“L’arte di morire” di Anna Grue (Marsilio, collana GialloSvezia)

di Raffaella Tamba

Due delitti, a distanza di un anno l’uno dall’altro, personaggi comuni ad entrambi, legati tra loro nel presente, nel passato più recente e in quello più remoto. Relazioni interpersonali profonde, incisive, capaci di scolpire personalità più o meno fragili nel bene e nel male, perché la fragilità, per l’autrice, è, in fondo, una caratteristica comune a tutti.

Una perfetta atmosfera di suspense introduce il personaggio che sarà la prima vittima della storia, l’anziana Ingegerd Clausen, tormentata dalla mancanza di un rapporto positivo con la propria figlia, scultrice alla continua ricerca di un successo che sembra non arrivare mai. La distanza tra loro è così incolmabile che la donna è costretta a placare il desiderio di essere vicina alla figlia, semplicemente recandosi nella sua casa, fra le sue cose, quando lei è assente. Ma l’ultima di queste visite furtive le sarà fatale.

Il suo omicidio, al quale fa da contorno la feroce distruzione di tutte le opere d’arte presenti nello studio della figlia, determina l’entrata in scena di una bellissima figura, l’ispettore di polizia Flemming Torp, protagonista della prima parte del romanzo che si chiude, dopo l’interrogatorio di Kamille e le prime elaborazioni dell’indagine, senza arrivare ad una conclusione. Cala il sipario e, dopo una sorta di intervallo, magistralmente reso da brevi articoli di giornale che citano l’episodio e le sue conseguenze nei mesi successivi, si apre la seconda parte del romanzo, ambientata poco più di un anno dopo.

L’autrice introduce il nuovo protagonista, Dan Sommerdahl, che era stato legato a Flemming da una lunga e profonda amicizia; amicizia che ad un certo punto era stata segnata da un evento abbastanza tipico, il passaggio di una donna dall’uno all’altro; in questo caso da Flemming a Dan. Ma l’autrice è troppo originale per cadere nella trappola della banale rottura di un’amicizia a causa di questo; il loro rapporto era rotto in un momento successivo, per motivi di lavoro, per l’invadenza di Dan nella vita professionale di Flemming. L’omicidio di Ingegerd Clausen, che dopo un anno non ha trovato ancora soluzione, offre a Flemming l’occasione di riallacciare il rapporto con l’amico: nell’intimità della casa di Dan, nella quale dopo un anno di silenzio, Flemming trova finalmente il coraggio di tornare, si percepisce calore umano come forse in nessuno degli altri ambienti della storia. Forse perché, lì, c’è la riconciliazione, il perdono richiesto e concesso, la rara capacità di sanare ferite con pallide cicactrici, piuttosto che lasciarle bruciare aperte: “Flemming era tornato, l’ordine del mondo era stato ristabilito”. Flemming non si scusa solo a parole ma soprattutto coi fatti, dimostrando di aver saputo cambiare prospettiva, controllando il proprio egocentrismo, per un obiettivo più importante: la verità. Così chiede di nuovo l’aiuto dell’amico.

In questa seconda parte, l’ambientazione si sposta da Christianssund alla vicina Isola dei Sospiri, dalla realtà alla fantasia di un reality organizzato da una rete nazionale danese: otto personaggi di spessore pubblico in vari campi vivranno per quattro settimane nell’isola, senza alcun contatto con l’esterno, ripresi 24 ore su 24. Il reality, intitolato Caccia all’assassino, ha una connotazione particolare, quella di un giallo nel quale saranno coinvolti i telespettatori: ogni settimana, il pubblico voterà uno dei personaggi che dovrà essere eliminato, ucciso; un detective, Dan, dovrà trovare l’assassino. Il copione verrà scritto in tempo reale, di settimana in settimana, da un’affermata scrittrice di romanzi gialli, Lilli Larsen. L’idea del reality di argomento giallo ha uno scopo ben preciso per l’autrice, quello di celebrare il genere:

Dobbiamo mantenere le distanze, dentro di noi, e non confondere la finzione con la realtà. La distanza è quella che ci serve per accettare che il crimine sia intrattenimento: è il presupposto su cui si basa la letteratura gialla. Quando poi se ne fa un programma d’intrattenimento da prima serata, il limite del macabro è stato ampiamente superato”.

Tra i personaggi che partecipano allo show, ritroviamo Kamille Schwerin, che ha saputo nel frattempo trasformare la morte della madre in un motivo di successo artistico, sfruttando le fotografie dello studio devastato nel quale era avvenuto il delitto. Proprio la sua presenza rappresenta l’oggetto della missione che Flemming ha affidato a Dan, quella di osservarla per cercare di cogliere indizi che gli permettano di far luce sul vecchio delitto.

Nell’isolamento che caratterizza il reality la scrittrice offre a tutti i personaggi il proprio ‘monologo’ sulla scena: calandosi in ciascuno di essi, scava nel loro passato, nelle loro sofferenze, nelle cicatrici e nelle piaghe ancora aperte, offrendoci tanti narratori interni che sviluppano una parte della storia dalla loro prospettiva, rivelando un caleidoscopio di emozioni umane, di bisogni, di fragilità e di forze inconsce che formano la complessa personalità dei vari protagonisti.

Un giorno di ambientazione e lo spettacolo può cominciare. Pochi giorni di riprese continue e, finalmente, la sera in cui il pubblico sceglie la prima vittima, l’omicidio è compiuto realmente. E, fatalmente, la persona che il pubblico voleva venisse uccisa nella finzione, è trovata morta nella realtà.

Lo spettacolo è sospeso e cominciano le indagini reali e al detective dello show si affianca l’ispettore di polizia.

Ma il filo delle indagini sarà condotto da Dan, che è subentrato a Flemming come protagonista assoluto perché coinvolto direttamente nella vicenda. Come esige la struttura del giallo classico, ogni persona aveva un fondo di rancore o insofferenza per lei e, di conseguenza, è sospettabile e l’omicidio è per Dan un “labirinto imperscrutabile, le cui pareti si spostavano di continuo: ogni volta che gli sembrava di intravedere una possibilità, questa scompariva dietro le altre”.

Dan capisce di essere al centro di una rete di rapporti interpersonali che affondano le loro radici nel passato più remoto. Ogni persona è potentemente umana, perchè ogni tradizionale aspetto negativo della personalità, invidia, gelosia, egocentrismo, arroganza, superficialità, nasce da ferite antiche, mai superate.

Alla fine i tasselli trovano improvvisamente la loro collocazione e Dan arriva ad individuare l’unico vero assassino, assassino tre volte. Ma non aveva mai meditato l’omicidio, tutte e tre le volte ha agito per errore, per paura, per disperazione, ma soprattutto per una ferita antica, profonda, mai guarita, una ferita che ha bruciato sotto la pelle per anni, fino a farlo impazzire di dolore fisico e mentale.

Per questo probabilmente l’assassino non è un vero assassino, è un assassino…per caso…per reazione impulsiva, quella reazione impulsiva che domina la vita di ciascuno di noi e che, nei casi più banali e frequenti, si concretizza in un tradimento isolato, in un litigio, in un licenziamento, in una separazione; quando però si verificano certe circostanze, quando il passato che ha colpito ritorna all’improvviso, inatteso e bruciante, allora quella reazione impulsiva può sfociare in una tragedia.

Permea il romanzo una velata denuncia, da parte dell’autrice, del mondo dello spettacolo oggi forse troppo: sfondo reale e sfondo virtuale diventano due dimensioni non più parallele ma ripetutamente incrociantesi e sovrapponentisi e, rompendo con quella che sarebbe stata una storia prevedibile, l’esperienza sul set che influenza la vita reale, l’autrice sceglie di far prevalere la vita reale su quella costruita per lo spettacolo. È la storia ‘vera’ che s’impone sullo show, e lo “show must not go on”, perché conta di più la vita vera.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in recensioni, Uncategorized e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a “L’arte di morire” di Anna Grue (Marsilio, collana GialloSvezia)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Fa pensare

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...