Homeland

di Corrdado Ravaioli

La versione statunitense, avviata nel 2011, ha incantato il pubblico facendo incetta di premi nel corso delle prime due stagioni, dominate dalla coppia di protagonisti, Claire Danes e Damien Lewis (che attualmente giganteggia in Billions). Nonostante tutto è riuscita a resistere sul lungo periodo grazie a un cast affiatato (in particolare Murray Abraham e Rupert Friend) e un team di sceneggiatori abili e rielaborare i mutamenti in atto nello scacchiere politico internazionale. Il tutto al netto di probabili licenze poetiche che forse solo un analista sarebbe in grado di contestare.

Spionaggio, intelligence, terrorismo e sicurezza nazionale. Sono alcuni dei temi cardine della serie cult Homeland, in arrivo con la sesta stagione su Sky. Si tratta dell’adattamento americano della serie israeliana Hatufim, creata da Gideon Raff.

Carrie Matheson è un agente della Cia impegnato in missioni ad alto rischio in alcune delle zone più calde del mondo sul radar geopolitico mondiale. Se il tasso di rischio sul lavoro non fosse abbastanza alto, gli autori hanno dato alla protagonista un amico scomodo: soffre di un disturbo bipolare e deve seguire una prescrizione rigida, che verrà puntualmente disattesa. Attraverso le esperienze di Carrie, abbiamo un osservatorio privilegiato sulle dinamiche dell’agenzia e la gestione dei rapporti con i paesi esteri, con tutto ciò che ne consegue: spie, doppiogiochisti, gruppi integralisti votati al martirio, killer spietati, ma anche politici corrotti. E qui sta uno dei segreti della serie. I temi trattati, toccano alcuni nervi particolarmente sensibili nell’immaginario collettivo. La paura inconscia di un attentato sta diventando un sentimento diffuso, e la cronaca lo dimostra con drammatica puntualità. Questi argomenti diventano ancora più evocativi quando le vicende si spostano dal Medioriente all’Europa, come accaduto nel quinto capitolo della serie, quando il focus della storia era ambientato a Berlino.

Nell’ultima stagione, in arrivo su Sky Atlantic, le vicende si svolgono prevalentemente negli Stati Uniti. Il Presidente neo eletto, la prima donna nella storia del Paese, si trova ad affrontare un potenziale attacco ancora prima dell’insediamento. In un crescendo di colpi di scena, i protagonisti così come gli spettatori, saranno costretti a diffidare di tutti, anche coloro che dovrebbero essere i cosiddetti “buoni”. In Homeland la dicotomia buono/cattivo è tutt’altro che semplice da riconoscere.

Unico neo della serie è rappresentato dalla necessità di stupire, dettata forse dalle leggi del mercato seriale. Di anno in anno, per mantenere alto l’interesse del pubblico le storie rischiano spesso di trascendere il verosimile e Carrie Matheson potrebbe assomigliare a una Jessica Fletcher dello spionaggio, visto che ogni nuova missione accade un disastro o muore un collega. Ma siamo comunque davanti a una serie eccellente, che mantiene le premesse di fondo. Intrattenere, magari con qualche brivido, e facendo anche riflettere.

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