Recensioni al massimo: Ciò che inferno non è di Alessandro D’Avenia (Mondadori)

 

Recensione di Massimo Ricciuti

Federico è un diciassettenne studente di liceo classico, appartenente a una famiglia benestante di Palermo. Il suo futuro sembra già segnato: quello prossimo prevede un soggiorno estivo in Inghilterra, sulle orme di quanto già fatto da Manfredi, il fratello maggiore. Federico non sa, però, che i suoi progetti e la sua vita stanno per essere sconvolti dalla proposta di padre Pino Puglisi, suo insegnante di religione. 3P o Don Pino, come viene anche chiamato, lo invita a dargli una mano per qualche giorno nel quartiere di Brancaccio, uno dei più difficili della città. Dopo alcuni tentennamenti Federico accetta e scopre così una realtà a lui sconosciuta e del tutto diversa da quella in cui è abituato a vivere. Una realtà fatta di disperazione, di povertà, di bambini e ragazzini già perduti e condannati a un’esistenza senza futuro. Eppure il sacerdote è capace di riconoscere anche in quell’inferno “ciò che inferno non è”: perché lui è uno che rompe le scatole, anche letteralmente. Solo che ciò non può stare bene alla mafia, che vede il proprio potere minacciato dalle iniziative di questo prete ribelle. E la mafia conosce un solo mezzo: uccidere, come avvenuto pochi mesi prima con i giudici Falcone e Borsellino.

Questo di D’Avenia è un romanzo che mira dritto allo stomaco, un pugno che mozza il respiro. Contemporaneamente affonda gli artigli nel cuore del lettore, come una bestia feroce, cercando di strapparlo via. Il cuore sanguina, ma alla fine resiste e continua a battere. Un po’ come quello di Palermo, città dalle mille contraddizioni e segnata dalle varie dominazioni che si sono susseguite nel corso dei secoli. Da qui anche i nomi con cui fu conosciuta nella storia: Zyz, il Fiore, per i Fenici che la fondarono; Panormus, Tuttoporto, per i Greci e i Romani; Balarm, per gli Arabi e Balermus, Perla del Mediterraneo, per Federico II, che tale la rese. Un luogo “maledetto” e magico allo stesso tempo, pieno di capolavori da visitare ma anche posti da evitare. Fra i primi, la chiesa dello Spasimo nel quartiere della Kalsa, una delle zone più antiche del capoluogo siciliano. Qui Federico si reca a passeggio con Lucia, una ragazza che l’ha conquistato: è anche per lei se continua a tornare a Brancaccio, nonostante le minacce e i pestaggi subiti. Mi piacerebbe tanto che questo romanzo venisse letto nelle scuole, accompagnato magari dalla visione del film Alla luce del sole, con un intenso Luca Zingaretti nella parte di padre Puglisi.

Il punto massimo:

Accade che un mercato accolga con la solennità di una cattedrale, così è per quello della Kalsa, uno di quei luoghi in cui il profano diventa sacro per eccesso di senso e di sensi. I banconi sono carichi e le urla dei venditori coprono i discorsi. Ci vogliono occhi allenati per vedere le bancarelle del mercato, guardarle senza cercare il folklore, guardarle cercando il dolore. La merce ruggisce. Frutti e fiori danzano un flamenco di colori, tra cielo e terra. Esplodono le angurie, rosse come se avessero intrappolato il succo della terra tutta. I limoni urlano il loro giallo e sono rugosi come la corteccia di un albero. Le zucchine verde pallido si snodano come serpenti innocui. La cesta dei merluzzi sembra piena di lune morte, le triglie infuocano il bianco del ghiaccio che le accoglie, le seppie e i polpi sembrano sul punto di sciogliersi, tanto sono freschi. Le carcasse degli animali paiono crocifissi appesi ai loro ganci. E penzolano le corone di aglio imitando gli impiccati e scongiurando le streghe e il malocchio. Peperoncini a mazzi insieme a gibbosi broccoli, mucchi di origano afrodisiaco, ceste di latta con dentro interiora innominabili. E spinosi ma dolcissimi carciofi e fichi d’india. E ceste traboccanti di olive di ogni colore e consistenza. Gli odori si mescolano e scavalcando rapidamente le narici arrivano dritti al cuore. In quelle cassette e in quei banchi è custodita la storia di Palermo. Troppo ricca e colorata e profumata per non subire saccheggi. L’odio e il dolore di questa città sono una cosa sola. Le bilance di ottone ossidato continuano a soppesare tutta quella merce e quella storia.

 

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2 risposte a Recensioni al massimo: Ciò che inferno non è di Alessandro D’Avenia (Mondadori)

  1. Eugenia ha detto:

    Splendido !!! io voglio leggere dei libri che siano come un pugno violento nello stomaco ! Solo allora sarà davvero valsa la pena di leggerli !! Un libro è come una freccia, scoccata dal più abile degli arcieri, che punta diritto al cuore, ma non uccide ..no..fa rivivere di una nuova vita !!
    Complimenti Massimo Ricciuti !!!

  2. patrizia debicke ha detto:

    Palermo e la mafia, fa pensare

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