Belinda Bauer – Il ladro di bambini tristi (Marsilio, collana Farfalle)

Risultati immagini per Belinda Bauer – Il ladro di bambini tristiRecensione di Marco A. Piva

È un sabato mattina di maggio nelle brughiere dell’Exmoor, nel Devon settentrionale. Jess Took, tredici anni, si sta annoiando incredibilmente mentre aspetta che il padre John torni dalla sua battuta di caccia alla volpe. John è il capocaccia (capocaccia aggiunto, come insistono molti per fargli pesare la condizione di “numero due”) di un circolo. Jess lo aspetta nel furgone, hip hop nelle cuffie. Il padre non vuole lasciarla a casa da sola il sabato mattina, visto che dopo il divorzio passa solo i fine settimana con lei. Ma allo stesso tempo non vuole rinunciare alla caccia.

Presto, la portiera viene aperta. Non è il padre di Jess. Un uomo forte la strappa dal sedile e la porta via, lasciando sul volante un Post-It con scritto “Tu non la ami”.

Incaricato delle indagini sul rapimento è l’ispettore Reynolds, vanitoso e pieno di sé ma capace, accompagnato dal sergente Elizabeth Rice, molto concreta e razionale ma distratta dalla fine di una lunga relazione.

Nel villaggio (non reale ma frutto della fantasia dell’autrice) di Shipcott, vicino all’epicentro delle operazioni, vive Jonas Holly, un poliziotto al momento in congedo dopo aver visto, qualche anno prima, l’amatissima moglie Lucy brutalmente assassinata sulla porta di casa. Jonas è in terapia da una psicologa, la dottoressa Gulliver, che – all’insaputa di Holly – è prossima a confermare la sua idoneità al lavoro.

Nello stesso villaggio abita con la famiglia Steven Lamb, diciassette anni, che cinque anni prima si è salvato per miracolo dalle mani di un serial killer. È l’unico a Shipcott a essere convinto della colpevolezza di Holly nell’omicidio della moglie, ma nel periodo in cui si apre il romanzo è soprattutto concentrato su una moto, di cui ha comprato i rottami per poi pian piano ricostruirla, e sulla bellissima Emily, che si è da poco trasferita a Shipcott e con la quale inizia una tenerissima relazione.

Pubblicato originariamente nel 2012 (da allora la Bauer ha pubblicato in inglese altri cinque romanzi, che ci auguriamo di poter leggere presto), “Il ladro di bambini tristi” è il terzo lavoro di Belinda Bauer, che chiude una trilogia ambientata a Shipmoor, iniziata con “Blacklands” e continuata con “Negli occhi dell’assassino”, entrambi pubblicati in italiano da Marsilio.

Si tratta di un romanzo che inizialmente ci presenta l’atmosfera quasi idilliaca di una zona rurale dell’Inghilterra del sud, sia pur infranta dal rapimento di Jess e non solo, per poi farsi sempre più angosciante, soprattutto dopo che, poco dopo la metà, il punto di vista narrativo cambia. Non vi anticipo cosa succede, ma fidatevi: la ultime duecento pagine sono impossibili da mettere da parte.

L’autrice balza agilmente, spesso senza preavviso, dal punto di vista di un personaggio a quello di un altro, mantenendo sempre la narrazione in terza persona e facendo sì che sia sempre assolutamente chiaro quale tra i protagonisti stiamo seguendo.

Centrale in questo romanzo è la natura che circonda Shipcott, ma anche il villaggio stesso come insieme organico di persone, di abitudini, di professioni e di attività, che tutto insieme si mobilita, che si preoccupa, che reagisce. Belinda Bauer lo gestisce come un’entità unica, dalla quale si staccano alcuni individui – in particolare quelli menzionati più sopra – ma che tutto sommato agisce in maniera organica, fluida. Rende insomma l’idea di questa piccola comunità rurale, fiera e solidale, che più di essere un’ambientazione diventa un personaggio.

I protagonisti sono estremamente realistici, ognuno con le sue idiosincrasie e i suoi traumi personali, grandi o piccoli, e un po’ dispiace staccarsene alla fine del romanzo. Per la maggior parte, almeno.

Tirando le somme, “Il ladro di bambini tristi” è un romanzo in due metà. La prima parte è scandita da ritmi più lenti (il che, sia chiaro, non significa noiosi), mentre la seconda è un crollo nell’angoscia più isterica, quella che non permette di pensare, di respirare, che soffoca; e Belinda Bauer la mette sulla pagina in maniera eccezionale, tanto da rendere la seconda metà del romanzo praticamente impossibile da mettere giù, partendo dai dubbi e dai misteri che ha creato e intensificandoli, contorcendoli, offrendo possibili soluzioni e frustrandole, fino a un finale interessantissimo.

Non ci sono, in questo romanzo, molte descrizioni particolarmente sanguinolente o massacri barbari; la paura, la tensione sono più sottili, più penetranti. Lo consiglio quindi a chiunque ami il thriller più intenso, a chi vuole essere colpito allo stomaco da situazioni e circostanze ben descritte senza doversi necessariamente sottoporre a scene truculente.

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4 risposte a Belinda Bauer – Il ladro di bambini tristi (Marsilio, collana Farfalle)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Grazie

  2. Chicca ha detto:

    Mi ispira molto, ma essendo il terzo di una trilogia dovrei prima cercare gli altri due? o solo l’ambientazione è la stessa e quindi non importa l’ordine?

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