Le donne di oggi nelle nuove icone femminili cinematografiche

di Elena Araldi

Arrabbiate, furiose, attente, fragili, disincantate, sperdute, forti.

Sono le figure femminili del nuovo cinema che restituiscono alle donne di oggi il percorso della loro crescita e della vasta gamma delle loro emozioni.

Rin, la co-protagonista de L’immortale di Takashi Miike (2017) è solo una bambina quando suo padre viene assassinato davanti ai suoi occhi e sua madre rapita dai sicari.
Lei si arrabbia. E cerca vendetta. I suoi occhi però, seppur sofferenti, sono ancora pieni di amore. Rin ha bisogno di qualcuno che combatta per lei e che, allo stesso tempo, la protegga. Lo trova in Manji, guerriero reso immortale da una maga. Manji, non potendo più contare sulla paura della morte, non riesce nemmeno più ad apprezzare il valore della vita.

Sete di vendetta e nuova speranza vitale si intrecciano. Rin deve crescere e decidere se seguire la sua reale natura o dare sfogo alle sue pulsioni.

La vita continua e deve andare avanti. Lo sa bene la Rey di Star Wars, che nonostante abbia perso tutto e tutti, parte per l’avventura spaziale e non ha bisogno di fare tante esperienze per capire che è destinata a qualcosa di grande. Bastano il suo istinto, la sua sensibilità e il suo ancora inconsapevole coraggio a renderla una guerriera della Forza.

Un’altra giovane donna è entusiasta di intraprendere una nuova avventura: si chiama Lara Croft e diventerà un’archeologa. Prima però deve affrontare paure e insicurezze, e non è ancora pronta a gestire un’importante eredità di famiglia. Non si tira indietro di fronte a nulla, però. Accetta le sfide, sbaglia, cade e si rialza, ragiona, si concentra, combatte. Conta più sulla sua grinta che su se stessa. Ora, l’importante è andare.

È così che si diventa supereroine del calibro di Gamora de I guardini della Galassia e di Vedova Nera degli Avengers. La prima dà spazio alla furia nel combattimento, è attenta, sa controllare le situazioni, sa prendere decisioni, ma ha paura dell’amore. Fatica ad accettare qualcosa in grado di scombussolare il suo equilibrio, non sa ancora in che modo allentare la sua corazza. La seconda, invece, è consapevole della sua femminilità ed è una guerriera innamorata di un furente mostro verde, che solo lei riesce a comprendere nel profondo. Sensibile quanto spietata, Vedova Nera non lascia mai trasparire la rabbia che cova dentro di sé, ma colpisce quando meno ce lo si aspetta.
Pur non essendo le leader dei rispettivi team, sono loro che fanno funzionare le cose.

Viaggia nel tempo, letteralmente e metaforicamente Wonder Woman. Icona del passato e icona di oggi, amazzone guerriera in grado di ristabilire l’ordine sulla Terra. È forte, elegante, simpatica, buffa e autentica. Un’amazzone in grado di salvare il Mondo ma allo stesso tempo destinata a perdere l’amore.

E attraverso il deserto viaggia Furiosa, l’eroina senza un braccio di Mad Max: Fury Road.
È una figlia di guerra che fugge con un autocisterna per raggiungere una decantata terra promessa. A lei è stato sottratto tutto. Passato, presente e futuro. Non ha più parole, non ha più entusiasmo, non ha nemmeno più un volto da mostrare, coperto da segni neri.  È una furia rassegnata, che ha però come scopo quello di salvare almeno le cinque vergini che lei stessa è riuscita a liberare. Forse loro potranno avere una vita migliore della sua.

Torniamo nello spazio con la Dottoressa Ryan Stone di Gravity, una brillante donna in carriera alla sua prima missione spaziale. Colta, preparata, reattiva, sicura di sé. Eppure all’improvviso tutto cambia e, quando la missione va a rotoli, la Dottoressa Ryan Stone resta sola con Ryan. Nel nulla. Fluttuante nello spazio profondo e senza suono alcuno. Sembra la fine. Non c’è niente a cui aggrapparsi. E allora non oppone resistenza, si lascia navigare dal blu e nel frattempo raccoglie i pensieri. Mantiene la calma, li rielabora e sente una piccola fiamma dentro di sè che la riconduce verso l’opera umana e verso la Terra. Alla fine, alla fine di tutto, si alza con le proprie gambe, realizza di essere sopravvissuta e, con i piedi ben piantati nella sabbia, non può far altro che ammirare la bellezza infinita che la circonda (e forse riesce per la prima volta ad apprezzarla fino in fondo).

Dallo spazio arrivano invece le creature di Arrival, ragni giganteschi con un linguaggio tutto loro. L’urgenza è stabilire una comunicazione per capire le loro vere intenzioni.
A rapporto viene chiamata anche Louise Banks, linguista di fama mondiale. Mentre tutti si scervellano con calcoli, formule e possibili strategie, Louise, nonostante le sue conoscenze, adotta un’altra tecnica: l’empatia. Un linguaggio universale che permette di abbattere ogni barriera, anche con altri mondi.
La vita di Louise, però, è tutt’altro che perfetta: sua figlia è morta e suo marito l’ha lasciata. Da quell’empatia e da quell’avvicinamento all’apparenza rischioso nasce un contatto reale.  Louise sa che esiste una teoria per cui la lingua che si usa influenza anche i pensieri; inizia a fare sogni lucidi e a vedere il passato da un altra prospettiva. Nulla è definitivo, nemmeno i ricordi e Louise dovrà farci i conti.

Infine, ci sono le cinque protagoniste di Annientamento: Cass Shepard, Josie Radek, Anya Thoresen, Dott.ssa Ventress, Lena. Ognuna con un’età diversa, ognuna con il proprio carattere: l’intraprendente, l’iraconda, la timida, la cinica e la caparbia.

Insieme si avventurano nel Bagliore e lo scopo è solo uscirne vive.
Un elemento interessante del film è che qui non solo si lotta per la sopravvivenza contro un’indecifrabile nemico, ma il nemico interagisce con le protagoniste in modo indecifrabile e personalizzato. Viene praticamente esplicitato il concetto per cui, prima di salvare il mondo, le donne devono essere in grado di salvare se stesse, abbandonando l’immagine riflessa e lottando per la propria autenticità.

Annientamento (dal regista regista di Ex Machina), pur essendo stato pensato per il cinema non è uscito in sala, ma direttamente su Netflix, suscitando però un interesse da grande schermo.
È una piccola rivoluzione nella rivoluzione? Inizia forse da qui una nuova era del cinema, o meglio, delle visioni al femminile?
Dopo le supereroine fantastiche destinate a salvare il mondo e le donne in carriera dotate di talenti straordinari, siamo ora di fronte a donne normali, ognuna con una sofferenza alle spalle, che devono affrontare – se lo decidono –  la fisicità delle proprie paure.

 

Questa voce è stata pubblicata in cinema e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...