La Compagnia delle Piante” di Ludovico Del Vecchio (Elliot)

Recensione di Claudio Guerra

Alla compagine dei protagonisti di romanzi “gialli” mancava forse solo un Vermeer di nome Jan. Ma non stiamo parlando del pittore, bensì di un normale poliziotto della questura di Modena che di nome completo fa Jan De Vermeer.

Una vita di routine, con la sola soddisfazione di impiegare il proprio tempo a rimpiangere le cose perdute del proprio passato: i genitori, un fratello, un cane di nome Pagliuca e un paio di amori. Questo fino al momento in cui decide di darsi una mossa e cominciare a ripulirsi dentro a partire dal  garage di casa, dove sono rimaste a marcire le memorie di famiglia. Dimenticate e non condivise a causa del lento allontanarsi l’uno dall’altro conseguente alla prematura scomparsa del fratellino. Fra vecchi giornali belgi, paese di origine del padre, uomo di umili origini che aveva sposato, a tradimento, una modenese di buona famiglia, e foto di parenti senza nome e senza storia, vengono alla luce due tesori. Una vecchia bicicletta Legnano e una vanga. Da questo ritrovamento scaturiranno due nuove passioni che lo riporteranno ad amare la vita. Se non fosse che nella torpida Modena è sbucato un serial killer che ammazza la gente con un coltello da norcino, di quelli con i quali si sgozzano i maiali, e lo fa dopo aver fatto pervenire tre lettere di minacce al morituro. E il nostro Ian ne ha già ricevuta una.

Ma andiamo con ordine. Grazie alla bici il nostro poliziotto scoprirà il piacere di essere un ciclista, quello sforzo fisico che porta finalmente da qualche parte. La usa per andare al lavoro, per bighellonare, per stancare il fisico al fine di impedire alla mente di posarsi su pensieri negativi. In uno di questi giri incontra Anna, una assistente sociale che non ride mai. A causa di un passato che le ha lasciato profonde cicatrici, sul corpo e sull’anima. La aiuta a riparare la sua bicicletta, alla quale era caduta emblematicamente la catena, e insieme si ritroveranno a riparare le loro esistenze.

In questa favola c’è anche un oggetto magico, la vanga, e un gatto, uno quelli che ti adottano a tua insaputa ma che ci mettono poco a farti sentire lieto di essere stato adottato. Ritrovando la vanga fra il ciarpame del garage, Ian aveva trovato anche l’idea su come utilizzarla: divenire il giardiniere pirata delle aree incolte che incontrava pedalando per la città. Per mettere ordine e bellezza nella desolazione esteriore, visto che non riusciva a rimediare a quella interiore. Con l’arrivo di Anna, oltre al turbamento che il nuovo amore gli instilla, trova anche una complice al suo progetto di “guerrilla gardening” e insieme danno forma a “La Compagnia delle Piante”. Quella del titolo. Anzi, divengono gli iniziatori di un movimento di giardinieri notturni e clandestini che, come terzo adepto, recluterà proprio quel serial killer che nel frattempo aveva infilato la prima delle sue lettere fatali nella buchetta di Ian. Ma questo il poliziotto non lo sa: lo sappiamo noi che stiamo guardando quello che sta accadendo in quel di Modena, a volo d’aquila e con occhio di falco.

Questo è l’inizio di una storia che si dipana in modo inatteso, senza però mai divenire un vero thriller mozzafiato, pur mettendo in scena il campionario e le situazioni tipiche di molti romanzi di genere. Assestandosi più come una bella storia sul Destino, come trovare il proprio o come cercare di sfuggirgli. E questo è sicuramente un destino migliore.

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Una risposta a La Compagnia delle Piante” di Ludovico Del Vecchio (Elliot)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Sempre interessanti le scelte della Del Vecchio

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