“Cartoline dalla fine del mondo” di Paolo Roversi (Marsilio)

Recensione di Raffaella Tamba

Catapultata nel pieno della serie poliziesca ideata da Paolo Roversi (nella foto sotto, mentre sta parlando al Nebbiagialla Suzzarra Noir Festival, che si terrà a Suzzarra dal 2 al 4 febbraio), serie che ha come protagonista un ex giornalista, appassionato di informatica e di tecnologia web, sono stata conquistata dalla figura di Enrico Radeschi, personaggio moderno, credibile, profondamente umano e vicino al lettore, capace di empatia nei confronti di amici e colleghi, dotato di una rara sensibilità per l’arte e la bellezza; simpatico, fedele agli impegni presi, onesto e generoso. Il suo talento nello scrivere e nell’esplorare le potenzialità della rete ne fa un preziosissimo collaboratore per la polizia, nonchè redattore insuperabile per il nuovo blog creato dal suo allievo.

Ambientato a Milano, il romanzo offre diversi omaggi alla città, alla sua bellezza cosmopolita, rafforzata dal recente Expo, alle sue opere d’arte sparse in musei, edifici e monumenti, alla cultura gastronomica ed enologica, al clima primaverile, mite e avvolgente. La città emerge per i suoi colori, la sua vivacità, e soprattutto per l’arte di ogni tempo che l’arricchisce e la rende unica. Al centro di questo episodio, in particolare, Roversi ha collocato la figura di Leonardo da Vinci.

I delitti commessi da un misterioso hacker che si fa chiamare Mamba Nero perché uccide col veleno di queste temibilissimo serpente africano, sono tutti ricollegabili alla figura del grande genio del Rinascimento italiano attraverso la minaccia a vari suoi capolavori: a partire dal primo delitto, avvenuto al Museo del Novecento, di fronte ad un dipinto famosissimo ma apparentemente indipendente dalla figura di Leonardo (Il quarto stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, che si scoprirà poi connesso all’Ultima Cena), per proseguire con il Codice Atlantico nella Biblioteca Ambrosiana, la Sala delle Asse al Castello Sforzesco, e infine L’ultima cena a Santa Maria delle Grazie.

Contro un criminale informatico geniale solo un altrettanto geniale poliziotto informatico può avere successo. Per questo motivo, il vicequestore Loris Sebastiani contatta Radeschi nell’isola di Cipro, nella quale si era ritirato per far perdere le proprie tracce ad un misterioso persecutore che voleva vendicarsi di lui. È l’occasione del ritorno: Radeschi è rimasto per otto anni in un limbo di anonimità, sotto le spoglie di una persona che non era lui, a vivere una vita non sua. Ha bisogno di ritrovarsi. E accetta di aiutare la polizia. Ritorna a Milano e la gioia con cui ritrova il suo passato, la sua città, il suo ambiente, i suoi amici è quasi commovente. Passione, lealtà, senso profondo della giustizia e della tutela dell’arte, lo guidano nell’indagine fino alla sua conclusione, superando i due momenti in cui il mistero sembra risolto e l’assassino identificato e arrestato. Ma il suo istinto lo tiene all’erta: Radeschi sente che le cose sono ben più complesse di quanto appaiano e, con determinazione e talento immaginativo, riesce a costruirsi mentalmente un finale possibile diverso da quello che sembrava in prima approssimazione. È il suo talento virtuale che affiora: quella particolare dote che è propria della generazione del III millennio e che è costituita dalla facoltà di immaginare realtà virtualmente possibili al di là di quelle riconoscibili e tangibili.

Finale ricco di colpi di scena che travolgono il lettore in un crescendo impossibile da sospendere e che, nello stesso tempo, riapre il sipario su una nuova inquietante avventura che attende il protagonista: è l’ironica firma di Paolo Roversi che si commiata dai suoi lettori, lasciandoli in una prepotente condizione di suspense.

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Una risposta a “Cartoline dalla fine del mondo” di Paolo Roversi (Marsilio)

  1. patrizia debicke ha detto:

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