Lord Kiran di Lennox, di Laura Costantini (goWare)

Recensione di Raffaella Tamba

Le atmosfere mistiche dell’Oriente approdate in Inghilterra con il primo romanzo della serie Diario Vittoriano (“Il ragazzo ombra”) continuano ad aleggiare intorno ai protagonisti di questa saga. L’amicizia profonda, sincera, assoluta tra Robert e Kiran, nata a Calcutta quando i due, tredicenni, si sono incontrati e, l’uno nell’altro, hanno trovato quell’assoluzione a sensi di colpa antichi e intollerabili seppure per ciascuno di loro così diversi, diventa nel regno inglese dell’epoca vittoriana, chiuso, gretto, ipocritamente benpensante, ancora più discussa e condannata di quanto lo era stata nei timori del padre di Robert finchè erano in India.

I due ragazzi sono cresciuti, sono maggiorenni e grazie all’intercessione del dottor Mallard e di Alvena, la matrigna di Robert, gli unici ad aver creduto nell’innocenza e nell’importanza della loro amicizia, si sono ritrovati nel college dopo tre anni di separazione. L’ambiente della scuola, però, scatena contro di loro i lazzi e le provocazioni di alcuni bulletti, ottenendo di avvicinarli ancora di più contro il mondo che li disprezza: Esiste un modo peggiore della morte per fare del male. Esiste la calunnia”.

La trama travolge i due ragazzi che si stagliano netti come protagonisti assoluti di un rapporto complesso e difficilmente comprensibile. Gli altri protagonisti del primo volume, il padre di Robert, Alvena, la nonna di Kiran, si fanno da parte, passano in secondo piano, pur mantenendo ciascuno un legame indissolubile con loro. Sembrano quasi tentare in qualche modo disperato di supportarli, di credere in loro, di proteggerli, sapendo in fondo che il mondo esterno, “in questa epoca che si nutre di apparenze e di reputazioni”, non è disposto ad accettarli.

Un viaggio in India segnerà per loro un cambiamento radicale, una svolta alla loro vita, al loro pensiero, alla loro consapevolezza, che forse non si aspettavano neppure loro. In quel viaggio due persone entreranno in scena con il loro apporto decisivo sulle loro vite, nel bene e nel male. Da un lato, il nonno paterno di Kiran, il principe Bhanupakrash, la cui lontana esperienza d’infanzia lo renderà capace, forse unico oltre al dottor Mallard, di comprendere quel legame così speciale che li lega. Dall’altro, Catherine, che avevamo già conosciuto nel primo libro come quella che sarebbe diventata la moglie di Robert e che rappresenta il connubio tra la decadente mentalità della nobiltà vittoriana e il meschino arrivismo dell’alta borghesia.

Le due correnti opposte, quella dell’accettazione incondizionata di figure come il principe Bhanupakrash e il dottor Mallard, capaci di una comprensione che, venendo dal basso del vissuto, non giudica per condannare o assolvere, va oltre la tolleranza e accetta incondizionatamente, e quella della critica spietata, sorda e cieca a qualsiasi sfumatura emozionale che costituisca una minaccia per quel puritanesimo superficiale sostenuto con malignità, quelle due correnti opposte rispettivamente sostengono e travolgono i due ragazzi in una tempesta di eventi ed emozioni assolutamente incontrastabili.

La prosa della scrittrice si conferma romanticamente evocativa, ricca di metafore e analogie che incorporano nel registro linguistico del romanzo d’ambiente, sfumature crespuscolari di fiabe e leggende orientali.

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Una risposta a Lord Kiran di Lennox, di Laura Costantini (goWare)

  1. patrizia debicke ha detto:

    OK

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