“Notti oscure” di AA.VV. (La Corte Editore)

Recensione di Claudio Guerra

La cosa che è saltata agli occhi nelle prime osservazioni che ho sentito in giro quando si è cominciato a parlare di questa antologia è il fatto che raccoglie 17 racconti di 17 autori diversi. Cosa che è pure rimarcata nella quarta di copertina.

Girando poi attorno a questo numero “infausto” e la probabile origine latina della sua fama, veniva naturale sostenere come fosse appropriato ad una raccolta di storie “nere”. Non considerando che scrivendo VIXI si confessa di aver vissuto, che è comunque una bella cosa da dire anche se non si è stati un poeta vincitore di un premio Nobel. Ma 17 sono pure le sillabe che si devono utilizzare per comporre un haiku o, rinunciando al lato poetico della questione, in Francia il 17 è il numero d’emergenza per chiamare la polizia. E questo calza al libro ancor più del marchio impresso dalla superstizione.

Non so se si è capito che appartengo alla scuola, forse poco frequentata, di coloro che ritengono il 17 un numero fortunato. Se vi capita di prendere in mano questo libro, forse non passerete proprio dalla mia parte, ma almeno vi convincerete che è un numero che può portare ottime cose.

Sono infatti ottime sia la motivazione che ha portato alla compilazione di questa raccolta sia il suo risultato finale. Nato infatti dalla collaborazione fra Thrillernord, il portale originariamente destinato a parlare del filone della letteratura gialla dell’Europa Settentrionale, e La Corte Editore, questo volume vede la luce per dare un supporto all’organizzazione senza fini di lucro “I Love Norcia”, il cui fine ultimo è il sostenere iniziative dirette a mantenere viva e vivibile la cittadina colpita dal terremoto. Parte del ricavato delle vendite e tutte le royalties degli autori saranno devolute a questa causa.  E c’è da dire che certi scrittori, quando non sono pagati, diventano veramente impagabili.

Dei 17 chiamati a dare il loro apporto, alcuni sono scrittori di scuderia, altri non lo sono e, fra questi, ce ne sono diversi che hanno collezionato premi e successi editoriali. Si butta nella mischia anche l’editore, con risultati non di poco conto. Ma andiamo con ordine:

Gli autori che già pubblicano con la casa editrice sono Antonio Lanzetta, J.P. Marshall e Matthias Graziani. Confesso di non aver mai letto nulla di loro e ho trovato questo primo assaggio non particolarmente appagante. Questo perché non amo molto i racconti che condensano una storia che, in altre mani, allungando un po’ il brodo con gli ingredienti giusti, potrebbe dare adito a qualcosa di più articolato. In particolare quello di Graziani, che brucia in poche pagine la sinossi di un romanzo che avrebbe potuto trovare spazio all’interno della gloriosa copertina nera di un Segretissimo.

Gianluca Morozzi invece ci delizia con un delitto della camera chiusa. Classico classico. Dove il primo “classico” è un indizio e il secondo è già spoiler. Ma, come in molti dei racconti dello scrittore bolognese, quello che conta è lo spirito, quello servito in forma liquida e quello del racconto stesso come evento affabulatorio.

Gianni La Corte, scrittore che si è scoperta la vocazione dell’Editore, in quella forma che per i cultori del Libro potrebbe essere assimilabile al martirio, è uno dei due soli autori che parla di terremoto. Ma non è di quello che bisognerebbe aver paura, almeno nella sua storia che fornisce anche il titolo alla raccolta.

Pierluigi Porazzi, avvocato e autore di thriller premiati e pubblicati con Marsilio, ci illustra in una storia fulminante i rischi del giornalismo d’indagine. Ma ancor più fulminante, che nella sua brevità è una vera rasoiata sull’anima, è “La manina” di Diego Lama.

Stefano Tura ci avvolge claustrofobicamente nell’uso che di un computer possa fare uno scrittore, sia come strumento per il proprio mestiere che come muro contro il mondo esterno. La dicotomia fra la realtà vera e quella che ci si può costruire utilizzando la rete è anche al centro del lavoro di Alessandra Pepino. Mentre il grande Piergiorgio Pulixi gioca con la psicologia del proprio personaggio in fuga da una terribile realtà, che avrebbe potuto e non era stato in grado di vedere, o non aveva voluto, o peggio.

Romano De Marco e Francesca Bertuzzi, altri due autori di vaglia, mettono in campo due superlative rappresentazioni di cinismo. In un racconto sullo Spirito del Natale molto poco dickensiano, lui, e su come la sensuale voce di un hot line possa agevolmente riciclarsi in quella del telefono amico in soccorso degli aspiranti suicidi, lei. Come superbamente cinica è la storia del furto perpetrato nel racconto di Diana Lama, degna sorella di Diego, dove una ragazza senza personalità decide di rubare quella della studentessa più popolare della scuola.

Fabio Mundadori ci propone una partita a scacchi di bergmaniana memoria fra poliziotta e serial killer. Giorgia Lepore, da parte sua, torna sul luogo del delitto dell’angosciante periodo delle Feste comandate con il mistero di una ragazza che si aggira per la strada completamente coperta di sangue, poco dopo Capodanno. Lorenzo Scano ci racconta di un ratto di fogna che si è fatto topo di campagna, che riceve però una visita inaspettata direttamente dal proprio passato. Infine, a chiusura del volume, il collettivo Tersite Rossi che ci propone il suo commissario stanco, amante della lettura ma avverso ai polizieschi, che si ritrova ad indagare sulla morte di tre affermati scrittori del genere che odia.

Si tratta quindi di un volume di racconti che si pone ben al disopra della media delle raccolte di genere. Complice in questo, a fianco dello spirito in cui è stato concepito e degli autori che l’hanno animato, anche la sua bella forma grafica.

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