Tiffany McDaniel, “L’estate che sciolse ogni cosa” (Atlantide)

Recensione di Piera Carroli

Tiffany McDaniel (nella foto sotto), The Summer that melted Everything (USA 2016) – L’estate che sciolse ogni cosa (Atlantide 2017). Traduzione di Lucia Oliveri

Che settimana ‘infernale’ quella del Black Friday! Oltre a problemi esistenziali e concreti, mi sono guardata l’inquietante film Devil’s knot (Atom Egoyan, 2014) – ‘il più grande errore giudiziario nella storia degli Stati Uniti’ – il Nodo del diavolo è un luogo geografico in cui giocano i bambini, irto di pericoli impensati e impensabili. Alberi contorti e foresta nera – metafora del male nascosto e perverso: intreccio di ignoranza, isolamento, povertà, ossessioni religiose – buio intellettuale, morale, spitiruale. Secolari paure e caccia alle streghe – o al diavolo – nel libro in oggetto e anche nel film, incarnato – presumibilmente – da ragazzini. In questa settimana è anche morto Charles Manson, leggendo l’articolo con l’elenco delle sue vittime, incluso il musicista Gary Hinman, personaggio del libro Le ragazze (che si ispira alle ragazze succubi di Manson: Lynette “Squeaky” Fromme, Patricia Krenwinkel, Susan Atkins, Sandra Good e Leslie Van Houten) già recensito per Libroguerriero. Se il romanzo di… revisionava la fine degli anni sessanta (l’estate del 69 in California) e le conseguenze per generazioni a venire, L’estate che sciolse ogni cosa ripercorre l’estate del 1984 in Ohio, à rebour, attraverso la voce narrante del protagonista Fielding Bliss.

“Addio, campi felici”, John Milton, Paradiso perduto, Libro I (p. 327).

Le citazioni dal Paradiso perduto di Milton inserite ad inizio capitolo incorniciano il testo – ambientato materialmente in Ohio – ma, spiritualmente e dal punto di vista etico, in un contesto ben più ampio, attraverso i richiami inter-testuali al Paradiso perduto e alla Bibbia. Il lettore deve cercare il filo rosso del romanzo nel disordinato racconto di Fielding, dei ricordi della traiettoria terrena con il suo amico Sal, l’angelo caduto. Fin dall’incipit, attraverso la voce di Fielding, ora vecchio, si annuncia la fine dell’innocenza e la graduale morte del mondo:

“Il caldo arrivò insieme al diavolo. Era l’estate del 1984 e il diavolo era stato invitato. Quel caldo torrido, no. […] Era un caldo che non scioglieva soltanto le cose tangibili, come i cubetti di ghiaccio, il cioccolato, i gelati. Ma anche l’intangibile. La paura, la fede, l’ira, e ogni collaudato modello di buon senso. […] Avevo tredici anni quando è successo tutto. Un’età che mi vide sopraffatto e trasfigurato dalla vita come mai prima di allora. E’ passato molto tempo dai miei tredici anni. Se fossi uno che festeggia il proprio compleanno, ci sarebbero ottantaquattro tremolanti candeline sulla mia torta (pp. 7-8).”

Nel 1984, si narra nel libro, venne identificato il retrovirus HIV. Ciò molto probabilmente segnò la fine della tolleranza, riportando a galla la paura del diverso, del diavolo, dei culti satanici, il ritorno all’estremismo religioso. Tutto ciò avverrà anche a Breathed, Ohio, il paesino in cui vive il narratore con il padre Autopsy Bliss con la sua famiglia ‘bizzarra’. In questo paese, rispondendo a una lettera del padre arriva un ragazzino, Sal, che dice di essere il diavolo. Sal stringe amicizia con il protagonista e con la sua famiglia. La famiglia Bliss, già considerata stramba dagli abitanti del villaggio, a causa del nome del padre e per altri motivi, protegge il nuovo arrivato, che guarda caso è anche nero. In seguito il sospetto e l’ira della comunità si catalizzano contro coloro che vengono designati quali portatori del male, incarnazione del diavolo.

La perdita dell’innocenza, la morte, il degrado fisico, intellettuale e spirituale sono i temi dominanti. Le loro manifestazioni, dalla notte dei tempi, allora come ora, distruggono tutto, o quasi, ciò che incontrano con violenza cieca. Così com’è cieca la rabbia dell’ignoranza e del pregiudizio, così è aperta ‘l’autopsia’ l’occhio di chi vede a nudo, oltre le apparenze – ma riuscirà l’occhio innocente e discernente a mitigare la gregaria furia collettiva?

Uno straordinario romanzo, un flusso di coscienza che come la memoria e la coscienza va e viene tra presente, passato, vecchiaia, infanzia, adolescenza, maturità – paradiso perduto, inferno, purgatorio, e forse, forse, paradiso ritrovato…

…la mano nella mano,

per la pianura dell’Eden passi lenti e incerti

presero il loro cammino solitario. (John Milton, Paradiso perduto, Libro XII).

(L’estate, p. 365)

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