RubriCate: IL RITRATTO SCOMPARSO di Patrizia Debicke van der Noot (DBOOKS)

di Caterina Falconi

Una serie di orrendi delitti è perpetrata nella zona francofona del Belgio. Bambine bionde rapite, violate e uccise a bastonate sono rinvenute abbandonate come fantocci nei boschi. I crimini vengono commessi, con una macabra ritualità, a distanza di cinque anni l’uno dall’altro. Un mortifero anniversario celebrato da un inafferrabile psicopatico.

Adrienne Lecrouet, pittrice sessantenne quotata e ritrattista contesa nell’alta borghesia lussemburghese, amata dall’aristocrazia, celebre in Francia, artista dotata di straordinaria sensibilità e segnata da un antico dolore, si trova suo malgrado risucchiata per la seconda volta nei luoghi degli omicidi.

Proprio un suo dipinto, il ritratto delle sorelle Marie e Yacinthe, era sparito anni prima dall’elegante residenza della famiglia Massenet a Cavigny, in concomitanza con l’odiosa uccisione a bastonate della figlia maggiore e del sequestro e ferimento della piccola Yacinthe. Un assassinio simile ai successivi nella brutalità e nell’efferatezza, e probabilmente legato ad essi.

Ospite a Clervaux, nella splendida dimora dell’aristocratica famiglia dei von Kammer, la pittrice scopre infatti che il committente del suo ultimo ritratto, l’aitante, fascinoso e un po’ pignolo Edouard von Kammer, nobile di nascita e imprenditore per scelta, è imparentato con la famiglia Massenet. L’architetto Charles de Massenet è infatti sposato a sua sorella Diamante, mentre il giovane von Kammer è perdutamente innamorato di Yacinthe, la sopravvissuta al primo delitto, e avvinto a lei in una relazione resa altamente problematica dal trauma patito dalla ragazza in tenera età.

Da quel momento, punteggiando l’avvincente narrazione diacronica con flashback del passato inerenti ai crimini e brevi incursioni nella mente dell’assassino, Patrizia Debicke (nella foto sotto) prende il lettore per mano e con il garbo dei suoi personaggi lo introduce in un mondo sontuoso che frastorna per la bellezza delle lussuose abitazioni e della natura circostante, con i suoi boschi profondi, le radure, le nicchie riparate da un intrico di vegetali, i suggestivi castelli sullo sfondo. In quello scampolo di terra, incastonato nel Belgio francofono sotto un cielo intensamente azzurro che riaffiora terso dopo ogni temporale, il male si risveglia e spia le gentili famiglie insediate. Sorveglia con animalesca cupidigia la piccola Marianita, figliastra di Charles de Massenet, tanto simile alle bambine stuprate e finite a bastonate, si rintana dentro inaccessibili nascondigli.

Sin dalle prime pagine è evidente che l’assassino seguiterà a colpire per onorare un rituale che lo nutre, appaga e calma.

Il ritorno di Adrienne Lecrouet che, presa in carico dal giovane von Kammer, si sposta assieme a lui da Clervaux a Cavigny, dimora dei Massenet, fomenta la paranoia del maniaco, preoccupato dallo sguardo della pittrice, da quella caratteristica veggenza d’artista che le permette di scrutare l’anima dietro le pose.

D’altro canto Adrienne Lecrouet coglie delle dissonanze nella perfetta esistenza dei suoi ospiti, e inizia a investigare.

Ad aiutarla, nella sua inchiesta privata, è un amico di famiglia ritrovato in una mostra parigina. Il fascinoso ed enigmatico Michail Aldany, braccio destro di un uomo potente, hacker e genio informatico, forse implicato in traffici poco chiari, ma generoso e temerario come al tempo della sua amicizia con il figlio della pittrice, morto a causa di un incidente dopo una lunga agonia.

Intuendosi braccato l’assassino commette nuove nefandezze, ma semina indizi…

Con una prosa elegante e seducente, e un impareggiabile talento affabulatorio, Patrizia Debicke rapisce il lettore trasportandolo in luoghi abbaglianti da esplorare a palmo a palmo. Fin nelle stanze recondite, nei sotterranei di un palazzo o del cuore. Alle descrizioni delle dimore nobiliari, degli hotel di lusso, dei castelli lussemburghesi, dei campi da golf, delle kermesse ippiche, fanno da contrappunto quelle del bosco che accerchia l’abitato con i suoi antri, i nascondigli, l’insidiosa penombra. Così come attorno ai protagonisti, perlopiù biondi, equilibrati e cortesi, si muove una costellazione di figure minori caratterizzate minuziosamente. Le interazioni affettive e sentimentali, che affondano le radici nella storia familiare, sono squadernate fin nei risvolti più imi, oscuri, talora ambigui.

Al pari della sua pittrice la Debicke ritrae l’anima dei personaggi dipinti nelle pagine, e per ciascuno inventa un carattere, una gestualità, un modo di esprimersi inconfondibili che vanno a incastrarsi docilmente nell’intreccio. Quell’intreccio simile a un ingranaggio complesso da cui lo sguardo del lettore, dapprima focalizzato su pochi dettagli, si allontana per coglierne l’infallibile perfezione.

Notevole la bravura di questa regina del giallo storico nel rendere i moti del cuore e le passioni così efficacemente che i lettori piombano in una immedesimazione senza scampo. Parteggiano per i personaggi, temono per le possibili vittime, detestano il carnefice. È infatti impossibile non sperare che Yacinthe superi le sue difficoltà sessuali e si abbandoni all’abbraccio di Edouard. Che la piccola Marianita non cada nelle mani dell’assassino che la spia. Che il labrador ferito ce la faccia…

Una scrittura onesta e audace rimpolpa il solido impianto narrativo di questo ipnotico romanzo. Onesta, perché in essa si capta la scrupolosa documentazione che ha preceduto la stesura. Audace, perché l’autrice non si ritrae dal descrivere, con la stessa esplicitezza, la tenerezza di un bacio, un torrido amplesso, un omicidio efferato, consapevole che la crudeltà, la dolcezza e la passione sono comunque caratteristiche umane.

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