C’erano una volta i Festival di Cinema

di Elena Araldi

Social network, giornali, tv, radio. Dal Festival di Cannes rimbomba ovunque la première delle prime due puntate di “Twin Peaks”, terza stagione, giunta sul (grande) schermo a distanza di 25 anni dalla fine della seconda serie sul piccolo schermo.

Sulle piattaforme virtuali dilaga un’isteria collettiva su spoiler e visioni.

Un’attesa, quella della terza stagione di “Twin Peaks”, che si è estesa agli scaffali delle librerie, agli eventi a tema organizzati nelle città, alla messa in onda delle prime due puntate, in contemporanea con gli Stati Uniti, su Sky Atlantic HD.

Ora, torniamo indietro di qualche mese, prendiamo il vaporetto da Venezia e approdiamo al Lido per il Festival 2016. Uno degli eventi più attesi in assoluto è stata la proiezione delle prime due puntate della nuova serie di Paolo Sorrentino “The Young Pope”.

Certo, a Venezia c’era grande attesa anche per il nuovo film di Damien Chazelle “La La Land”, pluripremiato agli Oscar, ma la serie sul papa giovane ha catalizzato comunque molta più attenzione rispetto ad alcuni film in concorso.

Viene forse da chiedersi, allora, se non sia giunto il momento di cambiare nome ai suddetti Festival di CINEMA. Perché non chiamarli Festival del Cinema e delle serie tv, per dire.

Troppo rischioso? Forse. Sì, perché forse le serie tv sono solo un fenomeno passeggero e tra qualche anno lasceranno spazio, che ne so, all’arte degli ologrammi. Allora bisognerebbe cambiare di nuovo nome e inaugurare i Festival del Cinema e dell’arte degli ologrammi.

È che, a distanza dalla kermesse cannense, conosciuta come il Festival di Cinema più importante al mondo, viene da chiedersi dove sia questo cinema. Non il cinema che si perde nelle polemiche tra Netfix sì, o Netfix no, non il cinema che fa parlare di sé attraverso l’evento del ritorno di “Twin Peaks”, ma il cinema che parla di film, di tematiche legate ai film, di contenuti e di forma, di innovazione e di grandi classici. Persino il classico gossip da red carpet sembra aver perso il suo lato glamour a favore di innovative strategie promozionali legate al mondo delle serie tv.

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