L’Angelo nero di Kjell Ola Dahl (Marsilio)

Recensione di Raffaella Tamba

Quinto romanzo della serie poliziesca dedicata alla figura del poliziotto Gunnarstranda. Il delitto, le indagini, la suspense, il movente l’assassino, tutti i tradizionali ingredienti del classico romanzo giallo sono qui presenti nella loro forma migliore, moderna e raffinata. Ma Dahl (nella foto) riesce a fare qualcosa in più, riesce a dare a tutti questi ingredienti un’umanità profonda, riflesso delle personalità sensibili e complesse dei personaggi che agiscono sulla scena: ognuno dei protagonisti è connotato da un alone di lieve sofferenza interiore, come un dolore lontano legato al suo passato che gli dà caratteristiche nette molto particolari. A partire da Gunnarstranda, il poliziotto già anziano, marcato da un atteggiamento di distacco ed egocentrismo che lo rende inviso alla maggior parte dei colleghi, ma che è solo la sua difesa contro rimpianti e delusioni che lo hanno ferito; a Frank Frølich, il suo aiutante in tanti casi precedenti, che, oppresso dalla sua personalità, se ne è divincolato cambiando sezione nel corpo di polizia, ma che non riuscirà a respingerlo nel momento in cui Gunnarstranda gli si affiancherà nuovamente; dalla affascinante Vibeke Starum, della sezione Crimini, forzatamente assegnata al controllo di Gunnarstranda, dotata di maturità e sensibilità tali da riuscire a trasformare la prima diffidenza nei confronti del collega in capacità di ascolto e sincera ammirazione; al tirannico commissario Rindal, schiacciato dal dovere di gestire oltre agli ingarbugliati casi che gli arrivano anche le problematiche dinamiche tra i suoi uomini, i loro caratteri chiusi, le loro ambizioni professionali, i problemi personali che ciascuno di essi si porta sulle spalle dalla propria vita privata. Anche le figure che intervengono nella trama come vittime, sospettati o criminali sono caratterizzati da una storia che li ha segnati profondamente.

La trama del giallo è molto particolare: due casi apparentemente indipendenti l’uno dall’altro vengono affidati alle indagini di due dipartimenti diversi, l’omicidio di un poliziotto a quello di Gunnarstranda, la sparizione di un vecchio avvocato a quello di Frølich.

L’omicidio dell’ex collega di Gunnarstranda, da questi recentemente denunciato per violazione del codice professionale, aumenta l’insofferenza dei colleghi verso di lui, come se fosse stata la sua denuncia fredda e rigorosa a provocare l’ulteriore affondamento sociale del poliziotto e di conseguenza la sua morte.

Frølich invece deve indagare sulla scomparsa di un vecchio avvocato segnalata dalla figlia, sfuggente figura dall’animo fortemente provato dalla morte precoce della madre quattro anni prima e da quella recente e violenta del fratello, in Afganistan; perdite che hanno sconvolto la famiglia e che possono verosimilmente aver portato il vecchio padre al suicidio.

A questo punto l’inventiva dello scrittore s’impone nell’originale intreccio dei due casi che, a poco a poco, rivelando elementi comuni per la comparsa del personaggio di un caso nella vita di un personaggio dell’altro, cominciano ad avvicinarsi, come due rette parallele che smettono di correre tali e si inclinano impercettibilmente l’una verso l’altra. Ed il punto nel quale convergono è rappresentato da due donne: una seducente psicologa e una giovane ragazzina nevrotica da lei in cura, le quali rivelano il loro rapporto con tutti i personaggi coinvolti nei due casi.

Le indagini di Gunnarstranda e Frølich inevitabilmente si incrociano e i due ricominciano a lavorare insieme: con insofferenza da parte del più giovane che si rende conto di essere ancora una volta sottoposto al collega per la straordinaria perspicacia e iniziativa di lui e con divertito compiacimento da parte di Gunnarstranda, il cui confronto con i colleghi più giovani, Frølich e Vibeke, lo risveglia per un po’ dall’apatia nella quale la sua vita solitaria sta lentamente affondando.

Con fatica, i tre personaggi collaborano arrivando a poco a poco a trovare i fili che collegano tra loro le vittime, i sospettati e, infine l’assassino; ricomponendo un mosaico fatto di relazioni amorose fugaci e perverse, ricatti, estorsioni e condito di conti anonimi in paradisi fiscali, ingiustificate indagini condotte segretamente da poliziotti senza scrupoli, foto e dati compromettenti custoditi in un computer portatile che scompare misteriosamente, dichiarazioni false da smascherare una dopo l’altra. E, sempre, caratteristica di questo poetico e romantico autore, lo sfondo di un passato perduto, di amori profondi che sopravvivono alla morte della donna amata, di ricordi d’infanzia che riaffiorano nostalgici e pungenti nonostante siano tanto lontani da non bruciare più.

Diventa così, per Gunnarstranda, Frølich, Vibeke e Rindal, quasi doloroso scoprire la verità sulla scomparsa dell’avvocato e sulla morte del loro ex collega; doloroso perché sembra che ogni persona coinvolta nella storia, indipendentemente dal ruolo effettivo di vittima o carnefice, sia comunque sempre contemporaneamente l’uno e l’altro nei confronti degli altri protagonisti.

Questo intreccio di pressioni psicologiche che si sovrappone all’intreccio giallistico, unito alla peculiare tecnica narrativa caratterizzata dall’uso di frasi brevissime e dall’attenzione scenografica per i dettagli, con i quali lo scrittore, concentrando l’attenzione del lettore su elementi quasi insignificanti del quotidiano, genera un vibrante effetto di attesa e curiosità, rendono il romanzo davvero unico ed emozionante.

 

 

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