“Bologna d’autore” di Autori Vari (Morellini Editore)

Recensione di Claudio Guerra

Nelle antologie a tema c’è sempre il rischio, non sempre con accezione negativa, che qualcuno dei partecipanti tenda a uscire un po’ dai confini che dovrebbero essere vincolanti. In questa, che appartiene a una serie di volumi che l’editore Morellini  sta pubblicando da un po’ di tempo in qua, dedicati ciascuno a una diversa città,  l’uscire dai confini, questa volta anche urbani, ha sempre esiti positivi.

Innanzi tutto l’unica cosa banale nel libro la racconta la copertina. Gabriella Kuravilla, che si fa una e trina, ne è l’autrice e inquadra in essa tutta una serie di figurine di conclamata bolognesità: portici, torri, tortellini e compagnia bella. Anche l’orologio della stazione, fermo come lo lasciò la bomba del  due agosto. Come curatrice e autrice essa stessa di uno dei racconti contenuti, sceglie però tutta un’altra linea.

Ma andiamo con ordine, giusto per dare un assaggio di come si è deciso di raccontare la città.

Ad aprire le danze è Andrea Cotti, scrittore e sceneggiatore, bolognese in quanto nativo dell’attuale Città Metropolitana, oramai diviso fra Roma, Bologna e la sua San Giovanni in Persiceto. Ci introduce la canonica storia di un poliziotto sotto le due torri. Un poliziotto con gli occhi a mandorla, assaggio di un romanzo di prossima pubblicazione, e con esso ci racconta una città oramai multietnica suo malgrado. Con i problemi e i drammi che questo comporta.

Marcello Fois, che a Bologna ci è venuto dalla Sardegna e ci è rimasto, diventa un cicerone sui generis e ci porta a fare un divertente giro in tredici tappe per i vari centri sportivi e le attività che vi si possono praticare. Vestendo però i panni di un serial killer dotato di particolare fantasia.

Otto Gabos, altro sardo oramai felsineo d’adozione, si muove in modo picaresco per le strade militarizzate dopo un golpe prossimo venturo, che ha però reminiscenze del presente contingente e di vari episodi del passato.

Deborah Gambetta stravolge quella che potrebbe essere una rimpatriata di ex universitari dell’Alma Mater Studiorum, rievocando una storia agra e violenta fra “fuori sede” stipati in uno studentato dormitorio.

Gabriella Kuravilla e Massimo Laganà, che con Bologna avrebbero poco a che fare, vivono in modi diversi il recente straniamento petroniano in un non-luogo, teatro di piccoli e grandi eventi che sempre meno hanno a che vedere con la reale storia locale. Un luogo di transito dove però perdersi, ritrovarsi e riflettere su se stessi.

Claudio Lolli, celebre cantautore della vecchia guardia, ci svela, in un racconto di formazione, il languore del mare bolognese. Quello che si raggiungeva dalla città in un’ora o poco più con la propria utilitaria già una cinquantina di anni fa.

Loriano Macchiavelli riprende l’ossessione che tormenta i suoi concittadini da qualche agosto in qua, raccontando storie di potere e occultamenti dietro una misteriosa esplosione. Avvenuta però nel 1547.

Valerio Monteventi racconta una vertigine dal basso che non è quella che prese il Poeta stando sotto la minore delle Due Torri. Costruisce una storia che parla di quei diseredati, in costante crescita, che vedono la gente passare dal letto di cartoni sul quale si sono fermati a dormire.

Gianluca Morozzi invece ci incanta con una storia persa nel tempo e nello spazio, quello di una di quelle osterie “dentro porta”, quelle che non sono ancora morte. Con l’apporto gotico, e oggi anche fantascientifico, dei fantasmi di un passato in cui la squadra di calcio cittadina era una inarrestabile potenza.

Giampiero Rigosi rivolta come un calzino il vecchio luogo comune della città deserta ad agosto, antico paradiso per chi vi rimaneva. Il suo è un angosciante cammino per la vie del centro, lungo il tempo che si è perso e tutto quello che si è perduto con esso.

Anche Gianluca Vittorio racconta la città come punto di transito. Quasi il fotogramma di un film noir che si è inceppato nel proiettore, mentre la storia di crimini e criminali che vi si sta svolgendo si porta avanti. Lontano da una Bologna che non c’è più o forse non c’è mai stata.

In questo florilegio c’è quindi più di uno spunto per vedere, rivedere o rivalutare luoghi e situazioni che potrebbero suonare come già note. Anche per chi potrebbe sentirsi una rana già fin troppo consapevole dello stagno in cui sta immersa. Potrebbe sempre giungere qualcuno, magari da fuori, a farti notare che l’acqua del tuo stagno sta bollendo.

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Una risposta a “Bologna d’autore” di Autori Vari (Morellini Editore)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Bologna la grande!

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