Libri in viaggio – Lisbona

Recensione di Elisa Della Scala

D’amore e baccalà”, Alessio Romano – EDT

Leggere “D’amore e baccalà” edito da EDT è stato davvero piacevole, le sue quasi duecento pagine sono scivolate via come niente! È un libro fresco e simpatico, e proprio in questo riflette l’anima della città che vuole raccontare oltre allo spirito del suo autore Alessio Romano (a quanto ho potuto constatare durante la chiacchierata telefonica che non ho saputo resistere alla tentazione di fare!).

Questo libro mi ha incuriosito molto, visto che racconta una Lisbona decisamente diversa da quella che ho visitato per la prima volta quindici anni fa. In quell’occasione passai più di un mese in Portogallo, ma a differenza dell’esperienza del protagonista del romanzo (dichiarato alter ego del suo autore) il mio è stato un viaggio on the road, zaino in spalla e solo biglietto di andata e ritorno. Eppure, in mezzo, più o meno le stesse esperienze descritte in “D’amore e baccalà”. Perché anche se Lisbona e il suo meraviglioso paese nel frattempo hanno subito un cambiamento abissale, ciò che si è preservato intatto è la luce della città e l’animo dei suoi abitanti. E Alessio Romano è riuscito davvero bene a catturarli entrambi.

Apro la porta e vengo schiaffeggiato dal sole. È la prima cosa che ti sconvolge di Lisbona, questa luce caravaggesca. È come essere sempre dentro un quadro barocco con un’illuminazione precisa, perfetta che rende tutto un po’ irreale, come ti trovassi su un palco pronto per il tuo spettacolo.

È proprio questo il primo effetto di Lisbona sul visitatore – oltre all’essere travolti in un vortice di cibo, passione e amore come succede al protagonista del libro. Ho sorriso parecchie volte leggendo “D’amore e baccalà” perché mi ha riportato alla mente profumi e sapori, e mi ha persino sciolto il cuore di commozione in alcuni tratti. Ma se il mio unico disappunto può essere stato quello di non averci trovato la “mia” Lisbona, l’autore si fa senz’altro perdonare regalando al lettore osservazioni più che sincere in merito. Una cosa che mi preme dire è che mi ha colpito come Alessio Romano sia riuscito tramite i suoi personaggi a rendere bene il punto di vista di chi ha conosciuto “prima” questa città, quella fitta al cuore che prende nel constatare gli aspetti negativi del turismo di massa e il modo in cui sta rischiando di snaturarne l’animo.

«Perché odi così tanto i turisti?»

«Perché stanno rendendo impossibile la vita a Lisbona. Ormai chi ha un buco da affittare non cerca coppie di giovani o studenti. Aprono tutti Bed & Breakfast e piazzano annunci su Airbnb.»

«Be’ rispetto alle capitali europee i prezzi sono ancora molto bassi.»

«Anche gli stipendi se è per questo, te lo assicuro. E poi Lisbona sta diventando Disneyland. Ormai è un casino ovunque. Hai visto quelle macchinine scoperte con le quali i turisti vanno in giro intasando il traffico?»

[…]

«Certo, rimane bellissima, ma è troppo, troppo piena di gente. E poi tutte queste cose nuove finto antico. Non è più la Lisbona della mia infanzia…»

Sono perfettamente d’accordo con queste parole. Ma Alessio Romano è comunque bravo a trovare il lato buono delle cose, a restituirci la città nella sua veste attuale mettendo in luce tutti i lati positivi del cambiamento. Con il pretesto di redigere una guida gastronomica, il protagonista/scrittore descrive anche e soprattutto abitudini, gesti, atteggiamenti e personalità dei suoi abitanti riportandoci davvero bene il carattere di una Lisbona che, nonostante l’invasione turistica degli ultimi anni, è riuscita comunque a preservarsi dalla gentrificazione nei suoi angoli più suggestivi. E il simpatico escamotage narrativo adottato da Alessio Romano distrae da una qualsiasi forma di amarezza nostalgica.

In “D’amore e baccalà” il giallo si tinge di rosa immergendosi nei succulenti profumi delle ricette portoghesi. La collana “Alla carta” di EDT è dedicata all’idea del racconto dei sapori di un luogo utilizzando le abilità e la fantasia dello scrittore di turno. E in questo caso, devo dire che Alessio Romano ha centrato in pieno l’obiettivo. Concordo con il suo autore nel dire che “D’amore e baccalà” fa pensare alla divertente notte onirica del film “Midnight in Paris” di Woody Allen, ma avente come palcoscenico una città misteriosa e visionaria che ispira decisamente all’amore piuttosto che al delitto. Personalmente, mi ha fatto venire in mente anche la prima parte del film “Pray, eat, love” dove una fantastica Julia Roberts ritrova il sapore della vita proprio grazie al meraviglioso gusto del cibo italiano. E per esperienza personale, i piatti portoghesi non possono che fare questo effetto!

«Gli scrittori di un tempo raccontavano il mondo dall’alto. Chi da vette altissime come la statua di Camões, chi da molto più vicino al popolo come il buon Chiado, perché lo stesso mondo visto dall’alto è una tragedia e visto dal basso una commedia. Gli scrittori moderni guardano quel mondo dall’interno, il loro punto di vista è un tavolino, vero Pessoa? E allora i poeti diventano uomini tra gli uomini e più che guardare il mondo sbirciano con coraggio l’abisso che hanno dentro di loro.»

D’amore e baccalà” è il racconto semi-onirico di uno scrittore che si trova nella capitale portoghese con il compito di scrivere della sua cucina ma che inevitabilmente rimane “stregato” dalla sua magia in una serie di simpatici e gustosi incontri a cavallo tra passato e presente. Uno dei capitoli più riusciti, per esempio, è quello in cui il protagonista si trova al tavolino con Pessoa e Chado subito raggiunti dall’immancabile e amato Tabucchi.

Ma oltre agli scrittori citati, nel sottotesto ci sono omaggi ad altri giganti come John Fante – adorato dall’autore, con cui condivide le origini abruzzesi e un certo amore per la descrizione della quotidianità e dei suoi semplici drammi. La storia d’amore del protagonista di “D’amore e baccalà” fa, infatti, l’occhiolino a quella di “Chiedi alla polvere” seppure con una più simpatica e meno tragica cameriera al posto della famosa Camilla Lopez. Perché, come mi ha detto Alessio Romano al telefono, “D’amore e baccalà” è legato alla forza dirompente della giovinezza nel descrivere una città in cui i giovani hanno ancora il potere, ma soprattutto l’entusiasmo e la voglia di cambiare le cose. L’influenza letteraria dichiarata e preponderante però, è quella che viene dalla lettura di “Requiem” di Tabucchi: un libro fondamentale, a detta di Alessio Romano, per chi voglia davvero scoprire questa città.

D’amore e baccalà” è comunque consigliabile prima di partire. Perché si esce da queste pagine fresche e accattivanti non solo con una voglia matta di prendere l’aereo e andare a gustare i sapori del Portogallo, ma anche con la testa piena di suggestioni e sogni. Oltre al cibo “D’amore e baccalà” descrive bene anche l’anima del Fado, per esempio, che ho avuto la fortuna di vedere cantato in modo ancora autentico dopo una cena proprio nel quartiere dove alloggia il protagonista del libro.

«Il Fado è il tentativo riuscito di trovare una perfetta alchimia tra poesia e musica. Ma in una tasca è anche connesso con il cibo: è l’ultimo senso, il suono, che rende perfetta la percezione di un piatto che ha già sapore, odore, aspetto ed è caldo o freddo, ma non emette alcun rumore. E poi c’è il sentimento. Un bravo fadista canta e suona sempre come se quella fosse l’ultima canzone della sua vita.»

E con un pizzico di nostalgia mi sono immaginata di essere di nuovo lì a Lisbona, indecisa tra una deliziosa pastel de nata e un piatto di deliziose sardine. Leggendo parole che sono riuscite inevitabilmente ad aprirmi cuore e ricordi su una delle città più magiche d’Europa.

Potrei stilare un elenco dei migliori posti dove scrivere a Lisbona. Alle prime posizioni metterei sicuramente il Café Tati davanti al Mercato, dove ho incontrato Daniele la sera del tragico appuntamento con Beatriz, locale hipster in cui tutti si atteggiano a scrittori e dove quindi puoi stare ore a scrivere senza che nessuno se ne stupisca più di tanto, anche se spesso ci sono ottimi concerti jazz che rendono dfficile la concentrazione. Un’altra possibile scelta sarebbe stata quella di tornare a Ler Devagar dell’LX Factory, ma il rischio di incontrare di nuovo Beatriz era troppo alto. E quindi il posto più bello dove scrivere a Lisbona rimane ovviamente un qualsiasi suo miradouro.

 

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Una risposta a Libri in viaggio – Lisbona

  1. patrizia debicke ha detto:

    OK

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