“Gli Annientatori” di Gianluca Morozzi (TEA)

Recensione di Patrizia Debicke 

Cominciamo subito con inserire ad acclamazione Bologna, la multiforme e culturalmente vivace capitale emiliana, florida culla del giallo italiano, nel cast di personaggi del nuovo libro di Gianluca Morozzi: Gli Annientatori, in veste di bollente palcoscenico di un intrigante mistero estivo, di un impensabile e angoscioso percorso di alienazione. Un incipit da paura « Questo è l’inferno: non sapere da quanto tempo sei all’inferno… Sono mesi o minuti che cammino in questo bosco desolato?… Se potessi farlo, mi strapperei il cuore con le mani. Ma non posso…E allora lo supplico, il mio cuore…fermati!… Fammi morire! Dentro questo bosco, io ci sono da vivo. E anche l’inferno è preferibile agli Annientatori» si dice angosciosamente il protagonista nel primo capitolo. Ma quando è cominciato quell’inferno? Come si è arrivati a quell’incubo che l’ha portato a quella disumana dannazione? Il protagonista (o vittima?) della storia è Giulio Maspero, giovane autore bolognese, che ama le donne, regalandosi spesso delle avventure, e sogna solo di diventare molto famoso.

Ha pubblicato un primo libro, poi un secondo che ha avuto un certo successo, tanto che pareva destinato a diventare un film, ma dopo il secondo romanzo non essendo più riuscito a combinare qualcosa di interessante per gli editori, ha finito i pochi soldi guadagnati e i suoi conti volgono minacciosamente al rosso. Così, quando in piena estate, per colpa di una languorosa e improvvida scappata amorosa si è fatto cacciare dalla fidanzata che l’ospitava generosamente in casa sua, in pratica è a terra. Poi, come se non bastasse, ormai privo della pace necessaria per scrivere, è sprofondato nell’incubo della pagina bianca. Insomma deve trovare a tutti i costi un modo per arrangiarsi, una sistemazione senza dover ricorrere alla famiglia che immaginava per lui ben altro futuro: l’università, magari una carriera. Il padre arroccato sulle sue realistiche convinzioni, mentre la madre, pur avendo accettato in qualche modo le sue scelte, ora vorrebbe metterci bocca… E zac, per fortuna in una delle sue solitarie e tristi serate in giro per Bologna, Giulio Maspero si imbatte in uno strambo conoscente, Mauro Britos, un disegnatore di fumetti horror in partenza per l’Uruguay, che gli offre di trasferirsi per l’estate a casa sua a bagnare le piante durante la sua assenza. Detto fatto, il giorno dopo approfitta dell’offerta insperata e trasloca. La casa si rivela una mansarda abbastanza comoda, al terzo piano di un piccolo e isolato condominio di periferia che sembra un po’ fuori dal mondo. Niente aria condizionata però, in compenso c’è un grosso ventilatore e poi, ma guarda un po’, le piante da annaffiare sono solo un cactus, poca fatica dunque. Certo i vicini sono rumorosi… la prima notte stenta ad addormentarsi, ma insomma è gratis e in questo momento, per lui, la manna dal cielo. Qui poi potrà ascoltare la sua musica, riuscirà a rompere l’incantesimo e a mettere finalmente per scritto la sua storia. La mattina dopo scoprirà stupito che il palazzo è abitato da un’unica famiglia i Malvolta e che i suoi vicini, tutti parenti tra loro, sono molto gentili, si fanno in quattro nei suoi confronti, sono molto accoglienti? Oddio no, in realtà sono abbastanza invadenti, tuttavia può farcela a sopportarli… e poi la sua dirimpettaia di pianerottolo è una gran bella ragazza dall’aria molto disinvolta… Ok ! Però presto Giulio si renderà conto che in quel palazzo aleggia qualcosa di strano, di misterioso, si sentono provenire dei rumori da un appartamento che dovrebbe essere disabitato… Una televisione sempre accesa di notte… Quando va a far provviste e dal tabaccaio, raccoglie paurose storie sulla famiglia Malvolta, storie di un lontano passato. Quale minacciosa e pericolosa verità si nasconde dietro ai personaggi che vivono in quel piccolo condominio bolognese? Sempre in equilibrio tra reale e surreale, con humour e bravura, Gianluca Morozzi accompagna perfidamente i suoi lettori lungo lo scivoloso percorso in discesa di un’anormale storia intrigante che si cela in un’inquietante “normalità” .

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