L’odore dei limoni – Lettera per una scrittrice

                                                                   di Alessandra Minervini

Cara Goliarda,

quando ti penso sento l’odore dei limoni. Un odore che incornicia le mani, che sa essere infinitamente aspro pur essendo buono. Quando penso a te sento questo odore falsamente ingannevole e gentile, come la tua scrittura.

Mi sei venuta in mente, Goliarda. Tu che da ragazzina sognavi di diventare Jean Gabin, che hai vissuto la svalutazione dell’intelletto femminile in un modo che apprezzo e spero di poter emulare sempre: fottendotene! (Scusa il termine, ma sono cose in cui è meglio azzardare.) Questo è l’atteggiamento che perseguo con la differenza che tu hai lottato, io mi limito a preservare uno spazio dal quale osservare. Fottendomene, con consapevolezza.

Cosa penso della questione femminile legata al lavoro letterario, in particolare? Mi è capitato di sentirmi discriminata, di essere sempre e solo la sorellina della crew, di provocare un certo scioccato fastidio di fronte all’autonomia di pensiero e azione (letterarie)?

Sì.

Come reagisco?

Fottendomene. Come diresti tu. Forse è una forma di presunzione, forse di difesa. Tutte e due. Intanto, osservo e ti scrivo.

PRIMA OSSERVAZIONE: Vita sociale e Social vitali

Osservo menti maschili intelligentissime bearsi di non amare le storie delle donne, sulle donne, con le donne, per le donne. Non importa che siano l’ultima youtubber o un premio Nobel. Certo, ognuno è libero. Mi viene solo il dubbio che questa esibizionistica libertà poi non possa trasformarsi in banalità. Un vero danno per chi scrive, conseguentemente, per chi legge ma oserei dire anche in genere per chi vive: la banalità è il male assoluto. Mi sembra quell’atteggiamento classico del: “Non è colpa tua, sono io” che i sedicenni dicono alle sedicenni per smollarle e prendersi un’altra sedicenne a cui diranno poi la stessa cosa.

Più di una volta, prima e dopo la pubblicazione del mio piccolo romanzo, mi è capitato di osservare gli occhi sbalorditi di scrittori di grandi romanzi incapaci di farsi una ragione che la signorina aveva ambizioni letterarie, o almeno il diritto a esse. E superata la meraviglia per tanto coraggio, costoro presupponevano che la suddetta avrebbe dovuto chiedere consigli, farsi travolgere nel malaugurato vortice del Pigmalione.

Per eliminare i pregiudizi, ho letto, e continuo a farlo, i libri di questi signori. Parlano di donne. A volte in prima persona femminile singolare e in quel singolare, Goliarda, mi chiedo se non ci sia dietro una specie di scherzo freudiano o cosa. Un singolare palleggio, un cinque si schiaccia fantomatico e neanche tanto competitivo per cui la palla, guarda caso, passa sempre tra le stesse mani.

Allora alla domanda ma è vero che le donne devono fare di più e meglio degli uomini? Devono sempre dimostrare di essere più brave? La mia risposta è NO. Possibilmente le donne non devono fare e basta. Sono fuori competizione.

Oppure, seconda possibilità, possono fare le cose tra di loro. Osservo festival dedicati solo alle donne, nei quali io stessa sono stata invitata (in alcuni casi), sentendomi un poco in imbarazzo. Perché quando parlo, io parlo tanto di uomini. Scrittori meravigliosi che ogni giorno mi ispirano, o dei personaggi maschili che ho inventato e a cui, pur odiandoli come “Frankenstein” con la sua creatura (capolavoro scritto da una donna: Mary Shelley), devo molto se non tutto. E l’imbarazzo non cala quando mi chiedono consigli letterari per donne, magari single e senza figli.

Se potessimo tornare a occuparci di meravigliose inutilità come la letteratura e le sue intricate specie, far leggere i libri senza nomi, senza editori, senza etichette e vedere di nascosto l’effetto che fa. Se davvero possiamo stabilire il sesso dei libri. Se possiamo dire che una donna che scrive è pur sempre una donna che scrive, mentre un uomo che scrive è uno scrittore. Punto. E a capo.

SECONDA OSSERVAZIONE: Correnti letterarie e circoli viziosi

Se non sei dentro, sei fuori. Tu Goliarda non ci sei mai riuscita. Che stupida, sei stata. Hai scelto chi amare e dunque chi essere: “Non sono più giovane, non ho tempo. Devo scrivere.”, rispondevi a chi ti proponeva quello o quell’altro circoletto. Non hai abusato di te stessa tra le adulanti correnti letterarie del tuo tempo. Il modo libero e autentico di essere donna della tua Modesta è proprio il tuo.

“No, non sono una donna che si guadagna la vita, sono una donna che guarda dalla finestra e ha una camera per se stessa. Vi ripugna? “Ognuno deve mantenere se stesso”. No queste erano le teorie di mia madre e mi dispiace proprio dirlo, erano rigide, protestanti, e ne ho abbastanza. Se hai la fortuna di avere una zia, un padre che…è la libertà. Sì certo lo so che avanzo una teoria ambigua che si presta a molti fraintendimenti, ma per me non è così. Sono libera e questa libertà la voglio far fruttare”.

E allora mi chiedo, anzi ti chiedo, se la questione è che ci manca fiducia perché non facciamo qualcosa di nuovo invece di spadroneggiare nel vecchio?

Sarebbe bello se per una volta qualcosa invece di accadere, cadesse giù. Giù i silenzi, giù le parrocchiette, giù i soliti giri, le solite lagne, giù le guerre tra poveri. Ci vuole una bella caduta non di stile ma per un nuovo stile. “Sono caduta tante volte, eppure eccomi qua, in piedi, che ti scrivo. Anzi ultimamente sono venuta alla conclusione che le persone che non cadono, in realtà è perché non stanno in piedi”. Anche io cado sempre, cara Goliarda, proprio come te e ci vorrebbe una nuova corrente letteraria, uno stile tutto al femminile perché no?, si potrebbe chiamare: alle cadute da tutte le guerre.

TERZA OSSERVAZIONE: Una donna per amica

“E dove mi posso riconoscere io se non negli occhi, nel passo, nelle emozioni di una donna come me? Come posso imparare a conoscermi se non conosco loro? Le amicizie femminili sono per una donna le più importanti per crescere… i nostri dolori, le nostre assenze, le nostre passività (ricchezza del nostro sesso) come fai a capirle se non le vedi nella pelle, fra le mani, nella curva delle spalle di una donna come te?”

Vi confesso una cosa, amiche scrittrici, non vi conosco. Chi siete? Il noi dovrebbe essere la persona più usata negli ambienti letterari a discapito dell’io. La letteratura è una forma di relazione e la relazione è fatta dalla prima persona plurale. Quindi la domanda giusta è: amiche, dove siamo? Incominciamo a darci del NOI. Sono felice di avere tante madri letterarie, ma sono anche stanca che siano, sostanzialmente, scrittrici non viventi. Non voglio più maestre, desidero amiche. Voglio trascorrere del tempo con loro, fuori dalle correnti, protette dai venti. Voglio poterci augurare di incontrare persone che della nostra luce si illuminino e non che su di essa gettino delle ombre.

Ma intanto, come scrivesti tu Goliarda: “stiro lenzuoli”, sperando che lo Spirito Santo dell’autenticità della reciprocità e della presenza un giorno mi si avvicini. Nel frattempo cerco la pace, e l’odore dei limoni.

Bibliografia:

Goliarda Sapienza, L’arte della gioia, Einaudi, 2008

Goliarda Sapienza, Io, Jean Gabin, Einaudi, 2010

Goliarda Sapienza, La mia parte di gioia, Einaudi, 2013

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in cara amica, chi dice donne dice danno, Uncategorized e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a L’odore dei limoni – Lettera per una scrittrice

  1. Dianella Bardelli ha detto:

    ciao Alessandra, anche a me piacerebbe questa cosa del trovare amiche scrittrice. Se vuoi eccomi…anche io scrivo, non solo poesie come nel blog che vedi, ma anche romanzi, ma sono davvero poco conosciuta (linkedin.com/in/dianella-bardelli-58471b45)
    ciao Dianella

  2. Maria Teresa Valle ha detto:

    Amiche scrittrici io ne ho. Il modo ostile è quello fuori di noi. Per quel che riguarda l’indipendenza economica non sono d’accordo. Non si è indipendenti se si “dipende” da qualcuno. Su queso, mi dispiace, non ho dubbi. Sarò rigida e protestante, ma per me è così.

    • Libroguerriero ha detto:

      Cara Maria Teresa, son sicura che anche Alessandra ha amici scrittrici. Il suo discorso secondo me è più ampio, riguarda la competizione che si innesca talvolta tra scrittrici non amiche, le gerarchie, insomma quei processi che – anziché unirci – ci dividono. Quanto all’indipendenza, son d’accordo con te. (anche se poi bisognerebbe approfondire il tipo di “dipendenza”: tutti in qualche modo dipendiamo da qualcuno, magari anche solo affettivamente. Ciò non significa che poi non ci possiamo affrancare)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...