“La legge del drago” di Lorenzo Visconti, Amazon

Recensione di Patrizia Debicke

La legge del Drago” è il primo capitolo della serie Dragon, una serie tv che si legge sul tablet, edita da Amazon Publishing. Un primo capitolo a cui, è già annunciato, a luglio farà seguito il secondo dal titolo “Le piume del Drago”.

Lorenzo Visconti, che poi è lo pseudonimo di Paolo Roversi, scrittore, giornalista e sceneggiatore tv, ben noto al pubblico italiano per il suo Radeschi in sella al vespone giallo, perfetto interprete di tante avventure e per i suoi romanzi su Milano Criminale, ci regala stavolta un moderno e movimentato hard-boiled all’americana in salsa meneghina. Siamo sempre a Milano infatti e il protagonista, Lorenzo Visconti detto il Drago, è un ex pugile, un ex ispettore e un ex carcerato che ormai pensa di aver più nulla da perdere e molto invece per cui doversi vendicare. Incastrato malamente di proposito, ha passato otto mesi al “gabbio”, costretto a battersi ogni giorno come un leone. Tornato in libertà per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva ma in attesa di processo – con il suo avvocato ben poco ottimista in merito – non si fida più di nessuno e vorrebbe solo far luce sull’indagine che l’ha fregato e scoprire chi l’ha tradito.

Il nostro Drago, (nomignolo indovinato preso dalla bella canzone di Gaber: Il mio nome era Cerutti Gino) è un personaggio decisamente particolare. Uomo disilluso, amaro, che conosce bene la sua città e i suoi tanti problemi, esplosi soprattutto durante la frenesia edificatrice del pre-Expo, fra cantieri, grattacieli e malaffare.

Ciò nondimeno, per lui, il muoversi per Milano ora che non ha più un distintivo, si rivelerà duro e molto pericoloso, perché l’indagine, lasciata in sospeso e in cui ha sbattuto il muso, cela nei suoi meandri un pericoloso e venefico vaso di Pandora, a cui fanno capo oscuri interessi e intrighi dei potenti.

Senza denaro in tasca per vivere e nessuna prospettiva seria all’orizzonte, il Drago decide di sfruttare la sua capacità di picchiatore e il suo intuito, lavorando più o meno legalmente. Ciò nonostante si troverà coinvolto in un’indagine su richiesta di Lara Serrano, una ex collega a cui tiene molto e a reclutare, in veste di collaboratore, Jamel Blanchard, un francese dalla pelle scura, di origine africana, ingegnere aerospaziale, genio dell’informatica, in grado di superare qualunque barriera elettronica, ma che sopravvive in Italia gestendo un negozio di phone-center.

Perché il Drago, che nel profondo, crede ancora ad una vera giustizia, si troverà a seguire un’indagine per aiutare Lara a scoprire cosa c’è dietro la morte di una ragazzina e a collaborare con Jamel, intelligente hacker collaudato. Una giustizia tutta sua per un’indagine che lo porterà con i suoi amici a scardinare finalmente certi rapporti di alcuni ambienti in vista della città.

Due voci narranti Jamel (Jam) e Lorenzo Visconti (Il Drago) che si alternano integrandosi perfettamente per una storia intrigante e veloce, come il suo principale protagonista. E proprio il rapporto personale tra Jam e il Drago, tra sarcastiche battute, confessioni da street food e inattesi gesti, talvolta persino affettuosi, fa parte integrante della narrazione.

Insomma questa nuova serie spacca tutto, con impatto e ritmo cinematografici funziona e convince con la indovinata umana dis-umanità del protagonista, il Drago. L’invincibile giustiziere che fila come un razzo, in sella alla sua Ducati, che trangugia Fernet, che per piegare i reticenti non lesina qualche schiaffo ma che sa sempre dimostrare gran cuore a chi se lo merita.

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