I paesaggi perduti di Joyce Carol Oates (Mondadori)

Recensione di Patrizia Debicke

I paesaggi perduti non è il diario di una vita di scrittura e neppure una autobiografia tradizionale ma i frammenti di un delicato diario autobiografico di Joyce Carol Oates una delle più importanti scrittrici contemporanee, autrice di romanzi dalle trame avvincenti e con personaggi memorabili. Un diario, questo, che inanella uno straordinario collage di ricordi, impressioni, piccoli fatti quotidiani importanti o no, pudori e riservati sentimenti familiari, così forti e veri anche forse perché non proclamati con la grancassa .

Joyce Carol Oates non racconta tutto, ma solo quello che lei considera importante, gli episodi che in qualche modo l’hanno segnata. Cominciando dai primi lontanissimi sprazzi dell’ infanzia, addirittura legati ai suoi due, tre anni, ricostruiti da una foto scattata davanti alla fattoria dei nonni adottivi ungheresi Bush, a Millersport, dove doveva vivere la sua famiglia anche perché la depressione aveva messo in ginocchio l’America. Una comunicazione poco più che a gesti con la nonna che cucinava piatti speciali ma non parlava inglese, cosa che invece in qualche modo faceva il gigantesco nonno che prendeva in giro la nipotina.

La vita di un bambino in una fattoria con dei polli che rappresentano un mondo a sé, con Happy un pollo speciale come amico, un pollo femmina, anzi una gallina anche se non come le altre perché domestica e affezionata a Joyce quasi fosse un cane.

Il padre che adora suonare il piano, guardare la boxe, volare e la madre, madre e moglie straordinaria ma che non ha mai superato il complesso di essere stata “data via” dalla vera famiglia, che la Oates descrive sono dei personaggi che sembrano uscire da un romanzo come il fratello, Fred Robin, di cinque anni più giovane di lei a cui dedica il libro, e che le ha sempre dato supporto e affetto in ogni occasione.

E proprio la nascita del fratellino (25.12 .1943) ha guastato un po’ la festa del Natale, ma più tardi ci sarà la scoperta di Alice nel paese delle meraviglie, attraverso lo specchio, per merito di Blanche la nonna paterna che la iscrisse, bambina piccola, alla biblioteca. La scuola rurale con le sue otto classi tutte insieme. Gli avventurosi voli con il padre, esperto pilota, sul Piper Club. L’impatto con la prima morte, quella del nonno minato progressivamente e ucciso da un cancro al polmone. La conoscenza con l’amica di scuola che porta alla scoperta della religione, alla chiesa battista. Poi l’incontro della famiglia Oates, tutti serenamente agnostici fino a quel momento, con il cattolicesimo in cambio del funerale religioso per la nonna Bush…

Torna per Joyce il duro impatto con la morte quando la sua migliore amica, figlia di un grande medico, in crisi di depressione si uccide e la difficile accettazione della sorella minore che, con la sua diversità rappresenta una parentesi familiare pericolosa e triste. L’amore per la scrittura, gli anni dell’università a Syracuse, poi a Madison, con i suoi dogmi letterari e l’insonnia che l’attanaglia, ma dove incontrerà Ray Smith, il suo futuro marito. Il primo racconto pubblicati da una rivista femminile… Il matrimonio, il pellegrinaggio di ricordi nelle varie università dove ha insegnato con Ray, e poi lo scrivere, il successo, i libri. Ma forse il principale protagonista di I paesaggi perduti è proprio il paesaggio, lo scenario di un’America rurale fatta di fattorie, avventure all’aria aperta, duro lavoro, felicità estive, che si è trasformato spesso in uno sfondo per tanti suoi futuri romanzi. Leggendo I paesaggi perduti scopriamo da dove nasce l’immensa fucina di storie conservata dalla mente di Joyce Carol Oates. E… forse la vera fonte della sua scrittura…

Ogni capitolo è intitolato a una persona, a un animale, a un personaggio o a un avvenimento. Vedi “Happy” che va dal 1942 al 1944 e che racconta della amata gallina quasi “cane” o “Alice”del 1947, quando la piccola Joyce rimane estasiata dall’illogicità della storia di Lewis Carrol, e “District School , Niagara County”, New York la sua prima scuola. Per non parlare di “Gite domenicali”, “Dov’è andato Dio”, “I fanali: la prima morte”, “Carimulgo: ricordi di un tempo perduto” o “Le insegne di Fred” importanti capitoli, che fanno vagare l’ autrice nel filo rosso del suo passato.

Una bella storia fatta di tempi e legami per lei molto importanti. Ci sono molte foto in questo romanzo, che appartengono all’album della sua famiglia, mostrate generosamente ai lettori. Istantanee di tanto tempo fa e ritratti più recenti, che mi riportano ai fantasmi dell’infanzia. Chiunque infatti può avere foto simili nei vecchi album di casa.

Un spaccato di vera vita di oltreoceano fine anni quaranta, anni cinquanta, meno patinata di quanto si vede spesso al cinema, ma reale, emozionante, interessante e raccontata con grande umanità da un’autrice brillante, vivace e in grado di farci fare con lei un lungo e intelligente viaggio nel tempo e nella storia americana.

Joyce Carol Oates: Nata nel 1938 a Lockport vicino a New York, Joyce Carol Oates ha scritto più di quaranta tra romanzi, raccolte di racconti e di poesie, lavori teatrali e saggi critici. Ha insegnato per molti anni all’Università di Princeton. Nel corso della sua carriera, ha ottenuto diversi riconoscimenti tra i quali il National Book Award e il PEN/Malamud Award. È unanimemente riconosciuta come una delle voci più importanti della letteratura mondiale contemporanea

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in recensioni, Uncategorized e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...