WULF DORN

ATTIVITA’: scrittore
SEGNI PARTICOLARI: ha una fissazione per gli abiti neri.
Su di lui: 48 anni, sposato, ama le buone storie, il cinema, la musica e la vita di campagna.

LO TROVATE: su Twitter e Instagram (account personali) e anche sulla sua homepage www.WulfDorn.com e su Facebook ( entrambi i siti sono seguiti dal suo webmaster)

Le tue origini e la tua città.
Sono nato in una piccola città della Germania sudoccidentale. Mio padre lavorava per un canale televisivo, mia madre era una segretaria.
Finite le superiori, ho studiato lingue e poi ho lavorato per una compagnia specializzata in tecnologia. Quattro anni più tardi, decisi che volevo cambare e diventare un terapista-psichiatrico. Avevo realizzato che la mente umana mi affascinava e interessava molto di più dei dati di vendita.
Questa si è rivelata essere la scelta giusta per me , dato che ho poi svolto questa professione per quasi venti anni.
La lettura è sempre stata una parte molto importante della mia vita.
A 12 anni iniziai scrivendo dei racconti e più tardi passai ai romanzi, ma ci sono voluti anni prima di arrivare alla prima pubblicazione. Per quasi 10 anni scrivevo per riviste e antologie fino a quando, nel 2008, “La psichiatra” è diventato un bestseller internazionale.
Oggi sono uno scrittore a tempo pieno e vivo in una cittadina non lontana da dove sono nato. Negli anni ho vissuto in parecchi posti, anche all’estero, ma la voglia è stata sempre quella di tornare nel luogo da cui provengo. È un bel posto, si sta bene, c’è tutto…tranne il mare.
E questo è il motivo per il quale mia moglie ed io adoriamo passare le vacanze in Italia, e naturalmente anche perchè gli italiani sono molto simpatici e ovviamente anche per il cibo (ride ..ndt)

Cosa rispondevi da piccolo, quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?
All’inizio l’astronauta, per colpa di Star Trek. Poi l’archelogo, perché avevo letto i libri di Howard Carter e infine il criptozoologo che avrebbe definitivamente provato l’esistenza di Nessie, il mostro di Lochness.(ride)
Seriamente, penso che esplorare l’ignoto sia stata da sempre la cosa che più mi ha affascinato e che più mi si confaceva.

Partiamo dal tuo ultimo romanzo pubblicato da Corbaccio in Italia, “Gli eredi”. Sei molto bravo a raccontare al lettore i protagonisti di questo romanzo, facendoli muovere con personalità diverse, spesso complesse e contaminate da ombre e facendo scoprire man mano cosa si nasconde dietro alle apparenze. Come hai costruito i personaggi del criminologo Frank Bennelle dello psicologo Robert Winter?
Originariamente Robert Winter era un personaggio di un libro che ho scritto circa dieci anni fa e che non è mai stato pubblicato ( fortunatamente, aggiungo, perchè era veramente bruttino…), però il personaggio mi piaceva molto.
Quando stavo scrivendo “Gli eredi” mi sono ricordato di Robert.
È stato come ritrovare un amico dopo molto tempo. Ho fatto qualche piccolo cambiamento nel suo background in modo che diventasse perfetto per questa storia.
Per me è molto importante conoscere i miei personaggi come se fossero persone reali e , nel migliore dei casi, membri della mia famiglia. Mi aiuta a capire e immaginare come si comporterebbero in certe situazioni. Credo anche che il nome che gli si dà sia molto importante, perché rivela molto della personalità. Ogni tanto nelle mie storie inserisco qualche piccolo “omaggio”: se leggete attentamente, ne troverete alcuni ne “Gli eredi”. Per esempio, il nome Bennell è quello di un personaggio di “Terrore dallo spazio profondo” di Philip Kaufmann, uno dei miei film preferiti, basato sul bellissimo libro di Jack Finney

Nel romanzo si tocca anche il tema della scomparsa: in un paese 163 persone sono svanite nel nulla e una testimone, Laura – che è poi la donna che farà partire gli ingranaggi del mistero – parla di mostri intenzionati a uccidere chiunque trovino. Ci racconti una tecnica per la gestione del mistero, dal momento che tu la sai manovrare con maestria?
Una buona storia thriller è fatta di segreti e sottile tensione.
Per me questi sono gli attrezzi principali per creare una continua suspense, e sono molto più efficaci di fiumi di sangue o di violenza esplicita. Credo molto nel detto che le impronte del lupo sono molto più terrificanti del lupo stesso.

In questo romanzo, oltre a Mia, si muovono dei bambini che subiscono degli straniamenti nel loro comportamento e questo aumenta l’inquietudine del lettore. La stessa Mia trema. È affetta da spasmi, si fa portavoce di comportamenti insoliti che la rendono ancora più misteriosa. Nel precedente romanzo, “Incubo” (Corbaccio 2016) avevi già trattato il tema dell’adolescenza con Simon, un ragazzo difficile, rinchiuso da sempre nel suo mondo, la cui vita subisce un cambiamento improvviso per colpa di un incidente. Da allora soffre di fobie, allucinazioni e sogni che gli devastano le notti. Secondo te qual è l’elemento che rende i bambini e giovani dei soggetti particolari, narrativamente parlando?
Mi piace lavorare con protagonisti giovani. Vedono il mondo con occhi diversi e questo mi affascina. I bambini sono curiosi e , ebbene sì, più innocenti nel loro modo di pensare.
Da giovane, fai un sacco di ” prime esperienze”, buone o cattive che siano.
Ecco, quel loro modo diverso di affrontare queste prime esperienze può essere importante per rendere una storia più intensa.

Parliamo anche del romanzo, “Phobia” (Corbaccio). La protagonista, Sarah, è affetta da una fobia che ne comprende molte altre. Teme di parlare di fronte ai colleghi, teme di sostenere una nuova situazione in cui vengono messe alla prova le sue capacità e teme, in sostanza, di fallire.Pensi che la paura di fallire sia uno dei problemi del nostro secolo? Un secolo nel quali tutti cercano il successo facile e l’errore e il fallimento sono considerati una vergogna?
Sono assolutamente d’accordo che questo sia uno dei grandi problemi della società odierna. Viviamo in una meritocrazia e mi sento continuamente spinto a essere il più forte e ” perfetto” possibile. La mia esperienza come terapista mi ha insegnato che questa è una delle cause principali dell’aumento della depressione e delle paure. Penso che la cosa migliore per combattere tutto questo sia avere consapevolezza di noi stessi, conoscere le proprie forze e le proprie debolezze per scoprire cosa è meglio per noi.
Ci sono un sacco di pubblicità, televisione e giornali, che vogliono farci credere che per essere felici abbiamo bisogno di cose, di oggetti.
Ma non si possono comprare la felicità o una vita appagante.
La felicità è questione di atteggiamento, di mentalità.

Tu hai una fobia?
Oh, sì, ne ho molte (ride). Ho il terrore dei serpenti, non amo le folle e sono un tremendo co-pilota, ma la cosa che mi fa più paura più di tutto sono l’ignoranza e il fanatismo:
quei pazzi che pensano di dover terrorizzare e uccidere in nome delle loro ideologie politiche o religiose.
Questo è il motivo per cui è essenziale che si sostenga l’istruzione per tutti nel mondo. La conoscenza è la cura migliore per i mali e i problemi del nostro tempo.

A pagina 19 fai scrivere a Sarah, sul diario: “Il destino è uno scambista. Fa incontrare le persone solo per poi separarle. E se a lui va, si rincontrano… per vie che nessuno, per quanto dotato di una fantasia sfrenata, arriva a immaginare”. Tu credi nel destino? Ma che cos’è, secondo te, il destino?
Beh, il pensiero di Sara è abbastanza filosofico, ma fa parte del suo personaggio. Personalmente non credo nel destino, se con destino intendiamo un sentiero già scritto dal giorno della nascita. Preferisco credere in un percorso personale dovuto alla libertà di scelta e al potere delle coincidenze. Non importa quello che ci succede nella vita, abbiamo sempre la possibilità di cambiare e di cercare di trarre il meglio. Credo che non avremmo questa possibilità se ci fosse un disegno più grande o un destino. In quel caso saremmo solo delle pedine sulla scacchiera di un essere superiore. Ecco, credo che anche Sarah l’abbia capito nel momento in cui ha chiesto aiuto a Mark. Ha combattuto le sue paure agendo e proprio questo suo sviluppo l’ha resa ai miei occhi un personaggio molto interessante.

Il mondo della scrittura lambisce questo libro, perché la protagonista fa un lavoro da casa che ha a che fare con i libri. A tal proposito riprendo un discorso che abbiamo cominciato in occasione del Festival Nebbiagialla di Suzzara, quando ci siamo incontrati, in particolare quando abbiamo parlato di un atteggiamento molto diffuso, sia in Italia (ti informavo) che in Germania (mi confermavi tu). Sono pochi gli scrittori che portano avanti il loro lavoro con uno spirito di condivisione e con uno sguardo di vera attenzione verso le nuove leve o verso i colleghi. Cosa pensi di questa tendenza all’individualismo?
Beh, come sai è molto difficile guadagnare abbastanza per vivere solo con la scrittura. Al giorno d’oggi è difficilissimo riuscire a essere pubblicati, ancora più difficile di quanto lo fosse quando io ero solo un aspirante autore. E credo che proprio questa difficoltà alimenti il pensiero che gli scrittori siano rivali e non colleghi.
Sono in questo ambiente ormai da dieci anni e una delle cose più importanti che ho imparato è che la collaborazione è una delle cose essenziali per durare come scrittore. Tutti scriviamo perchè amiamo le storie . Se dovessi usare un’immagine, direi che siamo compagni di viaggio sul sentiero accidentato che porta alla pubblicazione, quindi, camminiamo insieme! La vanità e l’auto adulazione non ci porterebbero molto lontano.

Devo farti la solita domanda che ti avranno rivolto mille altre volte: noti differenze tra i lettori italiani e quelli europei?
Tutti i miei lettori sono speciali per me. Tantissime persone gentili che mi mandano messaggi da tutto il mondo. E’ bellissimo, perchè siamo tutti uniti dalle storie e dai libri. Per questo motivo non vedo delle differenze, ma, a essere sincero, gli italiani hanno un posto speciale nel mio cuore perché voi italiani, mi avete sostenuto e seguito sin dal mio esordio e ogni qualvolta vengo in Italia in tour, mi accogliete molto calorosamente. Grazie di cuore a tutti voi!! “Una parte del mio cuore è italiano

E adesso un po’ di domande personali. Raccontaci l’ultima volta che hai tentato invano
Imparare a suonare il piano

Raccontaci l’ultima volta che hai tentato con successo
Riuscire finalmente a suonare qualche accordo al piano

Raccontaci una cosa che ti fa ridere ogni volta che ci pensi
Il nostro gatto

Una cosa che ti fa arrabbiare
Non una cosa ma una persona: Donald Trump

L’ultima amarezza
La Brexit, Eddai, siamo europei, dobbiamo stare uniti!

Qualcosa che ti viene bene
Cucinare ( lo dice mia moglie), aprire scatolette di cibo ( lo dice il gatto) scrivere ,almeno la maggior parte delle volte ( lo dicono i miei lettori affezionati)

Due pregi e due difetti
Credo di essere abbastanzo bravo nell’osservare e analizzare le persone. Sono molto meno bravo quando si tratta di essere paziente.
E sono un terribile giocatore di scacchi

Salutaci raccontandoci il tuo prossimo progetto.
Al momento sto lavorando a un nuovo libro che dovrebbe uscire l’anno prossimo in Germania, e sono sicuro anche in Italia.
Sarà un’altra storia nera con un nuovo protagonista e , i miei lettori forse saranno felici di saperlo, sarà un ritorno a Fahlenberg.
Per quanto riguarda invece la mia vita privata, mia moglie ed io stiamo per costrire una nuova casa. Sarà una casa con solo energia rinnovabile, senza alcun tipo di carburante fossile. Amiamo molto questo progetto e abbiamo fatto tutti i disegni da soli. Volete sapere quale sarà la cosa più bella? I muri saranno isolati con la cellulosa di vecchi giornali e libri, così, una volta che sarà finita, vivremo in mezzo alle parole! Non è fantastico?

Marilù, grazie per l’intervista e per le domande interessanti,
Spero di rivederti presto.

(si ringrazia per la traduzione Cristina Aicardi)


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