Trilogia di Biancaneve

di Piera Carroli

Questi i titoli della Trilogia di Salla Simukka (nella foto, sotto): Bianca la neve (Mondadori 2015). Valkea Kuìn Lumi (2013). Rosso il sangue (Mondadori 2014) Punainen Kuin Veri (2013). Nero l’ebano (Mondadori 2016). Musta Kuin Eebenpuu (2014). Traduzioni di Delfina Sessa

UN EXPLOIT LETTERARIO – Biancaneve senza i sette nani – ‘Un thriller lirico e magnetico. Una storia di metamorfosi e riconquista’

Dalla Finlandia il thriller venduto in 52 territori. Nessun altro autore finlandese ha mai raggiunto un simile successo. E ora Simukka va a Hollywood!

Vincitrice del Topelius, il più prestigioso ed antico premio finlandese per la letteratura per ragazzi nel 2013 per i suoi romanzi Without a trace (Jäljellä, Tammi 2012) e Elsewhere (Toisaalla, Tammi 2012), entrambi distopici, Salla Simukka è stata insignita anche del Premio Finlandia “in riconoscimento a una carriera significativa nelle arti, un eccezionale risultato artistico, e una svolta promettente”. Il suo primo romanzo, When angels look away (Kun enkelit katsovat muualle, WSOY 2002), invece era una storia d’amore tra due ragazze adolescenti – tematica a cui ritornerà nella famigerata trilogia.

Salla Simukka

Denominata la trilogia di Biancaneve – dal significato del nome della protagonista – ‘lumikki’, Simukka ha raggiunto un eccezionale successo internazionale. I diritti per la trilogia sono stati venduti in 52 territori (cultfinlandia; Publishers’ Weekly). Catalogata ‘Northern young adult’, la serie verrà adattata per il grande schermo in lingua inglese da Zero Gravity Management in collaborazione con la scrittora scandinava.

La struttura dei racconti della trilogia, che ha come protagonista Lumikki Andersson, è molto compatta e precisa. C’è anche una particolare attenzione alle tecniche di stampa. Le pagine nere segnano l’inizio di ogni data racchiudendo perciò il tempo dell’azione nel cartaceo. Le sguardie, i tagli di testa e piede del primo racconto sono rossi per evidenziare la rete semantica e quella metaforica del colore centrale del primo racconto. Questi accorgimenti facilitano la lettura ai più giovani i quali riescono meglio a navigare nel mondo interiore dei personaggi e a metterlo in relazione con il tempo ‘reale’ e le vicende esterne. Il tempo in cui si svolge l’azione è molto breve e delimitato, due settimane circa: Rosso il sangue: domenica 28/2-venerdì 4/3; Bianca la neve: giovedì 16/6-gioved’ 23/6; Nero l’ebano: venerdì 8\12 al mercoledì 28 dicembre, rispettivamente 28, 24, 25 capitoli più l’epilogo. La tecnica narrativa del flusso di coscienza è particolarmente efficace a rivelare particolare dei personaggi, soprattutto di quelli di cui non si conosce l’identità. Oltre a fare un po’ di chiarezza nelle menti dei personaggi stessi, fa scoprire a chi legge il loro passato e, collegandolo ai loro comportamenti presenti, li conduce a capire chi sono adesso, se sono cambiati, e perché agiscono in un certo modo – e qui si trasborda nel noir. Il tempo del presente e della memoria si intersecano nel discorso indiretto libero dei personaggi. Si tratta di un eccellente equilibrio tra narrazione e descrizione, plot e spessore dell’humus sociale: la famiglia, la scuola, la società in generale, che oltrepassa i confini della Finlandia, quando traccia la provenienza di alcuni personaggi o quando accompagna la protagonista nei suoi spostamenti.

La Trilogia segue la protagonista diciassettenne Lumikki Andersson nei suoi viaggi – reali e immaginari -, le sue avventure e i suoi incontri con poliziotti corrotti, coetanei viziati, trafficanti di droga, riciclatori di denaro sporco, misteriosi e potenti burattinai che tirano le fila di oscure trame, presunti santoni, seguaci di culti religiosi, e uno stalker che perseguita la protagonista. La trilogia, è stata chiaramente confezionata per uno dei mercati più promettenti. Non è una critica, dopotutto Simukka è specializzata in questo tipo di scrittura. E questo le vale l’abilità di aver creato una protagonista ‘teen’ complessa e a tutto tondo, e di aver saputo descrivere il contesto sociale in cui si muove, che potrebbe essere quello di qualsiasi ragazzina appartenente alla cultura occidentale, con sensibilità e onestà. Magari perché anche l’autore non è poi così lontana dall’adolescenza, dai gusti musicali delle ragazze e dei ragazzi, attinti da svariati paesi, che attira giovani e ‘adulti’ come me, ad esempio la grande Florence and the Machine: “I play dead; It stops hurting; I play dead; and hurting stops). Le parole delle canzoni difatti accompagnano spesso Lumikki mentre sfugge a spietati criminali o nei suoi momenti più tristi. Vi ricorda qualcuno questa ragazza?

Nonostante la catalogazione ‘giovani adulti’, i tre volumi trattano di tematiche e situazioni toste, da adulti che tante ragazze e ragazzi purtroppo si trovano a dover affrontare invece di poter vivere in pace la loro adolescenza. L’autrice è molto attenta ad evitare la trappola del ‘politicamente corretto’ e, contemporaneamente, della diseducazione. Tanti adulti farebbero bene a leggerli e a riflettere sulla rovesciamento dell’etica, articolata secondo un mondo alla rovescia (visto che siamo a Carnevale) che però ha la possibilità di venir trasformato. Le immagini, i paesaggi, i personaggi, non sono mai dicotomici, in bianco e nero. Come non lo sono le endiadi nei titoli né le protagoniste delle favole. Racconta a Lumikki Sampsa, il suo ragazzo nell’ultimo libro:

Perrault ha scritto la sua versione della fiaba nel Seicento e i fratelli Grimm nell’Ottocento. Ma la storia risale ad ancora prima. Lo sapevi che in una vecchia versione il principe non svegliava teneramente con un bacio la Bella Addormentata, ma praticamente la violentava? E la principessa non si svegliava neppure, o meglio, si svegliava solo dopo, quando partoriva due gemelli […] (Nero l’ebano, p. 14).

Chi ha studiato cultura popolare nell’accezione antropologica e sociale intesa dall’etnomusicologo trevigiano Bruno Pianta (1982) scomparso nel 2016, sa che nella tradizione popolare i canti, le ballate e le fiabe avevano un compito morale ben rigido – di spaventare – e si sa anche che il bacio è una metafora dell’atto sessuale. Anche le ninne nanne (unico sfogo delle donne) per esempio, erano spesso molto cruente e crudeli, soprattutto nelle regioni più povere (Carroli 1993) perché dovevano servire da monito per le generazioni future. Nell’Ottocento, gli studiosi e i loro collaboratori che raccoglievano le storie e i canti popolari, Yeats, i Fratelli Grimm, Barbi, spesso escludevano in seguito gli aspetti più violenti per renderle più ‘digeribili’ allo spirito romantico dell’epoca. Pian piano la maggioranza delle fiabe di tutti i paesi è stata trasformata per i lettori borghesi nei testi che conosciamo oggi. Salla Sumikka invece torna alle origini.

Dicono di Bianca la neve: ‘Fans of Nesbo and Larsson won’t be disappointed, Lumikki may be innocent, but she’s no Snow White’ (Publishers Weekly).

Lumikki Andersson non somiglia affatto a Biancaneve […] studia arte e ama rifugiarsi nei musei, è schiva e solitaria, e ha dovuto imparare troppo presto a difendersi dagli altri e dalla paura. E dai suoi ricordi (Rosso il sangue, sovraccoperta).

Il terzo ed ultimo romanzo, Nero l’ebano, racchiude ben due versioni ‘altre’ della favola di Biancaneve: la versione teatrale femminista messa in scena presso la scuola frequentata da Lumikki, e la trama omicida dello stalker, narrata indirettamente attraverso i suoi pensieri inseriti all’inizio di ogni capitolo e in modo diretto tramite gli sms che invia a Lumikki.

Ecco la genialità di Salla Simukka, scrivere un romanzo a scatole cinesi che si chiudono e si riaprono nelle menti dei personaggi. Un thriller a livello di trama con colpi di scena geniali (soprattutto in Nero l’ebano), un noir per quanto riguarda la descrizione dei personaggi, dei contesti e dei paesaggi, un young adult per la graduale analisi del bullismo tramite i lancinanti flash back della protagonista in tutti e tre i romanzi. E non solo, c’è tutto l’intreccio multistrato e multifocale, attraverso tempo e spazio, della varie versioni della fiaba di Biancaneve (il lupo e gli altri personaggi tradizionali assumono sembianze e colori diversi, altri). La violenza primordiale subisce a volte un ritorno alle soglie della civiltà (Freud), ai desideri incontrollabili del cervello rettile purtroppo ancora skin deep, l’avidità di potere e dominio sugli altri, sia essa sessuale, economico o politico. Questi sono gli ostacoli (Propp 1928) che deve superare l’eroina della fiaba di Sumikka secondo l’analisi morfologica, costruita appositamente nel ‘discorso’ dell’ultimo testo della trilogia per mettere a confronto innovazione e tradizione. A dispetto dei traumi subiti, la protagonista e gli altri personaggi, si trasforma in continuazione, anche a livelli di genere. E come non esiste la neve solo bianca, o l’ebano tutto nero, né il sangue di un solo rosso, così pure non esistono generi oppositivi, o morfologie fatte di buoni e cattivi. Lumikki, Ki-neve, Lumi-luce è imperfetta, cangiante, scattante, camaleontica, non ve la scorderete!

La voglia di salvare chi è ancora più piccolo e innocente è il motore primo di Lumikki, direi similmente alla Guerrera più che alla ragazza coi tatuaggi. Mi pare infatti sia ingiusto paragonare la protagonista di Sumikki alle precedenti eroine scandinave di scrittori famosi, nei quali non c’è la stessa profondità né lo stesso studio antropologico delle culture popolari e né lo scavo della tradizione popolare della fiaba. Questa trilogia, dedicata nell’ultimo volume “A tutti coloro che amano. A tutti coloro che sono soli”, è più originale degli altri romanzi sopraccitati. Non solo ribalta la visione tradizionale della protagonista del thriller, non più una vittima della violenza maschile, ma anche quella delle favole, non più bella addormentata o stuprata o stalked, in attesa del ‘bacio’ di un altro principe per risorgere dalla violenza subita.

Lumikki era forte e debole come i cristalli e le pietre, le onde e i giunchi, l’erba e le foglie marce, il nuclo bollente del sole e il freddo dello spazio. Era stratificata, ramificata in tante direzioni, come le fiabe secolari. Quelle iniziate molto prima di “c’era una volta”, e che sarebbero vissute a lungo dopo il “vissero felici e contenti”. Poiché nulla esiste una sola volta. Tutte le storie si ripetono, cambiano aspetto. Nessuno vive felice fino alla fine dei propri giorni. E nemmeno infelice. Tutti vivono momenti felici e infelici, talvolta contemporaneamente. Quello era l’universo di Lumikki, fatto di luce e di tenebre, dove c’era spazio per l’eccitazione e per la paura, per la disperazione e per la gioia. L’aria pregnante di quel mondo le riempiva i polmoni. In grembo al firmamento Lumikki diventava più completa, era più se stessa. Libera (Nero l’ebano, p. 172).

Opere citate

Piera Carroli (1993) “The Role of Women in the Lullabies of Emilia-Romagna and Tuscany,” in Cicioni and Prunster Women in Italian Culture. Berg.

Bruno Pianta (1982) Cultura popolare. Garzanti.

Vladimir Propp (2000) [1928] Morfologia della fiaba, a cura di Gian Luigi Bravo, Torino, Einaudi.

 

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