“Stregati dalla notte” di Lauren Gibaldi (Rizzoli)

Recensione di Raffaella Tamba

Un irresistibile romanzo di formazione per adolescenti. Ha una struttura molto particolare che lo rende originale e accattivante: la narrazione è condotta in prima persona dalla protagonista che alterna il racconto, al presente, di quello che le sta accadendo oggi, al racconto, al passato remoto, di quello che è accaduto esattamente un anno prima. Il parallelismo delle storie è sottolineato dalla coincidenza del giorno e dell’ora: gli eventi si svolgono sempre nell’arco della notte, dalle 20.00 all’1.00, un capitolo ambientato Oggi ed uno ambientato Un anno fa. L’autrice ha voluto in questo modo guidare la sua protagonista nel superamento del ricordo come armatura che lega, intralcia, ovatta le percezioni, impedendole quella maturazione indispensabile per aprirsi a nuove esperienze e guardare avanti. Due notti sono così determinanti nella vita di Ella, diciottenne appena diplomata ad Orlando, in California, all’inizio dell’estate: la notte di un anno prima, nella quale aveva conosciuto Matt, un ragazzo che era stato capace di liberarla dalla sfiducia ed amarezza che un precedente rapporto poco significativo le aveva lasciato e la notte di oggi, nella quale ritrova Matt che dopo sei mesi era improvvisamente partito con la famiglia per motivi personali che non le aveva mai spiegato. Due notti che sono state per lei input di cambiamenti profondi, dandole fiducia e vitalità per consentirle di esprimere se stessa senza il peso di quelle tipiche inibizioni che spesso gli adolescenti si sentono addosso.

La partenza improvvisa di lui l’aveva riprecipitata in quello stato di riserbo dal quale grazie a lui era uscita: “Ho cominciato a dubitare di me stessa, tornando a ciò che mi faceva sentire più a mio agio; seguire la corrente invece di creare la mia personale marea. Ho smesso di sfidare me stessa”. Col suo ritorno, i chiarimenti e il risorgere delle passate profonde emozioni, Ella ritrova quella carica di fiducia incondizionata che la porta alla maturazione definitiva, al superamento del ricordo costrittivo ed alla costruzione della propria personalità adulta: “Posso continuare come prima, ignorando tutto quello che è successo e facendomi da parte ogni volta. Posso continuare a seguire il flusso della corrente. Oppure posso cambiare. Posso prendere delle decisioni da sola”.

Per arrivare a questo, è necessario passare insieme a lui attraverso l’annullamento dei ricordi cristallizzati in macigni di memoria: “Ci ricordiamo queste cose, ma non riusciamo ad attivarle. Anche questo ci ricorda la barriera che c’è adesso, e che separa il noi di oggi dal noi di allora”. Questa lettura dei ricordi che sono dei pesi psicologici anche quando sono stati felici è una visione nuova e interessante che l’autrice ci propone: “Forse vale la pena di fare un salto nel buio (…), di cominciare a vivere invece di pianificare, o ricreare, o scappare da quello che vogliamo davvero (…). Cercare di ricreare il passato non servirà. Perché provare a tutti i costi a farlo rivivere, se è andato, finito (…), perché non puntare a qualcosa in più, qualcosa di meglio, qualcosa che deve ancora avvenire?”. È il momento in cui Ella capisce e matura: “Anche se questi ricordi sono dolcissimi, voglio crearmene di nuovi. Voglio creare una nuova storia di cui non so ancora la fine”.

È un romanzo giovane e fortemente costruttivo, capace di valorizzare i rapporti di fiducia reciproci, la sicurezza di avere comprensione e soprattutto rispetto dagli altri. Credo che un giovane esca dalla lettura di questo libro con una maggior lucidità di giudizio sul proprio mondo di rapporti interpersonali.

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