Il caso Kellan di Franco Vanni (Baldini&Castoldi)

Recensione di Patrizia Debicke

Una Milano bianca, invernale, quasi affogata dalla neve e con il vento gelido che picchia dal nord fanno da sfondo a questo giallo targato Franco Vanni. Il secondo per lui e stavolta con per palcoscenico la nordica capitale del fashion e del lusso. Quell’ambito e sfavillante modello Milano che accoglie garbatamente i non milanesi, magari li assimila, oppure no, ma non li vuol mai chiamare, secondo la bella amica di origini eritree del protagonista, Sabine Castoldi: milanesi di adozione. Se vogliono diventano dei milanesi, dipende solo a loro. Oppure no. Il modello Milano fatto di locali, di salotti, di benessere diffuso, di apparenze da salvare ma anche di inconfessabili segreti da nascondere nell’oscurità, a ogni costo. Una città fatta di condanne moralistiche, ma anche di assoluta libertà con le notti in discoteca che non finiscono mai e lo sfrenato vizio che porta allo sballo più totale. In questa moderna Milano tutta da capire e inquadrare, vive Steno Molteni, ventisei anni, giornalista della Notte, settimanale cartaceo e quotidiano online, ventisei anni, che scrive di cronaca nera, ma tre volte alla settimana lavora anche la sera come barman dell’Hotel Villa Garibaldi che lo ospita munificamente, a un prezzo di assoluto favore, nella stanza 301.

Steno, figlio di portiere di albergo di Bellagio, vecchio compagno e collega di lavoro del signor Barzini, oggi portiere del Villa Garibaldi a cui deve la sua comoda sistemazione di favore. Guida una vecchia Maserati Ghibli, lasciatagli in affido da un amico che vive a Singapore che l’ha ereditata dal padre con il vincolo di farla circolare. Cosa che Steno fa coscienziosamente al suo posto. Ma Steno, che ha fatto il carabiniere per un anno, ora è in stretto rapporto con un poliziotto della Squadra mobile, tale Scimmia, al secolo Raffaele Cinà. Steno e Scimmia sono cresciuti insieme. Per questo proprio il poliziotto ogni tanto gli passa delle buone dritte per il giornale E anche stavolta sarà Scimmia a informare Steno, reduce da una bollente nottata con la sua nuova amica Sabine incontrata all’Old Fashion, della brutta storia che ha messo in fibrillazione la questura. Kellan Armstrong, figlio unico diciannovenne del console americano, è stato abbandonato moribondo davanti all’ospedale Fatebenefratelli, pestato a morte in circostanze misteriose. Il ragazzo non è sopravvissuto. Dalle riprese delle telecamere della zona spunterà finalmente la targa di una Lada Niva nera che è servita per trasportare il ragazzo americano e abbandonarlo in fin di vita, davanti al pronto soccorso. Ma il proprietario ne ha denunciato il furto.

Comincia così un’indagine che mette Steno Molteni (a bordo della sua Maserati Ghibli del ’70) sulla pista degli Spazzini, una piccola banda di giovani omofobici che da mesi cerca e aggredisce omosessuali. Messi insieme i pochi tasselli a disposizione, inizia a diventare chiaro che l’omicidio di Kellan abbia a che fare con l’ambiente gay. E pare che la scena del delitto sia ohimè una zona scoscesa detta la Buca vicino alla Triennale dove gli omosessuali vanno per incontrarsi.

Ma intanto bisogna rispondere alla domanda: chi ha ucciso Kellan Amstrong? E perché? E soprattutto perché intorno alla sua morte sembra accumularsi un ingombrante silenzio? Steno e Scimmia seguono le tracce, ma in parallelo si stanno muovendo anche il padre di Kellan e il suo amico Han, cuoco vietnamita ma anche suo ex collega nelle fila della CIA. Due squadre d’indagine dunque, due piste che si incrociano ma due diverse verità o due diverse risposte alla verità?

E intanto fuori nevica, nevica, nevica e fa un freddo cane. Milano si è trasformata in Cortina e la bianca coltre che copre tutto come un niveo e gelido sudario sembra voler nascondere tutto: indizi, tracce, pensieri, soluzioni.

Steno è un giornalista giovane, un ragazzo fortunato perché può contare su certezze di amicizia, di correttezza e di lavoro. Il caso Kellan, non è certo un esempio di noir hard boiled ma piuttosto un giallo quasi convenzionale, pur avvalendosi di tanto in tanto di avventurose frecciatine tipo spy story. Anche la morte e gli interventi programmati della CIA sembrano ammorbidirsi dentro il bianco mantello di neve che continua a scendere lenta, fitta e implacabile. E il nostro giovane eroe dovrà adattarsi alla quotidiana realtà con la quale deve fare i conti ogni giornalista: la differenza fra la verità dei fatti, che spesso si riesce a intuire, e la verità che invece si può raccontare.

Franco Vanni con Steno Molteni ha inventato un nuovo personaggio, diverso ma interessante. Un personaggio che sa apprezzare l’alcol e le belle donne e, immagino anche per la sua indubbia simpatia, l’autore lo ricompensa regalandogli un bel ventaglio di comprimari che gli fanno ala: una bella e milanesissima fotografa ma di origini eritree, un incredibile barbone astemio e sportivo, il silenzioso ma protettivo portiere dell’albergo, un implacabile magistrato, femmina ma nonna dolcissima che riesce persino a scusare certe verità.

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