gli altri due avvenimenti alla vita locale: fa infatti imbarcare la signora Osio sull’Andrea Doria; sopravvivere a tale avvenimento ne cambia la vita e l’atteggiamento nei confronti degli altri. A Marcinelle invece lavora Biagio Chiesa, nato e cresciuto nel paese.

Quelli che stanno nelle tenebre” è quindi la storia di un paese, di una piccola comunità tutto sommato unita nonostante le differenze politiche e ideologiche e gli ovvi scontri personali. È anche la storia di un uomo, il maresciallo Falcioni, che cerca di ricostruire la propria vita qualche tempo dopo che una tragedia l’ha profondamente cambiata. Ed è la storia di un’amicizia, quasi un’alleanza, tra il carabiniere e don Moraldo, uomini molto diversi tra loro ma entrambi capaci di ascoltare e consigliare. Non mancano, tra le tragedie grandi e piccole e le riflessioni profonde che Pierluigi Vito ci presenta tramite i suoi personaggi, alcuni momenti che fanno sorridere. Il maresciallo si troverà anche a dover investigare un crimine, dando al romanzo un tono da giallo, ma non voglio anticipare nulla al riguardo per evitare di rovinare la sorpresa al lettore.

I più attenti e gli appassionati di calcio avranno già notato che i due sindaci che ho nominato più sopra – Osio e Minotti – condividono il nome con giocatori del Parma Calcio della prima metà degli anni ’90, quando quella squadra aveva appassionato tutti i tifosi neutrali arrivando in pochi anni dalla serie B alle vittorie nelle coppe europee. E aggiungo che in questo romanzo incontriamo anche Cuoghi, Zoratto, Apolloni, Mussi, Melli, Benarrivo, Cornelio Donati… insomma, l’autore, chiaramente appassionato di calcio, ha voluto evidentemente omaggiare, con un sorriso e una strizzata d’occhio, a quella squadra. Un lettore che, come è successo a me, colga questo tributo, sentirà un clima di simpatica complicità con l’autore, un tocco simpatico anche se forse, a volte, corre un po’ il rischio di distrarre dal personaggio in sé.

La scrittura di Vito è estremamente scorrevole; il romanzo è presentato come il racconto di quello che è successo nel 1956 (la storia di “Quelli che stanno nelle tenebre” inizia nel gennaio del 1956 e finisce con avvenimenti del novembre dello stesso anno) fatto dal figlio del capostazione di allora, ormai anziano, che ricorda con precisione i fatti e li riporta con obiettività. L’autore si concede di usare uno stile degli anni ’50 soltanto quando riporta frammenti delle lettere inviate (e, in qualche caso, ricevute) dal Maresciallo.

I personaggi sono molto realistici; ognuno ha le sue idiosincrasie, le sue caratteristiche che lo rendono diverso dagli altri. Anche quando si tratta di dettagli minuti, si ha l’impressione che l’autore si sia creato in mente un’intera biografia per ogni individuo che vediamo agire in questo romanzo, che sapesse esattamente come ognuno avrebbe reagito alle varie situazioni in cui ha calato i suoi personaggi.

Il perno del romanzo, comunque, è e resta il Maresciallo, che vediamo cambiare nel corso del 1956, anche grazie alle lunghe chiacchierate con l’amico sacerdote.

Per concludere, “Quelli che stanno nelle tenebre” è un romanzo piacevole, scorrevole, nostalgico e pieno di momenti tristi ma anche di speranza nella vita e nel futuro. Una lettura che mi sento di consigliare a qualunque categoria di lettori, anche ai più esigenti, perché a una storia piacevole e ben congegnata si affiancano riflessioni profonde e colte e riferimenti culturali e storici intelligenti e raffinati. Il ritmo del romanzo non è né frenetico né lento, variando a seconda della situazione e del contesto – e delle condizioni personali del Maresciallo. Un romanzo, insomma, da leggere.

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Una risposta a Pierluigi Vito – Quelli che stanno nelle tenebre (Robin&Sons)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Buono

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