Alessandro Manzoni è pop! (e, soprattutto: non è obbligatorio)

Su pagina99 è uscito un articolo, firmato da Marco Filoni, che, riprendendo un appello lanciato da alcuni docenti e scrittori, auspica che Manzoni non sia più un testo obbligatorio. Recita infatti lo strillo:

I “Promessi sposi” sono testo obbligatorio dal 1870

In realtà non è così. “I promessi sposi”, che in precedenza si studiavano in seconda superiore, non sono più obbligatori da un pezzo. Tant’è che diversi docenti ne hanno sospeso l’adozione. Su questo articolo pesa quindi un grande errore di fondo. Paladini del divertimento letterario: informatevi prima di cominciare le vostre battaglie! I docenti non sono più vincolati agli autori, soprattutto al biennio (Linee Guida del 2010).

Che poi sia lecito, da parte di un docente, valutare di proporre altri testi alle classi, nulla da eccepire. La scelta programmatica è un momento delicatissimo per gli insegnanti, che può cambiare di anno in anno e si basa sostanzialmente sul tentativo di calibrare le possibilità reali degli allievi con le indicazioni ministeriali.

L’articolo prosegue ammiccando al lettore sulla morbosità presunta del libro che ha segnato la storia del romanzo italiano, quello che, assieme alla Commedia, ci invidiano in tutto il mondo:

«Siate sinceri: (quando pensate a Manzoni, ndr) pensate a un misto di noia e fastidio? Bene, la cosa non deve preoccuparvi. Fatti salvi gli studiosi, rientrate nella quasi totalità della popolazione italiana che, a scuola, ha letto le pagine dei Promessi sposi. Lo chiamano “effetto-Manzoni” e, secondo molti, sarebbe alla base di una successiva ripulsa verso la letteratura di molti giovani».

Possiamo essere o meno d’accordo. Io non sono d’accordo, ma non è questo il punto. Mi sembra anche un po’ presuntuoso liquidare così vent’anni di revisione, studio e dedizione che hanno dato un contributo fondamentale alla realizzazione dell’italiano che parliamo oggi.
Riepilogando: che Manzoni non debba essere obbligatorio, è giustissimo. Ma di fatto non lo è.
Che Manzoni sia noioso, beh… permettetemi un anacoluto: andiamoci cauti.Per smentire questa frase che non si basa su alcun dato scientifico (“quasi totalità della popolazione italiana “) vorrei che l’autore dell’articolo parlasse coi tanti allievi (non solo miei) entusiasti dei Promessi Sposi. Con quelli che l’hanno riletto d’estate senza che nessuno glielo abbia imposto come compito. Con alcuni amici di facebook di cui vi ripropongo qui sotto lo screenshot.

E vorrei, concludendo, che leggesse alcune testimonianze. Tra cui – curioso! – quella del grande Camilleri che, giustamente sostiene la non-obbligatorietà (siamo tutti contrari alle costrizioni, certo) ma intanto ecco cosa ricorda:

«Da ragazzo, non lo nascondo, non sopportavo l’autore de I promessi sposi. La lettura che ci veniva propinata a scuola lo rendeva odioso, noioso. Qualche anno dopo aver finito gli studi, mi capitò inopinatamente fra le mani una copia de La colonna infame. La lessi, ne rimasi incuriosito, colpito, addirittura turbato. Iniziò così la mia comprensione dell’opera manzoniana, i personaggi de I promessi sposi assunsero una dimensione diversa, non acriticamente rasserenante».

E quella di Pier Paolo Pasolini, in Descrizioni di descrizioni (1979), ha fatto fare ai personaggi un salto di ruolo, paragonandoli a carte da gioco pronte a essere mescolate e riordinate a seconda di uno schema preciso e all’insegna di norme prestabilite:

«I personaggi del Manzoni sono diventati  più ancora che quelli di Dante o dell’Ariosto  qualcosa come  i personaggi delle carte da gioco: si riconoscono per un ghirigoro codificato e fissato per sempre da regole accettate da tutti ormai involontariamente. Si parla di «Lucia», di «don Abbondio», di «fra Cristoforo», dell’«Innominato», come appunto, mescolando  disinvoltamente un mazzo di carte». 

Quanti don Abbondio conosciamo? Quanti piccoli gradassi simili a don Rodrigo, magari leoni da testiera? Manzoni è pop, ragazzi, oltre a essere attualissimo, bando alle ciance!

 

 

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4 risposte a Alessandro Manzoni è pop! (e, soprattutto: non è obbligatorio)

  1. Igor ha detto:

    Ricordo quel voluminoso e pesante parallelepipedo che era l’edizione scolastica. Ecco: le ridondanti analisi sul testo e le spaventose”dimensioni” del libro, non me lo fecero amare da adolescente.

    • Libroguerriero ha detto:

      grazie Igor, anch’io, come Camilleri e come te, non ho avuto un impatto positivissimo, da adolescente. però, non so per quale strana alchimia sono riuscita ad amarlo lo stesso, forse perché – nonostante una prof negata per insegnarlo – riconoscevo nel testo alcuni tipi umani che già vedevo in giro. (l’opportunista, il cortigiano, il vile, etc…)

  2. Mauro Conti ha detto:

    Io I Promessi sposi ho cominciato ad amarlo all’Università, a lezione da Raimondi, dopo non l’ho più dimenticato. Se hai la possibilità di ascoltare un grande interprete come il maestro bolognese, anche soltanto di esplorare le pagine de Il romanzo senza idillio, beh, allora una dimensione nuova si apre alla lettura delle testo manzoniano e di conseguenza ti domandi perché non condividere con gli studenti tutti i sensi che si aprono. Obbligare all’educazione e alla lettura del canone letterario italiano a mio avviso è un esercizio necessario alla democrazia, alla convivenza civile, poi dalle imposizioni dell’educazione ci si può sempre disvassallare, lo spirito critico serve anche a questo fine, la liberazione di sé. La solerte obbligatorietà è necessaria, dunque, soprattutto in giovane età. E’ lo stesso testo manzoniano, a mio avviso, soprattutto con l’uso dell’ironia, a mettere in discussione se stesso e a rivedere criticamente i propri presupposti con l’elenco degli…Ho imparato, ho imparato, ho imparato che si trovano alla fine dei Promessi Sposi, di un Renzo imbolsito e cartola di sé stesso.

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