“A misura d’uomo”, Roberto Camurri – NNE

Recensione di Elisa Della Scala

Il romanzo “A misura d’uomo” di Roberto Camurri (nella foto), edito da NNE, è stato una piacevole scoperta non solo per i contenuti e la struttura – entrambi molto interessanti -, ma soprattutto perché questo testo è riuscito a scatenare attente riflessioni e accesi confronti con le persone che lo avevano letto, e con cui ho avuto il piacere di parlarne. Altre recensioni hanno ampiamente dibattuto sulla particolare tecnica narrativa dell’autore e sulla definizione di “romanzo a quadri” nella quarta di copertina, uno stile di scrittura che a mio parere descrive azioni e personaggi in modo quasi cinematografico. Mi fa comunque piacere soffermarmi su una mia personale interpretazione di questo concetto, che passa attraverso quella che credo sia la caratteristica peculiare e il pregio del testo: la sua naturalezza.

Camurri scrive allo stesso modo in cui si guarda la vita, ovvero regalando al lettore solo i dettagli più importanti nel momento esatto in cui la scena descritta è appena passata e si è già in quella successiva. Ciò che accade non passa dagli occhi all’anima nell’intero ma solo per pochi fermo immagine. E la naturalezza del testo è proprio nel suo descrivere né del passato né del momento presente piuttosto quel tempo nel mezzo in cui la mente elabora l’essere stato, dove i punti dell’esistenza si congiungono nel quadro destinato a formare un ricordo.

Questa la mia personale e libera interpretazione della definizione di “romanzo a quadri”, a stralci di vita, dove ho avuto più volte la sensazione che Camurri entrasse ed uscisse dalla mente dei suoi personaggi spostando continuamente il punto di vista del lettore pur mantenendo saldo quello del narratore per tutta la durata del libro. Forse che questi “quadri” di cui è popolato “A misura d’uomo” siano finestre sulle possibilità della vita? O forse, semplicemente non sono altro che ciò che è rimasto incagliato nell’animo dei suoi personaggi David, Valerio e Anela e gli altri. Quei frammenti di esistenza più significativi che danno una motivazione interiore per ciò che accade all’esterno, fuori dall’animo, per gli eventi reali. E se questo può essere disorientante per il lettore che è abituato ad una prosa più classica, ad una certa coerenza nell’arco narrativo, per quello che si abbandona e si lascia andare ecco che la lettura viene naturale, così come è naturale inquadrare la vita spesso e volentieri solo per momenti significativi.

La trama di “A misura d’uomo” si snoda attraverso le esistenze di alcuni abitanti di un piccolo paese dell’Emilia, Fabbrico, proprio il paese di residenza dello scrittore. E un’altra particolarità di questo romanzo è che gli undici capitoli che compongono il libro posso essere letti indipendentemente l’uno dall’altro, quasi fossero delle storie a sé. Collegate, però, dal filo conduttore dell’ambientazione geografica ma soprattutto da una comune ambientazione emotiva: il vero collante a tutti i capitoli, infatti, sono i legami. Quella rete che il tempo e le esperienze vissute insieme cuciono addosso alle persone come una mappa comune, il passato che segna e intreccia le esistenze. Camurri è bravissimo a raccontare la vita “A misura d’uomo”, appunto, quella di un piccolo paese in cui cui le storie personali dei suoi abitanti inevitabilmente si collegano, si sfasciano e (a volte) si salvano insieme.

Le vite dei giovani protagonisti descritte nel libro si dipanano in parallelo ad Un passato pieno e denso, cui non si da mai la giusta attenzione che inevitabilmente rimane addosso, a segnare il corso del presente. Per Davide, Valerio, Anela e gli altri abitanti del paese il passato sembra quasi un marchio, una predestinazione, è quasi karmico. A Fabbrico la gente Cammina lungo quelle strade che una volta erano di ghiaia e che adesso sono di asfalto. Una volta lungo quelle strade le biciclette lasciavano i segni delle sgommate, adesso cammina e osserva le crepe sul catrame, in paese si diceva che il terreno non avrebbe tenuto se le avessero asfaltate, le avevano asfaltate lo stesso, adesso ci sono le crepe….

E proprio “Asfalto”, l’unico capitolo che sembra completamente scollegato dal resto, forse rappresenta il cuore di tutta l’opera pur essendo il suo punto più duro. Sono pagine forse emblematiche della catarsi che passa per la sofferenza estrema, il sacrificio, la morte. Ma lascio al lettore la riflessione su cosa rappresentino, sulla loro interpretazione, per non togliere il piacere della lettura ma soprattutto perché credo che in “A misura d’uomo” ci siamo molti spunti e nessuna risposta univoca.

Così come succede a Fabbrico: per chi decide di rimanere, nonostante tutto, non si vince e non si perde. Semplicemente si vive di possibilità, di quello che viene incontro nel bene e nel male, di quello che si vorrebbe o potrebbe. Ma soprattutto, di ciò che ti lasciano dentro le persone che se ne sono andate e le cose che non ci sono più. In questo senso, infine, mi è piaciuta molto la capacità di Camurri di restituire così bene al lettore la dimensione della vita di paese a cui non puoi sfuggire neanche quando te ne vai. Per parallelo, Fabbrico mi ha ricordato una Holt italiana con le suggestioni del romanzo a tratti molto simili a quelle di Kent Haruf, un altro autore felicemente pubblicato da NNE.

A misura d’uomo” è un libro circolare, anche se traccia un cerchio che si chiude non nel presente ma nel ricordo. E il finale mi ha commosso, devo dirlo. Ma al contrario di quanto ho sentito dire ad altri, a me non ha lasciato tristezza. Io non credo che questo libro parli di esistenze sconfitte, non è stata questa la mia percezione. Fosse anche solo per il fatto che tra le sue pagine una delle metafore ricorrenti è la quercia, albero simbolo di resistenza per antonomasia che rappresenta bene questi personaggi resilienti. Davide, Valerio, Alina e tutti gli altri resistono, bene o male, o cercano di farlo. Provano a resistere alle intemperie della vita e anche se sembra che non ce la facciano, invece, riescono a vincere almeno il tempo. Per questo rimangono nel cuore gli uni degli altri, ma anche in quello del lettore.

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