Sul comodino della Rambaldi: “Biblioteca vivente. Narrazioni fuori e dentro il carcere”

A cura di Ulderico Maggi, Paola Meardi e Cristian Zanelli.

Con una storia di Gianni Biondillo

(Altreconomia Edizioni)

ABCCittà è una cooperativa sociale, un gruppo di professionisti con competenze diverse, esperti in progettazione partecipata.

Biblioteca vivente, nata nel 2000 da un gruppo di giovani danesi, è uno strumento promosso dalla Cooperativa ABCittà che lavora nelle carceri dal 2014 e i libri umani sono persone in carne e ossa da prendere in prestito per la durata di una conversazione che si rendono disponibili a parlare di episodi della propria vita.

Regole per i lettori

  • Per iscriversi alla Biblioteca vivente è necessaria una tessera (gratuita).

  • I bibliotecari sono a tua disposizione per aiutarti a trovare un libro che ti interessa

  • Si può prendere un libro umano per volta. La consultazione dei libri umani non può superare i 30 minuti e il prestito può essere rinnovato solo se non è richiesto da altri

  • I libri umani vanno trattati con riguardo. Non si deve aver paura di essere banali nelle domande, ma la persona che fa da libro umano va sempre rispettata

  • I libri umani non si possono portare a casa

  • A fine consultazione si può lasciare una recensione.

Il libro contiene sei storie narrate dagli scrittori: Gianni Biondillo, Stefania Arru, Matteo Ferrario, Paola Meardi, Massimiliano Maestrello e Martina Fragale e un racconto per immagini.

Gianni Biondillo narra di quando vinse il Premio Fedeli nel 2005 raccontando di un Commissariato nella sua autenticità.

Ci conosci troppo bene” sottolinearono i magistrati in giuria, che probabilmente sospettavano di qualche parente nelle forze dell’ordine, ma lo scrittore ammise che la buona conoscenza era dovuta solo al fatto che a suo tempo avevano arrestato molti suoi parenti.

Li conosceva bene sì, ma dalla parte sbagliata. E non era una battuta.

Era cresciuto in una famiglia di semianalfabeti di Quarto Oggiaro, abitavano in venti in un bilocale che ne avrebbe potuti contenere al massimo quattro. Tra loro c’era chi lavorava onestamente e chi era stato in galera. Il giorno del suo compleanno la madre lo chiamò per fargli gli auguri e lui si scusò di non potersi trattenere al telefono “Scusa ma sto entrando in carcere” la notizia fece il giro del quartiere in fretta e una sciura si informò su cosa avesse combinato suo figlio che sembrava tanto un bravo ragazzo.

Da allora Gianni Biondillo si reca ancora a parlare coi detenuti. Per rompere il ghiaccio e vincere la loro diffidenza racconta di quando era ragazzo e uno di Quarto Oggiaro lo trova sempre. Sono uomini e donne con un mondo di emozioni, dolori, sofferenze e rimorsi che aspettano solo di poter essere ascoltati e le loro esperienze possono essere insegnamenti per tutti noi.

Che il Libro umano sia con voi!

Paola Rambaldi

 

 

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