RONDINI D’INVERNO. Sipario per il commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni (EINAUDI Stile Libero, 2017)

di Gabriella Fiano

TRAMA: Napoli, anni ’30, mancano pochi giorni al Capodanno quando, al teatro Splendor, il grande attore Michelangelo Gelmi esplode un colpo di pistola contro la giovane moglie, Fedora Marra. Tutto si svolge come ogni sera, da copione, ma stavolta tra i proiettili a salve ce n’è uno vero. Gelmi si proclama innocente, pur ammettendo di aver ucciso la donna. Il colpevole è servito. Il delitto ha per testimoni i colleghi sul palco e le centinaia di spettatori. Il caso, dunque, sembrerebbe già chiuso. Ricciardi però non ci sta, e nonostante i problemi che attanagliano da sempre il suo animo, in perenne bilico tra il chiudere il cuore all’amore o abbandonarsi finalmente ad esso, riuscirà ancora una volta a portare a termine l’indagine con successo. E forse alla svolta nelle indagini si accompagnerà una svolta nella sua vita sentimentale…

Credo che ogni affezionato lettore di Maurizio de Giovanni, e in particolare delle opere dedicate al commissario Ricciardi, abbia letto, come me, RONDINI D’INVERNO col cuore in gola. Con la consapevolezza che il sipario, citato nel sottotitolo, davvero stia per chiudersi. Terzultima indagine, ahimè, il decimo di dodici romanzi e poi, pare certo, dovremo dire addio a quegli occhi verdi… Ma forse è giusto così. Ogni storia, come un ciclo, è destinata a chiudersi, per restare nel cuore.
Il sipario, dunque, diventa allegoria per i personaggi che abitano il romanzo ma anche per noi lettori. Diventa la barriera tra due mondi: la realtà e il sogno, la speranza e le illusioni. Il palcoscenico del teatro Splendor diventa palco della vita vera. Il sipario si apre sugli spettatori, e su noi che leggiamo, pronti a ricevere le emozioni che gli attori ci regalano. Inaspettatamente, però, assistiamo all’irrompere della realtà nei sogni. E solo quando la tenda si chiude, sogno e realtà tornano a separarsi. L’alchimia si ripete quando sono i personaggi a sognare (pagine memorabili!) e i ruoli si invertono. Nel sogno si è intrappolati. Protagonisti di quello che accade e allo stesso tempo spettatori impotenti. «Il sogno è una maledetta nebbia che avvolge e toglie i punti di riferimento. Riduce la vista, imbroglia i tuoi sentimenti». Ricciardi, con l’inseparabile brigadiere Maione, si muove, brancola in questa nebbia, indaga mentre tutti sono prigionieri dei propri sogni, come fanno le rondini che ogni anno, testarde, tornano ai loro nidi. La nebbia, poi, quella reale, avvolge simbolicamente l’intera città. La vera ed eterna primadonna dei romanzi di de Giovanni. Insieme alle passioni, ai sentimenti, ai turbamenti che convivono in Ricciardi e negli altri personaggi, chi diventa protagonista assoluta è sempre lei: Napoli. I suoi odori, i suoi sapori, le sue voci, che prepotentemente attraversano la cortina di foschia, e restituiscono una realtà che nemmeno l’insolito fenomeno meteorologico riesce a tenere nascosta, a domare. L’irrazionale Napoli, con le sue mille contraddizioni (negli anni ’30 come oggi), dove, come osserva Nelide, tutti ridono, cantano, piangono, ballano, urlano, fanno rumore anche di notte, nessuno si fa i fatti propri. Io la amo questa città, amo quegli stupendi occhi verdi.
Ciao Ricciardi. Anche per me è stato meraviglioso incontrarti ancora una volta…

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Una risposta a RONDINI D’INVERNO. Sipario per il commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni (EINAUDI Stile Libero, 2017)

  1. pdebicke ha detto:

    🙂

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