Sul comodino della Rambaldi: Clessidra di GIANFRANCO SPINAZZI (Tragopano Editore)

 

 

Gianfranco Spinazzi vive e lavora a Venezia. Ha debuttato col romanzo Le fototette – Edizioni Supernova con cui ha pubblicato anche AAA Venezia cercasi e Foghera a Venezia – C’erano una volta i cinematografi (finalista Premio Calvino), con Il Filo Editore ha pubblicato inoltre Attenti a quei due e Cartoline e carichi pesanti (Targa Premio Letterario Internazionale Città di Cava de’ Tirreni).

Nati a poche decine di chilometri l’uno dall’altro tra Leonardo e Michelangelo c’erano 23 anni di differenza, Da Vinci nacque il 15.4.1452 e morì il 2.5.1519 a 67 anni, Buonarroti nacque il 6.4.1475 e morì il 18.2.1564 a 89 anni.

Michelangelo negli ultimi vent’anni si dedicò quasi esclusivamente all’architettura, Leonardo restò al servizio dei duchi di Milano per poi spostarsi in Veneto, Umbria e Romagna e rientrò a Firenze nel 1503 con l’ incarico di dipingere la Battaglia di Anghiari nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio dove ebbe modo di lavorare gomito a gomito col giovane Michelangelo.

Si racconta che incontrandolo sul Ponte Vecchio il Buonarroti si fosse mostrato irriverente e che il Da Vinci in tutta risposta gli avesse piegato una moneta tra due dita.

Clessidra è una storia sui due geni che non ti aspetti.

Il professor Stivale che tiene appesa dietro la scrivania la gigantografia di due natiche femminili, rifiuta di dire a chi appartengano e mette in subbuglio il mondo dell’arte sostenendo che la Gioconda sia stata dipinta da Michelangelo e non da Leonardo.

I due artisti intratterranno per un breve periodo una stretta frequentazione. Oltre l’attrazione fisica e la passione per l’arte molto li accomuna, se Michelangelo è sospettato di aver ucciso la madre che lo avversava, di Leonardo si pensa che abbia ammazzato la giovane matrigna.

La passione tra i due è forte e pericolosa, la sodomia a quei tempi è punita con l’evirazione, così dopo un’intensa frequentazione le loro strade si dividono, e mentre Leonardo torna creare catapulte e armi da guerra per Ludovico il Moro (pare avesse ideato anche una macchina masturbatoria richiestissima perché lasciava le mani libere) mantengono contatti epistolari.

Alla morte di Lorenzo il Magnifico, Michelangelo si riduce a vivere in un capanno dove lo rintraccia Lisa Gherardini per commissionargli un ritratto.

La giovane sta per sposare un vecchio e vorrebbe conservare il ricordo delle sue giovani fattezze in un dipinto a mezzobusto con dei cipressi di sottofondo.

Il Buonarroti inizia il dipinto su una tavola in pioppo ma dopo tre sole pose Lisa sparisce, i giorni passano e dopo vane attese è costretto a ricordare a memoria le fattezze della misteriosa ragazza e a lavorare d’immaginazione.

Leonardo intanto abbandona la sua Ultima cena a Milano per rivederlo.

Il fatto di aver dipinto gli apostoli senza aureola in città ha fatto scandalo.

A Firenze ha modo di apprezzare il ritratto di Lisa ma l’accoglienza di Michelangelo è fredda.

Che si sia invaghito di questa indecifrabile modella dal sorriso ambiguo?

O è solo angosciato dagli ultimi due sanguinosi delitti per cui è appena stato torchiato dal magistrato? E questa Lisa che fine ha fatto?

Che la Monna Lisa sia con voi!

Paola Rambaldi

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