Recensioni al massimo: La natura della grazia di William Kent Krueger (Neri Pozza)

di Massimo Ricciuti

Frank, ragazzino tredicenne, vive con i genitori, la sorella maggiore Ariel e il fratello minore Jake a New Bremen, nel Minnesota. Suo padre è un ministro di culto non troppo severo, ma che impone comunque alcuni divieti ai propri figli. Frank si diverte a disobbedire, anche se gli tocca quasi sempre portarsi dietro Jake, detto Howdy Doody a causa delle orecchie a sventola. La torrida estate del 1961 si rivela sin da subito funesta per i cittadini di New Bremen e tale continuerà per tutta la sua durata. La morte si manifesta, infatti, in ogni aspetto, dal più banale al più crudele, segnando per sempre l’esistenza di Frank, della sua famiglia e di tutti gli abitanti del posto.

Bellissimo romanzo di formazione e di crescita, La natura della grazia ha vinto con merito il prestigioso Edgar Award nel 2014. Gli eventi sono narrati dal punto di vista di Frank, che in quella terribile estate perde la sua innocenza ed è costretto, di colpo, a diventare adulto. L’ambientazione nella provincia americana e la storia mi hanno riportato alla mente alcune atmosfere alla Stephen King, in particolare quelle del meraviglioso racconto Il corpo, contenuto nella raccolta Stagioni diverse. Per restare, invece, a un autore di casa nostra, mi viene da citare Eraldo Baldini con il suo romanzo L’uomo nero e la bicicletta blu. Tutte storie di formazione che segnano drammaticamente l’esistenza dei giovani protagonisti e li portano a scoprire la crudeltà degli uomini e del mondo.

Il punto massimo:

Esiste un problema di matematica noto a tutti. Riguarda due treni. Uno parte da una determinata località, per esempio New York, e un altro da un’altra, per esempio San Francisco. I due treni viaggiano l’uno incontro all’altro a velocità diverse. Il problema consiste nel calcolare la distanza coperta da ciascuno prima del momento del loro incontro. Non sono mai stato bravo in matematica e non ho mai sprecato tempo a tentare di risolvere quel problema, però ho dedicato molto tempo a rifletterci, e non sulle distanze percorse dai due treni, bensì sui loro passeggeri. Chi erano, e perché lasciavano New York e San Francisco, e cosa cercavano alle opposte destinazioni? In particolare mi sono chiesto se avessero idea di ciò che li attendeva allo scontro fra i due treni. Infatti ho pensato che viaggiassero entrambi sul medesimo binario e ho immaginato il loro incontro come una catastrofica collisione. Perciò mi è sempre sembrato che non fosse un problema matematico, ma piuttosto una meditazione filosofica sulla vita, sulla morte e sulle sventure. Nella mia vita i due treni di questo problema sono l’estate del 1961 e il presente. E si scontrano ogni anno al Memory Day nel cimitero di New Bremen.

 

 

 

 

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