Twin Peaks 3, la delusione

di Marilù Oliva

Lo dico con immenso dispiacere e lo dico da fan di David Lynch. Trovo irritante la terza stagione di Twin Peaks (sviluppata e scritta da Mark Frost e David Lynch nel corso di diversi anni e diretta interamente da Lynch) da quanto è lenta e mal recitata (son peggiorati questi attori, con il tempo, o ho esagerato io a crederli dei fenomeni negli anni Novanta? O forse semplicemente, più che recitare, interpretavano soltanto dei tipi umani conturbanti e la giovinezza, unita alla bellezza e alle situazioni struggenti, rendeva il gioco incredibilmente semplice?). Gli effetti speciali sono ridicoli, prevedibili, quasi infantili (risalenti a un’infanzia del cinema), la sfera onirica è obsoleta e rinuncia a nuove suggestioni perché rincorre meccanicamente le vecchie.

Ho provato ad appellarmi a un forzato anacronismo come scelta stilistica della regia, ma il risultato continua per me ad essere svilente. C’è chi sostiene che la serie non vada letta come continuum delle precedenti, ma come traguardo importante del percorso di un artista – David Lynch, della cui grandezza nessuno dubita – che ha cominciato la sua carriera quarant’anni fa, con il film horror Eraserhead, divenuto cult del circuito underground.

Può essere. Ciò non toglie che io come spettatore abbia anche il diritto di esprimere un giudizio.

La vicenda si svolge lenta, lentissima. Sono arrivata solo alla quarta puntata ed è presto per dire se la struttura narrativa funziona: fino ad ora non mi ha convinta. Certo manca la ricchezza umana della prima stagione (e, in parte, della seconda), il desiderio di far scattare nello spettatore quella curiosità quasi morbosa che rendeva irrinunciabile il suo appuntamento settimanale con le cime gemelle. Mi piange il cuore a dirlo, ma è la peggior serie che abbia visto negli ultimi due anni. Come se non bastasse, nelle prime quattro puntate è quasi assente la musica, co-protagonista indiscussa delle prime due stagioni. In queste, oltre  alla bellissima colonna sonora di Angelo Badalamenti – ripresa, nella nuova stagione, solo nella sigla e in pochissime scene – si puntava soprattutto sul contrasto tra una musica ballabile e piacevole come lo swing e l’inquietudine delle situazioni. Oggi, invece, la musica latita e questo crea nello spettatore un effetto ancora più grande di abbandono.

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in serie televisive, serie TV, Uncategorized, z. cinema e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

10 risposte a Twin Peaks 3, la delusione

  1. eugenia borghi ha detto:

    Grazie Marilù non la guardo. In verità non riuscivo a guardare nemmeno quella di tanti anni fa anche se riconosco che David Lynch è sempre stato un grande. :))

    Eugenia

  2. patrizia debicke ha detto:

    Non lo guardo neppure io e dopo averti letto, non lo guarderei comunque. Grazie

  3. Susy ha detto:

    Ho raccontato le stesse sensazioni ad un’auditrice che il fenomeno Twin Peaks 91/92 non l’aveva seguito.
    Attendevo la serie, attendevo il susseguirsi inarrestabile di emozioni forti che l’ambiente, i personaggi, le musiche, il fermo sui particolari mi aveva trasmesso da adolescente….
    Sarà che i “teen” li ho lasciati al precedente millennio, sarà che la mia testa adulta ha cambiato gusti, sarà la mia voglia di ottimismo in questa epoca buia, ma caro il mio David, hai aspettato 25 anni per tirare fuori dalla naftalina il tuo vestito della domenica senza renderti conto che quel vestito è antiquato… e la naftalina ti lascia una scia nauseante al tuo passaggio.
    Perlomeno ci hai provato ma io non ti seguo più, resto ancorata nel mio presente e sorrido al mio essere stata.

  4. Concordo. Anche per me è orribile, per varie ragioni. Purtroppo, ha dato origine a una nicchia di fan estremamente aggressivi e intolleranti, come impara a proprie spese chi mette il naso nei forum che infestano. Ed è questo integralismo l’aspetto della faccenda che più mi colpisce. E lo ammetto, mi inquieta. Quanto a Lynch, nulla da dire sulle sue cose passate (ma per me genio non è mai stato) che qui per altro non dovrebbero c’entrare, perché un prodotto dell’ingegno si giudica per quello che vale in sé. In ogni caso, lui stavolta ha agito in modo altezzoso e autoreferenziale.

    • Libroguerriero ha detto:

      Già, Gianfranco. Più che altezzoso, forse ha agito in modo furbo seguendo magari un discorso di marketing (quanto mi date per 18 puntate? tanto? allora quello che potrei realizzare in 5 puntate lo allungo in 18. La gente si annoia a morte? Che me ne frega: qualcosa di simile deve aver pensato). Soprattutto adesso che ho visto tutta la serie, ho avuto la sensazione che le puntate siano state diluite all’eccesso senza un minimo di rispetto per lo spettatore.

  5. Daniel ha detto:

    Ho letto persone dire che Lynch è stato coraggioso a proporre qualcosa di completamente diverso e straniante piuttosto che quello che il pubblico si aspettava, cioè un continuo alla serie di Twin Peaks.

    E io non sono per nulla d’accordo, infatti se tu regista negli anni hai affinato una tecnica cinematografica fatta sempre di più di atmosfera che non di trama, criptica e simbolica fino al limite dell’incomprensibilità (si potrebbe fare un parallelismo con Lars Von Trier), cos’è più difficile? Continuare con quello che ti sta riuscendo quasi naturale perché totalmente nelle tue corde o rimanere coerente con un prodotto di cui ti accingi a fare un seguito e ritornare sui tuoi passi, lavorando duramente per calarti nuovamente in un modo di fare cinema che non è ti riesce più facilmente?

    Io dico che la scelta coraggiosa e il duro lavoro ci sarebbe stato se Lynch avesse abbandonato per un momento lo stile che ha sviluppato negli ultimi 25 anni per provare a ritornare ad uno stile di trama lineare, di racconti di persone e di vita quotidiana.

    E la cosa più fastidiosa è che essendo questo “Twin Peaks Stagione 3”, stride la mancanza di coerenza con il mondo di Twin Peaks. Perché se è vero che nel cinema, specialmente quello fantastico e fantascientifico, è tutto possibile è anche vero che non si può mai prescindere dalla coerenza interna di una determinata mitologia.
    Se ne parlava con il caso di The Walking Dead: è coerente nella mitologia della serie che esistano i “morti viventi”. Non è affatto coerente (e quindi che la serie sia soprannaturale non può essere usata come una scusante) che nelle prime tre puntate siano temibilissimi e sia difficile sopravvivere ad essi e nella sesta puntata improvvisamente si disfino con l’acqua e si passa attraverso un’orda indenne.

    Allo stesso modo non è coerente che quello che era Twin Peaks e la sua mitologia e realtà nel 1990 vengano improvvisamente stravolti da una realtà completamente diversa nel Twin Peaks 2017. Perché se è vero che il mondo si evolve tecnologicamente, non credo che gli universi paralleli e i portali dimensionali facciano altrettanto e allora risulta veramente poco coerente alla mitologia interna di Twin Peaks che improvvisamente nel mondo ci siano portali dimensionali nelle prese elettriche, scatole sospeso nello spazio, doppi come non ci fosse un domani… quando 25 anni non c’era traccia di essi.

    Come se in un nuovo capitolo de I Signori degli Anelli improvvisamente ci fossero fabbriche sotterranee, negozi interstellari, chakra magici e ninja che si trasformano in api assassine… senza che niente lasciasse intendere nei primi capitoli che in quel mondo ci fossero queste cose.

    E infatti ritornando a The Walking Dead, i morti viventi sono coerenti con la componente soprannaturale della mitologia della serie, ma se improvvisamente sbucassero draghi e stregoni… si avrebbe l’impressioni di elementi non coerenti aggiunti senza che ci fosse alcun indizio che quelle cose fossero presente in quella realtà.

    Ecco il nuovo Twin Peaks da proprio questa impressione: un’incredibile mancanza di coerenza nel tentativo di stupire o nella mancanza di volontà di lavorare molto più duramente per riapprociarsi ad un cinema a cui non si era più avvezzi.

    Se ad esempio un regista di stampo comico facesse 2 film negli anni 90 e poi annunciasse il terzo film della serie nel 2016 ma avesse nel frattempo dopo quei film intrapreso uno stile drammatico esistenziale, troverei molto più lodevole per quel terzo film tornasse al comico, perché è proprio quando ti cimenti con qualcosa che non conosci più che mostri bravura, piuttosto che fare del terzo film della serie un film drammatico, proponendo qualcosa che ormai gli riesce ad occhi chiusi, quasi un esercizio di stile avendo perseguito quel genere per 20 anni.

    Twin Peaks era sì bizzarro e soprannaturale, ma i suoi protagonisti erano persone piuttosto normali in un mondo normale, vivevano le loro vite coerentemente con la realtà che li circondava (a differenza dei protagonisti di Lars Von Triers che sono essi stessi simbolici, rappresentazioni archetipe più che persone)
    Ora invece si ha l’impressione di avere a che fare con personaggi non più con la loro personalità ma quasi schiavi di una realtà estraniante ma di cui loro dovrebbero non essere al corrente.
    Non sono più persone ma simboli di un qualcosa di più grande di cui improvvisamente sembrano consapevoli di far parte. E questo non è Twin Peaks.

    Twin Peaks sono persone che vanno a scuola, che litigano, che programmano gite, che si innamorano, che perdono il lavoro, che tradiscono, che studiano, che cucinano, che sopportano e che lentamente si trovano in mezzo ad una natura soprannaturale del paese in cui vivono.

    In questo Twin Peaks non c’è più il paese e le persone ma soltanto la loro funzione narrativa, i loro sguardi e le loro azioni sembrano tutte basate sulla loro consapevolezza di essere le pedine di un grande disegno multidimensionale-onirico di cui sanno di fare parte. E così lo sguardo è sempre estraniato, enigmatico.. i dialoghi innaturali e le reazioni forzatamente lente… non si comportano come persone comuni che scoprono di avere a che fare con qualcosa di strano, si comportano come persone non comuni, come pedine di una scacchiera mistico consapevoli del loro essere ingranaggi di un mondo Lynchiano fatto di portali e dimensioni spazio-temporale.

    E questo lo ripeto è profondamente incoerente non solo con quello che Twin Peaks è stato, ma anche con l’idea stessa di avere come titolo “Twin Peaks” cioè il nome di un paese che dovrebbe essere il fulcro di tutto.

    Questo prodotto avrebbe avuto un senso maggiore se fosse stato chiamato “La Loggia Nera” e avesse avuto protagonisti diversi. Ma a quel punto non parlate di coraggio, Lynch è bravo in quello che fa, talmente bravo che non c’è coraggio nel riproporre quello che ormai gli esce naturale, il coraggio sarebbe stato nel dimostrare di essere ancora in grado di lavorare con la serialità (questo è un film diviso in parti, non una serie) e con le storie umane e con i sentimenti delle persone di provincia.

    La scelta più difficile, coraggiosa e sensata sarebbe stato di far partire questa nuova stagiona a Twin Peaks, che gli strani marchingegni e le persone viste finora fossero tutte a Twin Peaks (non a Las Vegas, Oklahome, New York, che ci fosse un nuovo omicidio di un ragazzo/ragazza giovane, nuovi abitanti giovani e i vecchi abitanti alle prese con nuove stranezze che poi si riallacciassero a discorso Loggia Nera, doppleganger di Cooper e via dicendo… senza stravolgere il senso di chiamare una serie così Twin Peaks e senza rovinare la coerenza interna della mitologia della serie.

    Che ne pensate?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...