Nelle mani di un Dio esagerato di Caterina Falconi (Teomedia)

Recensione di Silvia Di Giacomo

Le divinità della mitologia greca si divertono a interagire con gli uomini, da sempre.

Cosa succede se alcuni di questi uomini si trovano a “sperare troppo? A desiderare tanto ardentemente qualcosa da attirare un antico spirito che si aggira tra loro per esaudire i desideri entrando nei sogni?”

In questo presupposto è racchiusa l’essenza di questo fantasy di Caterina Falconi. Uno young adult di fantascienza, ma soprattutto un romanzo che parla di amore immortale, di ambizione di realizzazione nell’arte e nel sentimento, di accettazione della propria natura e di passioni interrotte che condizionano la vita. E se il presente è da accettare e migliorare, e il passato può ritornare a bussare alle nostre porte, il futuro è da costruire, sotto lo sguardo di una giovane fanciulla che sogna di essere vento e di poter soffiare attraverso le vite dei personaggi per mostrarci quel che sarà.

L’autrice ci racconta, con un linguaggio forbito, musicale e in moltissimi passaggi poetici, una storia che intreccia sogno e realtà, leggende metropolitane e mito.

Così il ritrovamento della statua del Dio omerico Oniro, capace di realizzare i desideri e frequentatore dei sogni, cambia le esistenze di un gruppo di ragazzi, tra cui Luigi, studente lavoratore con ambizioni di scrittore;  Carlotta, liceale in erba appassionata di leggende metropolitane; un giovane violinista prodigio, Angelo Fortuna; e infine anche del dottor Augusto Imperiale, psicoterapeuta, rassegnato a una quotidianità insoddisfacente e incolore.

Autorevole e carismatica è la figura di un intellettuale realmente esistente: il professor Jan Harold Brunvand, esperto internazionale di leggende metropolitane. Lo studioso, nella  trasposizione letteraria, sembra vegliare sulle pagine e sui personaggi, con fermezza ed eleganza. Un custode umano e razionale, in contrapposizione a una divinità, Oniro, volubile e  beffeggiatrice.

La porta immaginifica che permette alla divinità dagli occhi di colore diverso e dall’indole burlona di accedere ai sogni è costituita da quelle leggende metropolitane che fondono cronaca e invenzione e che alimentano la fantasia degli uomini.

Ma se i desideri di Carlotta e Luigi sono quelli della giovane età – in cui l’amore fa battere il cuore come mai più avverrà nella vita e il loro dono di saper scrivere chiede soddisfazione e alimenta l’ambizione e la speranza di un futuro luminoso – ciò che affligge Augusto Imperiale è il rimpianto di un amore finito tragicamente prima di essere stato esplorato e vissuto.

Ma anche Oniro ha amato, ama e cerca l’anima del kouros cui appartiene il proprio cuore. Il destinatario di questo immortale sentimento sa che il proprio destino  appartiene all’antico spirito, che ha attraversato il tempo per ricongiungersi a lui.

L’autrice passa da realtà a dimensione onirica con sapienza, dilatando il tempo e giocando con la percezione dei colori e degli ambienti. Ciò che colpisce è il contrasto potente e coinvolgente tra i sogni, le leggende metropolitane e l’estrema concretezza dei personaggi.

Figure a tutto tondo, ognuna delle quali afflitta da un’esistenza complessa;  alcune destinate a sopportare il peso di famiglie anaffettive,  altre il dolore di lutti precoci. Ma vi sono anche amori genitoriali rudi e sinceri, devoti e amorevoli. Una moltitudine di vite in cui riconoscere le nostre paure, le nostre perdite e forme d’amore tanto diverse, quanto assolute e consolatorie nel cammino quotidiano.

Un romanzo assolutamente da leggere per il valore autoriale della scrittura, ma anche per ritrovarsi adolescenti, riscoprirsi sognatori e per non dimenticare che la fantasia, i sogni e l’amore alimentano la nostra vita, tanto quanto lavorare e mangiare.

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2 risposte a Nelle mani di un Dio esagerato di Caterina Falconi (Teomedia)

  1. Caterina Falconi ha detto:

    Ma che meravigliosa sorpresa! Grazie ❤

  2. patrizia debicke ha detto:

    OK

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