“La moglie imperfetta” di B.A. Paris (Casa Editrice Nord)

Recensione di Patrizia Debicke 

La moglie imperfetta dimostra immediatamente che l’autrice ha scelto di seguire una trama in sintonia con il suo primo thriller, La coppia perfetta, in cui il lettore si trovava a scoprire le spaventose pecche di quello che, pur con minuscole ma inquietanti crepe sulla facciata, sembrava un matrimonio perfetto. Scopriamo infatti ben presto in La moglie imperfetta che si tratta di un angosciante universo femminile vissuto in prima persona, dove domina l’incubo ossessionante di una invalidante malattia. 17 luglio, dopo una serata tra colleghi insegnanti prima delle vacanze estive, il tempo ci mette lo zampino e abbiamo un incipit che ci regala (ricordate Snoopy) la classica notte buia e tempestosa, con lampi seguiti da fragorosi tuoni accompagnati da acqua a catinelle. Cass, prende la macchina per tornare a casa e, nonostante che Mattew suo marito le abbia suggerito per telefono di non tagliare per la scorciatoia di Blackwater Lane, lei che ha fretta, non l’ascolta e si trova con la sua Mini a percorrere una strada buia e pericolosamente allagata. Attraverso la cortina di pioggia, scorge un’auto ferma in una radura, con una donna al volante. Si ferma subito dopo lungo la carreggiata, ma non scende di macchina per andare a controllare, perché è istintivamente intimorita. Indugia un po’ prima di ripartire, più tranquilla e convinta che se la conduttrice avesse avuto bisogno di aiuto, le avrebbe fatto cenno con il clackson o con i fari.

Al suo arrivo a casa non incontra il marito ma lui le aveva anticipato per telefono la sua intenzione di chiudersi e dormire nella stanza degli ospiti perché afflitto da una spaventosa emicrania. La mattina dopo però nell’ascoltare i notiziari scoprirà che la donna della macchina in sosta nella radura è morta pugnalata. E scoprirà anche che si trattava Jane Walters, una giovane moglie e madre che aveva conosciuto da poco e sperava diventasse un’amica. Nonostante le affannose indagini della polizia l’assassino è introvabile. Cass, che si fa una colpa dell’accaduto, per non essere andata a vedere, tace con il marito e persino con Rachel Baretto, la sua migliore amica, quasi una sorella. Ha paura, teme di essere stata riconosciuta, si sente seguita, sorvegliata e contemporaneamente comincia a dimenticare le cose più banali, tipo regali da comprare, appuntamenti per fare colazione, dove ha parcheggiato la macchina e non riesce più a fare le cose più semplici, le pare di non sapere più caricare la macchina del caffè o la lavatrice. Nonostante abbia solo trentatré anni, nella sua mente serpeggia il dubbio di essere malata di demenza precoce, sua madre è morta per quella malattia – E se quella famosa notte avesse visto qualcosa? Se fosse stata testimone di un omicidio? Atroce dubbio rinforzato dalle strane telefonate mute che riceve quando è in casa da sola. Gli unici ai quali può chiedere aiuto e confidarsi sono Mattew suo marito e Rachel la sua migliore amica. Il suo medico le prescrive delle pillole rilassanti. Lei, sempre più angosciata, non riesce quasi più a farne a meno e vive le sue giornate fuori dal mondo, abulica, sdraiata sul divano, praticamente più o meno ko. E proprio quando Cass si rende conto di avere bisogno che qualcuno l’aiuti e le creda, sente che invece Mattew suo marito pur restandole accanto è sempre più distaccato e ascolta incredulo qualunque cosa lei gli dica. La sua mente scivola verso un lento ma inarrestabile tracollo. Ormai non sa più cosa fare. Per forza, perché quando si arriva a dubitare persino dei propri ricordi, diventa sempre più difficile restare lucidi, non farsi prendere dal panico e, soprattutto, riuscire ancora a fidarsi… Fino a quando miracolosamente un giorno lo “scherzo” di un telefono preclude a un cambio di rotta epocale che, con un geniale epilogo, scoprirà tutte le carte in tavola, restituendole la sua vita. La protagonista (che deve essere fatta di ferro, altro che demenza) è sottoposta per 400 pagine ad angosce, oppressioni, affanni e premeditate torture mentali per tenere in piedi un castello di carta fatto di minacciose bugie. Insomma è schiacciata da un’ allucinante atmosfera da incubo in un sofferto thriller psicologico ben costruito ma che a mio vedere forse si sarebbe giovato di un maggiore compendio narrativo.

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