RubriCate: UNO STERMINIO DI STELLE di Loriano Macchiavelli (Mondadori)

Recensione di Caterina Falconi

A saper frugare sotto le righe, spesso il nucleo tematico di un romanzo è poco dopo l’incipit. Più o meno esplicito, si trova lì, dove l’autore ci conduce per illustrarci il percorso. Condensato in un antefatto, o in un’immagine, dà il la e ritma la trama come una sorta di solfeggio narrativo.

Il nucleo tematico di questo splendido “Uno sterminio di stelle”, del grande Loriano Macchiavelli (nella foto sotto), è la voragine. La buca. Rappresentativa del sottosuolo svelato, del passato sotteso al presente, del buio cuore dell’uomo, degli antefatti criminali e amorosi. Edilizia, architettonica o esistenziale la buca è anche il varco in cui convergono le storie e si abbozza un senso sfuggente alle vicende. Il suo corrispettivo celeste è la “Buca della Giacoma”, una voragine di buio profondo nella stellata, dove precipita un terzo del cielo.

Mai scavare sulle necropoli! c’è il rischio di richiamare in superficie delle forze oscure dispensatrici di conoscenza e di giustizia, e di incorrere nella loro punizione. Un assioma del tutto ignorato dalle moderne mafie infiltrate nell’edilizia emiliana in seguito al terremoto. Ed è al cantiere della Edilsport, impresa specializzata in strutture sportive in odor di mafia, che ha sventrato una vasta area di terra sopra un sito archeologico per costruire un nuovo stadio, che un bel giorno si presenta Rosas il Talpone, a nome della Sovrintendenza ai Beni archeologici di Stato (così afferma), con l’incarico di tutelare eventuali reperti affioranti. Il suo arrivo indispone molto il capocantiere Rosario Delendi (cognome altamente allusivo alla sua propensione a distruggere) e Sante Bonanno, architetto progettista e direttore dei lavori. La costruzione dello stadio infatti sarà fonte di enormi introiti e i lavori non dovranno essere rallentati o interrotti per nessuna ragione, e meno che mai per quattro… no! per le tredici spaventevoli mummie etrusche tirate su dalle scavatrici!

Al ritrovamento della prima, il corpo mummificato di un uomo di altezza abnorme e dagli occhi e il sorriso a fessura, in cantiere si scatena una zuffa tra Rosario Delendi, deciso a risotterrare il mostro venuto dall’inferno e proseguire i lavori e il talpone che invece di antichi mostri rigurgitati dagli inferi vuol trovarne altri. Una zuffa per cui è richiesto l’intervento della polizia. Nella fattispecie, di Sarti Antonio sergente che, coadiuvato dall’attraente agente scelta Prenotato Salvatrice e dall’agente Felice Cantoni, si stava occupando in questura del caso di una bella diciannovenne scomparsa.

La curiosa combriccola di investigatori si ritrova dunque al cantiere alla vigilia di due omicidi le cui vittime saranno rinvenute con i femori spezzati come quelli di dodici delle gigantesche mummie accidentalmente riesumate. Il che suggerirà una pista esoterica che non convincerà del tutto questurini e talpone.

È a questo punto che il lettore arguto, e i lettori di gialli e noir lo sono sempre, non può fare a meno di collegare il prologo (il flashback risalente addirittura al 363 d.C., della fuga di tredici guerrieri sicambri, razziatori e spietati, che tanto rammentano i cowboy di Cormac McCarthy, nella loro attitudine a perpetrare stragi e per la frequentazione dell’orrore che in qualche modo li ha resi, ancora in vita, gigantesche, disumanizzate creature mitologiche) al presente narrato. Che siano, le tredici mummie dissepolte dalle scavatrici del cantiere della Edilsport, le salme di quegli antichi assassini profanatori di centri oracolari?

Il romanzo prosegue così, in un saltabeccare dalla Bologna contemporanea e irriconoscibile all’antichità dei circostanti insediamenti etruschi martoriati dalle incursioni dei soldati predatori. Un saltabeccare addolcito dalle interferenze della voce narrante rivolta al lettore e a Sarti Antonio in una sorta di incessante monologo interattivo che conferisce al libro un originale spessore e una fluidità rara anche nei passaggi da uno scorcio temporale all’altro. Così come con grazia e misura confluiscono l’una nell’altra, si annodano e si parlano le vicende apparentemente scollegate dei protagonisti gettati tra le pagine e benevolmente pungolati dalla penna dello scrittore divertito.

Il mistero della scomparsa di Nanni Rolandina, splendida ragazza dagli occhi cerulei, si intreccia ai loschi segreti del fidanzato Laureato Vitale. Le tredici mummie di Villanova hanno una gemella tumulata in una cripta svelata, guarda un po’, da un’altra voragine, aperta da un crollo di un pavimento nel Santuario della Beata Vergine della Consolazione di Montovolo. Sempre nei pressi del Montovolo si trova una Casa delle Visioni abitata da una matura donna bruna di conturbante bellezza, di cui probabilmente Sarti Antonio è, magari ricambiato, innamorato. Una donna che ne rammenta altre e forse è tutte loro e si aggira nuda come un’apparizione nei corridoi finché il buio non la ingoia bruscamente.

Sarti Antonio, semplice sergente caffeinomane e affetto da colite nervosa, un po’ attempato e senza grandi qualità se non la traboccante umanità, un buonsenso privo di fronzoli e una prodigiosa memoria, è aiutato nelle sue inchieste, o all’opposto ostacolato, da un drappello di singolari personaggi. Di Salvatrice Prenotato, che alterna l’uniforme e un fiorato abitino da bellezza del sud d’altri tempi s’è detto. Mentre i lettori di Loriano Macchiavelli ritroveranno in questo romanzo Rosas il Talpone, quell’irresistibile mix tra un contestatore degli anni settanta, un portentoso intellettuale e uno scroccone della peggior specie, unica vera mente investigativa della situazione e l’agente Felice Cantoni, tutto pervaso dall’amore monomaniacale per l’auto ventotto. Apprezzeranno l’intuito e la cattiveria funzionale di Poli Ugo, archivista zoppo e vice ispettore aggiunto, animato principalmente dalla smania di risolvere l’ennesimo caso per poter archiviare una buona volta la relativa pratica. A questo familiare staff di questurini più archeologo abusivo vedranno successivamente aggregarsi personaggi di collodiana memoria. Come il Gatto e la Volpe, gli agenti scelti Carletti e Pastori, collusi, forse, con i criminali che invece dovrebbero arrestare. Il fantomatico sostituto procuratore Lamandoni Frescobaldi. Il nero e il castano, stereotipati quanto caricaturali agenti dei servizi segreti. La madre lamentosa e il loschissimo padre della scomparsa Rolandina che scomparsa poi non è. Il povero Nadir, detto Marocco, manovale del cantiere di origini africane e poco più che adolescente. E tutta una serie di figure suggestive che paiono emanate dalle montagne emiliane, come Climet e Trebisonda.

In un clima fiabesco e realistico, trasognato e al tempo stesso prosaico, saturo dei miasmi di Bologna e dell’aroma del caffè di cui Sarti Antonio non può fare a meno, Loriano Macchiavelli ci fa strada con disinvoltura raccomandandoci di non dimenticare che ci stiamo muovendo in una città costruita sulla Bologna sotterranea, rifugio quest’ultima di reietti e teatro di antiche sopraffazioni. Ed è proprio grazie al costante sorvegliare con un occhio la storia e con l’altro il presente, la dimensione infera e l’emersa, che i crimini e i delitti di cui Sarti è obbligato a occuparsi si ridimensionano. Agli omicidi di stampo mafioso, alla distruzione di luoghi di inestimabile valore archeologico, fanno infatti da contrappunto i massacri dell’esercito romano e dei suoi alleati perpetrati a scopo di rapina sugli etruschi inermi. All’equivoco operato di alcuni magistrati e agenti di polizia, corrisponde il tradimento di sacerdoti come Aulo, ministro del culto di Aplu e fulgator truffaldino.

Eppure, indifferente all’indegnità dei custodi dei luoghi di culto, che siano i centri oracolari, o le chiese costruite sopra di essi, qualcosa di sacro s’aggira e riluce, genera campi magnetici e schiude il varco a presenze ultraterrene terrifiche o concilianti. È quel che accade nei pressi del Santuario della Beata Vergine della Consolazione di Montovolo, sventrato su un’antica sepoltura e posto sotto una seconda voragine, stavolta spalancata in un angolo di cielo, tra uno sterminio di stelle.

Un romanzo incantevole, questo di Loriano Macchiavelli, sulla ricerca archeologica di senso a un presente deteriorato. Quel senso che può essere restituito solo dalla memoria storica. E, guarda caso, la memoria è la qualità principale di Sarti Antonio, sergente di polizia.

 

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Una risposta a RubriCate: UNO STERMINIO DI STELLE di Loriano Macchiavelli (Mondadori)

  1. patrizia debicke ha detto:

    ottimo

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