“Anche gli alberi bruciano” di Lorenza Ghinelli (Rizzoli)

Recensione di Raffaella Tamba

Un indimenticabile romanzo di formazione.

Con uno stile nuovo, deciso e fortemente evocativo, la scrittrice ci accompagna nella drammatica esperienza di Michele, un ragazzo sedicenne che assiste allo sfaldamento della propria famiglia. L’adulterio nel quale sorprende il padre nella prima pagina è una bomba che gli esplode dentro e rade al suolo tutto quello che era stato fino a quel momento il suo mondo: la famiglia normale, i buoni voti a scuola, le amicizie, lo sport. Il quadro di intimità familiare nel quale fino a quel momento era vissuto passivamente e fiduciosamente ora è per lui in frantumi e quei frantumi lo tagliano e lo fanno sanguinare.

La sua infanzia è annientata, l’adolescenza nella quale si stava affacciando timidamente, attraverso i primi turbamenti sentimentali, lo aggredisce con crudeltà, lo trascina in un baratro di amarezza, solitudine e disperazione. Ai suoi occhi tutto è diventato ridicolo e falso, tutti sono ipocriti ed egoisti:

“Non c’è nessuno qua dentro che sia rimasto com’era (…) le cose cambiano e tanto vale farci i conti”.

Così cerca di cambiare anche lui: come gli altri hanno deluso lui, ora con rabbia e rancore cerca di deludere gli altri: il padre, la madre, la maestra, gli amici.

L’unico rifugio che trova è il mondo lontano e inaccessibile del nonno ammalato di Alzheimer, ignorato da tutti, lasciato a a se stesso, chiuso fuori da ogni comunicazione col mondo reale. Bellissime le pagine in cui Michele cerca di dialogare con lui, cerca di riallacciare l’unico legame nel quale sia sicuro di non trovare ipocrisia e malafede. Ci sono momenti in cui riesce ad aprirsi un varco comunicativo con la sua mente, a riaccendere la sua reattività, a trovare la sua mano sia fisica che simbolica, come quando gli ricorda la sua vita di partigiano. È fortemente toccante il momento in cui, cantando O bella ciao, capisce che non è il nonno a dover riaffiorare dalla sua nebbia, ma è lui, Michele, a doverlo cercare nei suoi ricordi, a dover entrare nella sua vita.

Michele ha però bisogno anche di un’altra presenza, ha bisogno di qualcuno che senta quello che sente lui e sa che questa persona c’è, è Vera, la ragazza di un anno in più che frequenta la sua classe. Attraente, misteriosa, isolata, indifferente ad ogni contatto con i compagni, Vera è l’unica a non ridere il giorno in cui Michele si sfoga a scuola, e per il ragazzo quella è la prova che c’è qualcosa che li accomuna. Una decisione improvvisa dei genitori ed un’altra decisione, istintiva e folle del ragazzo, scatenano una serie di eventi che li travolgono come uno tsunami, avvicinandoli a poco a poco nella confidenza delle macerie della loro adolescenza, dei loro sentimenti infantili straziati, di una rabbia potente e irrefrenabile perché “è il dolore che ci apre gli occhi”.

Il finale travolge in una sequenza di scene oscure e violente ed è un incendio, voluto e provocato, che alla fine brucia il passato per tutti e due.

Essi imparano così che, come la fenice, si può rinascere anche dalle ceneri degli alberi che bruciano, “alberi fatti di carne e sangue che legano generazioni e generazioni, alberi genealogici che crescono marci e divorano tutto, pure i loro stessi frutti”. Ma hanno anche capito che a volte può succedere che “una mela cada lontanissima dall’albero, così lontana da osservarlo bruciare, mantenendo intatti i suoi semi, nonostante tutto”. E per fortuna, bruciano anche il dolore e la rabbia e, tenue ma forte, si riaccende una scintilla di fiducia in un futuro che sia solo loro.

Poche volte uno stile narrativo mi ha colpito così per le scelte lessicali ed il ritmo delle frasi.

La scrittrice accoppia soggetti e verbi appartenenti ad aree semantiche diverse creando un effetto straordinario di rara potenza espressiva: “lo sparo sordo delle parole”…”l’urlo così disperato che rompe la rabbia”…“il silenzio ostinato e cupo, che lascia germinare dentro domande infestanti” … “le scuse, scelte comode vestite a festa”.

Le frasi, brevi e perfette, sembrano rotolare trascinando il lettore in una corsa folle dietro le emozioni dei protagonisti.

 

 

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Una risposta a “Anche gli alberi bruciano” di Lorenza Ghinelli (Rizzoli)

  1. pdebicke ha detto:

    Belle recensione

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