Il controsgobbo di Alessandro Canale

Recensione di Raffaella Tamba

Romanzo giallo, sociale, psicologico e di formazione insieme: Canale tesse un intreccio che entra in un tunnel sempre più sordido, estraendo immoralità e perversione dagli ambienti benestanti e generosità ed abnegazione dagli strati più umili e disagiati.

Una trama intrigante, avvincente, ricca di colpi di scena, battute e personaggi di grande originalità che si dipana nell’arco di dodici anni, dal 1988 al 2000 con una tecnica che non è quella della successione cronologica né quella dei classici flashback: è un originale passaggio continuo dal 1988, anno in cui si verifica l’evento che scatena la storia, al 2000; è un andare avanti e indietro in due momenti cruciali della storia di una famiglia del basso ceto romanesco, ambiente di furti, droga e prostituzione, dove per sopravvivere si devono accettare compromessi tra il bisogno e la legalità.

L’autore tesse una trama avvincente, ricca di humour, con personaggi di grande umanità, fra i quali spicca il protagonista, Duilio Sciobbica, detto Mortaretto, figura straordinaria, emblema di chi ha dovuto farsi strada nella vita partendo dal nulla e crescendo professionalmente grazie all’impagabile dote di saper imparare da chiunque avesse una conoscenza da trasmettere, riuscendo così a conciliare una vita onesta, come attrezzista a Cinecittà con un’attività sotterranea di furti abilmente progettati (in gergo, sgobbi).

Un giorno si trova coinvolto in un’impresa apparentemente più grande di lui: studiando i dettagli di un furto ai danni di un furgone blindato, scopre che lo stesso colpo lo stava preparando una delle bande organizzate più potenti e pericolose di tutta Roma. Doveva esserci sotto qualcosa di molto più scottante di quello che aveva immaginato. Il piano andava quindi corretto e integrato: “Affrontarli no, ma fregarli sì. Gli avrebbe fatto un controsgobbo. E, per salvarsi la vita, di colpi ne avrebbe organizzati due”.

Ma qualcosa va storto proprio nello sgobbo che doveva essere solo un diversivo.

Passano cinque anni. Sono anni di pazienza e attesa per Mortaretto che sogna di comprare coi soldi del controsgobbo una casa a Santo Domingo per sé e la moglie, la preziosa compagna della sua vita: proveniente come lui dal basso ceto, aveva dovuto accettare compromessi ben più infamanti, facendo la prostituta fino al giorno in cui, con i soldi a poco a poco risparmiati dal marito, erano riusciti a rilevare una trattoria ormai in chiusura, a ridarle vita e, a poco a poco, successo. Quella trattoria è diventata così il simbolo del loro riscatto sociale e, per questo, il vero e irrinunciabile scopo della loro vita. Ma ci vuole tutta complessa vicenda perché Mortaretto se ne renda conto: ci vuole un altro controsgobbo, quello organizzato contro una banda che ha coinvolto nei suoi loschi traffici l’ingenuo fidanzato della figlia Jessica: la figlia, ribelle, sempre cupa e sgarbata, frustata da esperienze di disisitma risalenti alla vita scolastica, che l’hanno talmente abbattuta nell’idea di sé da trascinarla in compagnie sbagliate e, quindi, nella droga. Ma è la figlia che Mortaretto sente di aver ritrovato, nel bruciante rimorso dovuto alla raggiunta consapevolezza che l’averla tanto a lungo trascurata ha contribuito a perderla:

Se lui non se ne fosse rimasto troppo tempo con l’anima in pace, di quel pancotto che era diventato il cervello di sua figlia se ne sarebbe accorto prima che fosse lei stessa a dirgli ‘Sorpresa! Me drogo e pure de bbrutto!’. Avrebbe potuto scambiarci due parole, portarla a prendere un gelato, un’aranciata o andarci in giro insieme (…). Ma non l’aveva fatto. E adesso il grande Mortaretto si rendeva conto di essere stato solo un povero idiota. Uno che sapeva mettere le mani dentro qualsiasi cassaforte, ma non era riuscito a mettere un dito nella vita della persona a cui teneva di più”.

Questo è il personaggio di Mortaretto, in cui si cala il narratore che è nello stesso tempo esterno ed interno, perché la storia, pur narrata in terza persona, è come fosse riportata da Mortaretto stesso, è vista coi suoi occhi, è interpretata dal suo codice morale: sono i suoi pensieri, i suoi progetti, i suoi ricordi, le sue paure, le sue emozioni a condurre la trama.

Mortaretto è un protagonista di grande profondità spirituale, che a sessant’anni è ancora capace di imparare: imparare ad essere quel padre che non ha mai avuto il tempo di essere, scoprendo così un amore nascosto, quello che poteva dare alla figlia e quello che la figlia poteva dare a lui; imparare che non era stato solo lui a pensare alla moglie, preparando per loro un futuro di lusso e riposo, ma che anche lei aveva pensato a lui, tenendogli nascosti i suoi problemi per costruire insieme a lui qualcosa che potesse risarcirli della vita di stenti e umiliazioni che avevano passato.

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Una risposta a Il controsgobbo di Alessandro Canale

  1. pdebicke ha detto:

    🙂

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