“Dammi tutto il tuo male”, Matteo Ferrario (HarperCollins)

Recensione di Elisa Della Scala

Chissà quando succede, pensai. Quando si diventa quel tipo di persona? Una che sa distinguere il male, ma a un certo punto della propria esistenza può ritenerlo indispensabile.”

Il confine tra il bene e il male è sottile, a volte può addirittura sfumare tra le luci e le ombre dell’esistenza. Questo è ciò che accade al giovane “uomo qualunque” Andrea Bertoni, il tranquillo bibliotecario protagonista di “Dammi tutto il tuo male” scritto da Matteo Ferrario e pubblicato da HarperCollins. Con un ottimo incipit, il romanzo racconta in prima persona la vita di quello che in apparenza è un ottimo compagno e un padre perfetto, ma che nasconde il segreto inconfessabile di essere un assassino. Andrea ama profondamente sua figlia Viola ed è proprio per questo amore che arriva a sporcarsi le mani di sangue uccidendo una persona e ritrovandosi a crescere la bimba da sola. Ma lo fa anche per la compagna Barbara, una donna fragile che a causa di misteriosi motivi non è più lì accanto a loro. Per salvarle entrambe dal male, commettendo per paradosso un male “indispensabile”.

Quello che i bambini non comprendono appieno se non quando è troppo tardi, mi dissi, seduto all’ombra sulla gradinata deserta insieme a Viola, è l’infelicità degli adulti, tutta l’oscurità che si portano dentro.”

La piccola Viola attende il ritorno della mamma che forse non vedrà mai più allo stesso modo in cui spera di vedere le lucciole, una magia che appartiene a un mondo perduto. Questa una delle tante metafore con cui il romanzo di Ferrario racconta ciò che accade nelle pieghe della coscienza quando viene a mancare la luce, con una narrazione a tratti cupa come lo è il pensiero del protagonista e le vicende che lo hanno portato nella situazione in cui si trova.

Ma Andrea non è un assassino pentito, tutt’altro.

Non si può tenere lontano il male, restando sempre gentili.”

Questo è ciò che dice di sé in una delle molte delle frasi sparse nel libro che sembrerebbero citazioni e che, fortunatamente, non ne hanno la presunzione né la pesantezza. La scrittura di Ferrario, precisa e affilata, seziona i sentimenti in modo efficace e se non è facile iniziare questo romanzo, è solo perché non è facile entrare in empatia con tutta la delusione che si porta dietro la voce narrante, il disincanto per un amore che voleva salvare e che invece ha apparentemente ucciso.

Andrea dovrà giungere alla fine di un doloroso viaggio interiore per spiegare al lettore e a se stesso i lati più inquietanti dell’animo umano, e ho apprezzato molto il modo in cui i toni della storia seguono l’evoluzione interiore del personaggio. Come le pagine abbandonino progressivamente l’amarezza per lasciarsi andare alla nostalgia e trovare finalmente la comprensione, facendo emergere una struggente e sofferta dolcezza.

Non si resiste all’infinito senza sperare in nulla, e non importa quanto possano essere alte e ben collaudate le difese di una persona. Prima o poi capita di incontrare qualcuno e vedere nei suoi occhi quello che ci manca.”

Una storia che racconta un percorso sentimentale su più piani, non solo quello di coppia. La tragedia che ha spaccato in due la famiglia appena formata di Andrea lo spinge infatti a rimeditare tutte le sue relazioni, compresa quella da sempre difficile con il padre. E anche in questo caso, come nei confronti della compagna, all’inizio i toni sono amari e disincantati.

La verità è che, soprattutto da un certo punto in poi, non c’è molto che un genitore possa fare per un figlio, almeno in positivo. Si tratta di fare meno danni possibile, e limitarsi ad amarlo.”

Ma pagina dopo pagina il rapporto tra i due diventa quasi toccante, soprattutto in una scena in cui Ferrario con poche parole dipinge in modo molto bello l’inversione di ruoli genitore/figlio dovuta alla vecchiaia e alla malattia. Una manifestazione d’amore che finalmente si concretizza in gesti banali, quotidiani, ma che richiedono uno sforzo di gran lunga maggiore delle dimostrazioni plateali.

Mentre lui si reggeva in piedi a fatica, aiutandosi con entrambe le mani, e io gli passavo la spugna sui genitali, pensai al pudore dei miei gesti e del suo sguardo puntato altrove, all’organo sessuale che adesso stavo lavando: era da lì che venivo”.

foto sotto di Gianluca Carraro

“Se ci fosse ancora tua madre sarebbe diverso» aveva detto più tardi, seduto davanti allo specchio a pettinarsi. Il tono non era quello di rimprovero e fastidio con cui ci eravamo parlati negli ultimi anni. Era di scusa, come se mi avesse appena costretto a uno sforzo troppo grande per un figlio, uno spettacolo a cui non avrei dovuto assistere.

[…]

Ma, ripensandoci adesso, è buffo che dopo aver addebitato per anni a mio padre ogni genere di nefandezza, sia diventato a tutti gli effetti un individuo peggiore di lui: non avrebbe mai ucciso nessuno, Bertoni senior, nemmeno se gli avessero ficcato una pistola carica in una mano e la grazia già firmata dal Presidente della Repubblica nell’altra. Era uno che credeva nella giustizia, quella dei tribunali.”

Il romanzo di Ferrario ha un ritmo da page turner. La scrittura onesta, chiara, per nulla ridondante, cattura fino alla fine. Una dote più che apprezzabile in un autore che parla di argomenti difficili (e di questi tempi così tristemente importanti) come il tema della giustizia privata e la violenza di genere senza perbenismo o luoghi comuni. Sono rimasta colpita da questa tragedia non gridata, dal suo tono misurato e profondo.

Dammi tutto il tuo male” è una storia dura ma allo stesso tempo delicata che racconta di modi di amare non lineari, del lato buono del cuore che diventa oscuro quando la vita fa dei giri troppo complicati per non perdere l’orientamento. Ma soprattutto parla della più vera delle banalità: il bene, a volte, deve per forza passare dal male. E lo fa nel modo giusto, visto che queste pagine con le loro domande muovo senz’altro qualcosa dentro.

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2 risposte a “Dammi tutto il tuo male”, Matteo Ferrario (HarperCollins)

  1. pdebicke ha detto:

    Libro particolare

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